ECCO COME CATALOGÒ CONTRADDIZIONI Ha sempre considerato il processo creativo come una catena di montaggio a più mani L'arte contemporanea nei confronti della realtà non si è mai posta nello stato depresso dello specchio che riproduce e induce le cose a definirsi secondo i modi prestabiliti dell' attesa. Anzi, ha sempre attivato procedure che mettono in scacco ogni certezza anticipata e sviluppano intenzionali squilibri della conoscenza. In questo senso, l'arte pratica un linguaggio parallelo a quello della scienza, esercita le armi del sospetto e del dubbio per attraversare i terri-tori della convenzione e del prestabilito. Il procedimento di fondo assume il carattere colloquiale della mentalità socratica che realizza il lavoro ed il dibattito per conoscersi, organizza i materiali in maniera esplicita per cogliere di contropiede il piano basso della realtà. L'arte contemporanea ha imparato con giusta ironia a volare basso, a tirare fili d'intensità con movimenti orizzontali, assorbiti dal bisogno della dimostrazione lampante. Ha praticato O passo di una intelligenza analitica, il passo laterale dalla poesia alla prosa, dall'istantaneità dell'illuminazione alla durata di una pratica intelligente. Alighiero Boetti (1940-1994) partecipa a questa mentalità, sviluppa l'idea di un'arte come pratica dell'intelligenza nomade. L'intelligenza consiste nell'esercizio di un' attività critica che assume l'opera come utensile di condensazione di nessi inediti, nell'ambito di dati che giacciono nell'inerzia orizzontale della normalità. Il nomadismo è il privilegio della volubilità e della variabilità, di una dislocazione fatta di spostamenti progressivi, di preferenze differenziate di materiali. Boetti ha sempre pensato all' artista come a un terminal organizzativo che progetta e poi delega l'esecuzione ad altri, allargando verso il sociale O momento di produzione materiale dell'arte. Egli pratica lucidamente l'idea della disonestà e della scissione tra progetto e fattura, considerando il processo creativo come una catena di montaggio, a cui partecipano più mani, quelle dell'artista e quelle di altri. Perché la mano destra è quella dell'esecutore che riproduce fedelmente il progetto, la sinistra è la parte maledetta, la mano mancina dell'artista che pratica la differenza e lo sbaglio: un'opera presenta l'artista che scrive con entrambe le mani contemporaneamente verso destra e verso sinistra, producendo nella scrittura una trazione strabica. Quando progetta lavori con la biro oppure gli arazzi in Afghanistan, gli aeroplani, le copertine di settimanali rifatte a mano, egli sviluppa una forma impersonale di lavoro, come pratica anonima e partecipativa che opera sul frazionamento. Il frazionamento significa frantumazione bilanciata, esecuzione che parte da un campo di concentrazione individuale, il progetto, per poi allargarsi nella divisione della produzione materiale, nella distrazione di un momento iniziale che sviluppa successivi momenti di applicazione. La pratica dello sbaglio avviene perché non esiste l'esecuzione pura, ma c'è l'introduzione al progetto di altri soggetti, seppure esecutori che esercitano inevitabilmente la variazione. Avviene specialmente perché Boetti realizza opere che sono affermazioni concrete di contraddizione, proposizioni vive che rompono lo schema logocentrico del pensiero tradizionale per introdurvi l'intensità dello sbaglio, perseguita mediante procedure estremamente materiali e controllate, la tecnica. L'intensità, propria dell'arte, è l'applicazione costante della tecnica dello sbaglio, perseguita mediante una durata sistematica e una dimostrazione lampante. La durata è direttamente proporzionale allo sviluppo del lavoro lungo un percorso lineare e materiale, dal progetto alla fattura, dall'ideatore agli anonimi esecutori dalla mano sinistra alla destra. La dimostrazione nasce e si produce mediante l'evidenza dell'affermazione visiva che diventa quasi la postilla, il commento dell'assunto iniziale: l'opera diventa la postilla del titolo. Il titolo è Classifying the thousand longest rivers in the world. Gli autori, Alighiero Boetti e Anne-marie Sauzeau Boetti. Essi hanno classificato i mille fiumi più lunghi del mondo, dal 1970 al 1973, consultando pubblica-zioni, istituti geografici di tutto il mondo. Se catalogare significa definire, introdurre un metodo razionale che, in quanto tale, non prevede contraddizioni, Alighiero Boetti, invece, ha fondato un Catalogo delle Contraddizioni che trova nella differenza la propria identità. Differenzain quanto scarto d'informazioni e introduzione di altre forze lavoro nella sua opera: un'arte collettiva come pratica diffusa della tecnica dello sbaglio. Tale socializzazione è una qualità specifica dell'opera di Boetti che assume della produzione moderna, come quella del cinema, il carattere del montaggio, del gioco delle parti e della specializzazione. Qui la specializzazione diventa possibilità di partecipazione e non solitudine alienata nella produzione, indicazione di un modello che riqualifica il senso del lavoro collettivo, artistico nel progetto dell'autore, materiale qualificabile per gli altri partecipanti. Tutte le opere di Boetti promuovono forme di comunicazione già all'interno dell'opera, durante il processo creativo, perché la creazione non risiede semplicemente nel momento verticale del progetto, ma anche in quello orizzontale della produzione che non significa riproduzione, bensì allargamento delle differenze e accesso al bisogno collettivo della creatività. A dieci anni dalla scomparsa Alighiero e Boetti, né destro e né mancino, conferma a vita il terzo braccio, quello dell'arte.