Otto preziosi reperti archeologici - dagli scavi di Ercolano e Torre del Greco - stavano per prendere il volo per Londra e ora sarebbero in Inghilterra se i funzionari doganali dell'aeroporto di Peretola non li avessero scoperti nel bagaglio a mano di una ricercatrice universitaria pratese, che è stata denunciata. Il controllo risale a un paio di mesi fa ma se n'è avuta notizia solo ieri. A finire nei guai è stata una quarantenne pratese che per lavoro si occupa di reperti archeologici. La donna si accingeva a prendere un volo per Londra quando il controllo ai raggi x del suo bagaglio a mano ha destato qualche sospetto al check in. Gli addetti alla sicurezza hanno fatto intervenire i funzionari doganali e dalla valigia sono spuntati otto frammenti di affreschi di epoca romana, particolari con motivi architettonici e floreali. Pare che la ricercatrice sia caduta dalle nuvole. Lei quei reperti forse pensava di poterli trasportare senza problemi, e invece avrebbe dovuto avere un'autorizzazione di cui invece non era in possesso. Da lì il sequestro. La Soprintendenza ha riconosciuto i frammenti come autentici. Si tratta di pezzi di affreschi prelevati dagli scavi di Ercolano e Torre del Greco. In particolare da Villa dei Papiri e Casa Sannitica a Ercolano e da Villa Soria di Torre del Greco. Se i reperti fossero stati immessi sul mercato clandestino avrebbero fruttato tra i 500 e i 1.000 euro ciascuno. Ma l'impressione dei funzionari doganali è che in questo caso non siamo di fronte a un commercio illecito di tesori di Stato. Sembra che la ricercatrice pratese fosse entrata legittimamente in possesso dei reperti e forse voleva soltanto mostrarli a un collega inglese.
PRATO. A Peretola. Studiosa fermata con gli affreschi nella valigia
Un'archeologa pratese è stata denunciata per aver nascosto otto reperti archeologici di epoca romana, tra cui affreschi provenienti dagli scavi di Ercolano e Torre del Greco, nel suo bagaglio a mano. Il controllo ai raggi x ha rivelato i reperti, che sono stati riconosciuti come autentici dalla Soprintendenza. La ricercatrice, che si occupa di reperti archeologici, sembra aver voluto mostrare i reperti a un collega inglese. I reperti avrebbero potuto fruttare tra i 500 e i 1.000 euro ciascuno se fossero stati immessi sul mercato clandestino. La donna è stata denunciata e i reperti sono stati sequestrati.
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