Ecco l'accordo Governo-Regioni del 31 marzo 2009 sul rilancio dell'edilizia: VISTO l'articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003 n. 131, che prevede una possibilità per il Governo di promuovere la stipula di intese in Conferenza Unificata dirette, tra l'altro, a favorire l'armonizzazione delle rispettive legislazioni o il conseguimento di obiettivi comuni; RILEVATA l'esigenza, da parte del Governo, delle Regioni e degli Enti locali di individuare misure che contrastino la crisi economica in materie di legislazione concorrente con le Regioni, quale quella relativa al governo del territorio; VISTO l'accordo delle Regioni e degli Enti Locali in ordine alle esigenze di fronteggiare la crisi mediante un riavvio dell'attività edilizia favorendo altresì lavori di modifica del patrimonio edilizio esistente nonché prevedendo forme di semplificazione dei relativi adempimenti secondo modalità utili ad esplicare effetti in tempi brevi nell'ambito della garanzia del governo del territorio; RILEVATA l'esigenza di predisporre misure legislative coordinate tra Stato e Regioni nell'ambito delle rispettive competenze; Governo, Regioni ed Enti Locali convengono la seguente intesa: Per favorite iniziative volte al rilancio dell'economia, rispondere anche ai bisogni abitativi delle famiglie e per introdurre incisive misure di semplificazione procedurali dell'attività edilizia, lo Stato, le Regioni e le Autonomie Locali definiscono il seguente accordo. Le Regioni si impegnano ad approvare entro e non oltre 90 giorni proprie leggi ispirate preferibilmente ai seguenti obiettivi: a) regolamentare interventi - che possono realizzarsi attraverso pianiprogrammi definiti tra Regioni e Comuni - al fine di migliorare anche la qualità architettonica eo energetica degli edifici entro il limite del 20 della volumetria esistente di edifici residenziali uni-bi familiari o comunque di volumetria non superiore ai 1000 metri cubi, per un incremento complessivo massimo di 200 metri cubi, fatte salve diverse determinazioni regionali che possono promuovere ulteriori forme di incentivazione volumetrica; b) disciplinare interventi straordinari di demolizione e ricostruzione con ampliamento per edifici a destinazione residenziale entro il limite del 35 della volumetria esistente, con finalità di miglioramento della qualità architettonica, dell'efficienza energetica ed utilizzo di fonti energetiche rinnovabili e secondo criteri di sostenibilità ambientale, ferma restando l'autonomia legislativa regionale in riferimento ad altre tipologie di intervento; c) introdurre forme semplificate e celeri per l'attuazione degli interventi edilizi di cui alla lettera a) e b) in coerenza con i principi della legislazione urbanistica ed edilizia e della pianificazione comunale. Tali interventi edilizi non possono riferirsi ad edifici abusivi o nei centri storici o in aree di inedificabilità assoluta. Le leggi regionali possono individuare gli ambiti nei quali gli interventi di cui alle lettere a) e b) sono esclusi o limitati, con particolare riferimento ai beni culturali e alle aree di pregio ambientale e paesaggistico, nonché gli ambiti nei quali i medesimi interventi sono favoriti con opportune incentivazioni e premialità finalizzate alla riqualificazione di aree urbane degradate. La disciplina introdotta dalle suddette 1eggi regionali avrà validità temporalmente definita, comunque non superiore a 18 mesi dalla loro entrata in vigore, salvo diverse determinazioni delle singole Regioni. In caso di mancata approvazione delle leggi regionali nel termine stabilito, il Governo e il Presidente della Giunta regionale interessata, congiuntamente, determinano le modalità procedurali idonee ad attuare compiutamente l'accordo, anche ai sensi dell'art. 8, comma 1, della legge n. 1312003. Entro dieci giorni dalla sottoscrizione del presente Accordo, il Governo emanerà un decreto-legge i cui contenuti, saranno concordati con le Regioni e il sistema delle autonomie con l'obiettivo precipuo di semplificare alcune procedure di competenza esclusiva della Stato, al fine di rendere più rapida ed efficace l'azione amministrativa di disciplina dell'attività edilizia. Il Governo e le Regioni ribadiscono la necessita assoluta del pieno rispetto della vigente disciplina in materia di rapporto di lavoro, anche per gli aspetti previdenziali e assistenziali e di sicurezza nei cantieri e la necessità di mettere a punto una procedura che garantisca trasparenza come, per esempio, quella utilizzata per lo sgravio Irpef del 36. Il Governo si impegna, inoltre, confermando integralmente gli impegni assunti con l'Accordo sottoscritto con le Regioni in merito al sostegno dell'edilizia residenziale pubblica, ad avviare congiuntamente con le Regioni e le autonomie locali uno studio di fattibilità per un nuovo piano casa che individui, in aggiunta alle risorse dell'Accordo sopra indicato, e compatibilmente con le condizioni di finanza pubblica, risorse pubbliche e private per soddisfare il fabbisogno abitativo delle famiglie o particolari categorie, che si trovano nella condizione di più alto disagio sociale e che hanno difficoltà ad accedere al libero mercato della locazione. Viene fatta salva ogni prerogativa costituzionale delle Regioni a statuto speciale e delle province autonome. 31032009 23.50.35 allegato Edilizia: linee generali di intervento in Emilia-Romagna Edilizia: linee generali di intervento in Emilia-Romagna Muzzarelli: rispetteremo il territorio (regioni.it) Dopo l'accordo con il Governo sul rilancio dell'edilizia rispetteremo innanzitutto i beni culturali e l'ambiente. Lo ha sottolineato Gian Carlo Muzzarelli, assessore della Regione Emilia-Romagna alla programmazione e sviluppo territoriale, presentando le linee generali di intervento:"In Emilia-Romagna rispetteremo il territorio, i beni storico-culturali e l'ambiente. Centrale negli interventi edilizi l'elevata qualita' architettonica, l' utilizzo di fonti di energia rinnovabili nonche' materiali e impianti rispondenti a criteri di sostenibilita' ambientale". Si prevedono così interventi straordinari di qualificazione e recupero funzionale dei tessuti urbani di non elevata qualita' edilizia, individuate dai Comuni secondo le indicazioni generali della Regione: quindi elevata qualita' architettonica che utilizzi fonti di energia rinnovabili, nonche' materiali e impianti rispondenti a criteri di sostenibilita' ambientale. Gli interventi potranno essere inseriti in progetti di riqualificazione dei quartieri per trasformarli in luoghi piu' vivibili, che offrano ai cittadini servizi e infrastrutture adeguate e ambienti di vita piu' sani e sicuri. In particolare saranno regolamentati interventi di ampliamento - anche attraverso pianiprogrammi definiti tra Regioni e Comuni - per migliorare la qualita' architettonica eo energetica degli edifici entro il limite del 20 della volumetria esistente di edifici residenziali mono e bifamiliari o comunque palazzi di volumetria non superiore ai 1.000 metri cubi, con un limite massimo dell'incremento volumetrico complessivo pari a 200 metri cubi. Inoltre, saranno disciplinati interventi straordinari di demolizione e ricostruzione con ampliamento di edifici residenziali entro il limite del 35 della volumetria esistente, anche in questo caso con l'utilizzo delle migliori tecnologie per avere qualita' architettonica ed ecologica degli interventi. Gli ampliamenti potranno riguardare solo edifici a destinazione residenziale e edifici non abusivi. In Emilia-Romagna e' stimato che gli edifici residenziali mono e bifamiliari superino il mezzo milione (su un totale di quasi 900 mila immobili), mentre complessivamente gli appartamenti sono oltre due milioni. Di questi appartamenti uno su quattro ha una superficie tra 80 e 100 mq (il 21 e' tra i 60 e 80 mq e 16 tra 100 e 120 mq) e oltre 625 appartamenti hanno quattro stanze. "Per quanto riguarda modalita' e tempi di questi interventi - ha aggiunto Muzzarelli - la Regione, con l' apertura di un ampio confronto con l'Assemblea legislativa, le amministrazioni locali e con le forze economico sociali regionali, tradurra' l'accordo nel modo migliore per rispondere agli interessi collettivi della societa' regionale". Sono gia' al vaglio dell'apposita Commissione assembleare proposte per il miglioramento delle proprie norme urbanistiche ed edilizie per ottenere una maggiore semplificazione del rilascio dei permessi di costruzione e di approvazione dei piani urbanistici (Psc, Poc e Rue). Si tratta proprio di una revisione della legislazione regionale vigente (leggi 202000 e 312001), anche alla luce dell'esperienza applicativa fin qui condotta, e diretta a ridurre i tempi di elaborazione dei piani, a semplificare i contenuti degli elaborati tecnici, a definire il ruolo dei diversi livelli istituzionali (Regione, Province e Comuni) per evitare duplicazioni e sovrapposizioni ma anche per avere tempi piu' celeri per l'avvio dei lavori. La Regione, inoltre, ha chiesto al Governo di realizzare un vero proprio Piano casa per rispondere alle esigenze di chi una casa non ha, predisponendo programmi di incremento dell'edilizia residenziale sociale. In Emilia-Romagna, infatti, sono circa 30.000 le famiglie in lista d'attesa per ricevere un alloggio pubblico, mentre nel 2008 sono state ammesse a ricevere un contribuito a sostegno dell'affitto oltre 52.000 famiglie. "Obiettivo prioritario della Regione, al fine di assicurare la coesione sociale, rimane - ha concluso Muzzarelli - quello di aprire un immediato confronto con gli enti locali ed il Governo, per individuare le modalita' piu' celeri ed efficaci per rispondere alle esigenze abitative di chi la casa non la possiede e non riesce a rivolgersi al mercato dell'affitto". (red02.04.09) Colozzi: favorire accesso alla locazione con la Cassa Depositi e Prestiti Conferenza stampa del primo aprile Colozzi: favorire accesso alla locazione con la Cassa Depositi e Prestiti Toscana e Piemonte su programmi casa (regioni.it) Il Piano Casa frutto dell'accordo Governo - Regioni approda subito in Consiglio regionale della Toscana. Mercoledi' 8 aprile l'assessore regionale al Territorio e alle Infrastrutture, Riccardo Conti, informera' i consiglieri su come la Giunta intende procedere in fase di applicazione dei principi previsti nel decreto di semplificazione che il Consiglio dei ministri approvera' la prossima settimana. Il piano per il rilancio dell'edilizia prevede tempi molto stretti di applicazione: le Regioni lo dovranno recepire entro 90 giorni, dunque entro giugno. La Regione Piemonte risponde in un convegno presentando il secondo biennio del "Programma casa" che portera', entro il 2012, 10.000 nuovi alloggi per le fasce deboli con uno stanziamento di 748 milioni di euro. Il primo biennio si e' chiuso nel 2008 assegnando finanziamenti, in totale 306 milioni, per realizzare 5.444 alloggi (destinati a famiglie, anziani, giovani, con particolare attenzione alle fasce piu' deboli di popolazione). Il secondo programma i cui bandi partono domani, portera' alla costruzione di 3.300 nuove abitazioni. Questo a fronte di un fabbisogno regionale di 40.000 abitazioni per dare un tetto a chi non ce l'ha o lo sta perdendo. "Con questo piano promosso negli anni scorsi e ora in pieno svolgimento - ha detto l'assessore regionale, Sergio Conti, la Regione cerca di dare un aiuto concreto ad uno dei problemi piu' seri che ha l'intero paese. Il primo biennio e' andato molto bene, 619 alloggi sono gia' abitati, ora andiamo avanti. Sono tutti alloggi in affitto per fare fronte ad una cronica mancanza di case in locazione e a prezzi che i piu' deboli possono sopportare". Infine Romano Colozzi, coordinatore della Commissione affari finanziari della Conferenza delle Regioni, ha lanciato la proposta di investire nella programmazione di una serie di interventi per favorire l'accesso alla locazione di giovani coppie o famigle in difficolta' economica "e' la nostra prossima sfida". Un impegno che "non mettera' a rischio i conti pubblici, basterebbe ad esempio coinvolgere la Cassa Depositi e Prestiti". Lo ha spiegatoColozzi, l'assessore al Bilancio della Regione Lombardia, nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi al termine dell"Unificata' del primo aprile. Colozzi ha sottolineato infatti che sono tre i pilastri sui quali bisogna lavorare: il primo riguarda l' edilizia pubblica, il secondo l'iniziativa dei privati sulla propria abitazione ed il terzo, appunto, quello che riguarda le categorie che non possono sostenere il mercato abitatizioni". 1 aprile: conferenza stampa palazzo chigi: http:www.governo.itGovernoInformaMultimediadettaglio.asp?d43115 Visualizza il filmato con Windows Media Player Visualizza il filmato con Real Player Visualizza il filmato con Quick Time (red02.04.09) Veneto: piano vendita alloggi edilizia residenziale pubblica Veneto: piano vendita alloggi edilizia residenziale pubblica Marangon: pieno rispetto disciplina in materia di rapporto di lavoro (regioni.it) Il Veneto dopo aver varato il "piano casa" come prima Regione, in anticipo sul provvedimento del Governo nazionale, si accinge adesso a votare per primo un "piano vendita degli alloggi di edilizia residenziale pubblica" trasformando gli attuali inquilini delle Agenzie territoriali per l'edilizia residenziale (Ater) in proprietari. I dettagli dell'iniziativa saranno illustrati domani (venerdi' 3 aprile, alle ore 12.30, a Palazzo Balbi a Venezia), dal presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan. Sara' presente all'incontro con i direttori degli Ater delle sette province il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta. La possibilita' prevista dall'intesa tra Regioni e Governo di incrementare del 20 il proprio patrimonio immobiliare e' "pensata per le famiglie":. Lo ha sottolineato l'assessore per le politiche del territorio della Regione Veneto Renzo Marangon. "Facciamo leva soprattutto sull'economia familiare - ha spiegato Marangon - offriamo alternative al conto corrente in banca: magari il piccolo proprietario ha paura di affrontare la borsa, e che fa? Compra una macchina nuova?". L'assessore si e' quindi rivolto "alle famiglie del Veneto: invece di pensare ad investimenti alternativi, nel preoccuparsi del giusto bilancio familiare e dei risparmi - ha detto - li investanoi nel loro patrimonio immobiliare". Riferendosi alla legge regionale veneta - che andra' all'esame dell'assemblea consiliare e che ha costituito il modello dell'iniziativa della Conferenza delle Regioni - Marangon ha detto di prevedere che le possibilita' di ampliamento riguarderanno anche condomini e capannoni. "Il fatto che le intuizioni venete siano state riconosciute positive da tutte le regioni d'Italia ci inorgoglisce e ci mette nelle condizioni di poter far presto. Speriamo che il consiglio regionale del Veneto approvi la legge con rapida necessita' ed efficienza: riteniamo che sia una boccata d'ossigeno per la nostra economia". Per l'assessore veneto alle politiche del territorio Marangon gli "antidoti" alle possibili distorsioni nel settore dell'edilizia (dal lavoro sommerso alle infiltrazioni illegali) sono ora contenuti nell'intesa sulla casa Regioni-Governo. "Governo e Regioni - ha detto Marangon citando l'intesa - ribadiscono la necessita' assoluta del pieno rispetto della disciplina in materia di rapporto di lavoro, anche per gli aspetti previdenziali e assistenziali e di sicurezza nei cantieri". Ugualmente, condividono la convinzione che sia necessario "mettere a punto una procedura che garantisca trasparenza come, per esempio, quella utilizzata per lo sgravio Irpef del 36". ' "Noi vorremmo dare possibilita' di ampliamento anche a coloro che vivono nei centri storici. Ovviamente l'ultima parola e' alla Sovrintendeza e alle amministrazioni comunali, e se sono beni tutelati ovviamente non se ne parla". Cosi' l'assessore Marangon:"Ma i centri storici - ha aggiunto - sono una piccola fetta, un francobollo, della potenzialita' che per i 4 mln e 800 e passa veneti viene data per poter incrementare il 20 e abbattere e ricostruire. Piu' che pensare al centro storico, pensiamo alla nostra campagna, dove moltissimi hanno l'esigenza della stanza in piu' e potranno in questo caso , se la legge verra' approvata, soddisfarlo". Il massimo e' il 20 del volume, ha ricordato, e il 30-35 della superfice se si abbatte e si ricostruisce con criteri di risparmio energetico: "ovviamente, se si abbatte e si ricostruisce ci vuole il permesso di costruire e quindi un intervento dal punto di vista urbanistico che ha tutte le caratteristiche della norma e che viene dato dall'amministrazione comunale, che ha il potere di escludere particolari aree di pregio". Con quelle percentuali, ha sottolineato, "c'e' la possibilita' di rinnovare molto e di venir incontro ad esigenze pratiche che saranno per l'economia un volano considerevole". (red02.04.09) Marrazzo: ampliamento cubatura potrà riguardare circa 10mila immobili Marrazzo: ampliamento cubatura potrà riguardare circa 10mila immobili (regioni.it) "Abbiamo fatto uno studio - afferma il presidente della Regione Lazio,Piero Marrazzo - e prevediamo che gli interventi di ampliamento della cubatura potranno riguardare circa 10 mila immobili nel Lazio, per un valore complessivo che va dai 3 ai 5 miliardi di euro". Secondo Marrazzo "con questo accordo tra governo e Regioni riusciamo a introdurre nella crisi economica un elemento che guarda al futuro. Dare il via all'abbattimento e alla ricostruzione con tecniche di bioedilizia o con l'uso di nuovi fonti di energia, infatti, potrebbe essere una 'rivoluzione' imprenditoriale e della qualita' della vita". "Nel Lazio il vero piano casa riguardera' la politica degli affitti, l'housing sociale e il sostegno a chi non riesce a pagare il mutuo per la prima casa. Ricordiamoci che l'85 per cento dei cittadini italiani vive in condominio". "L'intervento previsto dal governo, inoltre, deve correre parallelamente alla ripresa dei lavori pubblici, ad esempio nell'edilizia scolastica, per la quale recentemente abbiamo stanziato 250 milioni di euro, o nell'edilizia sanitaria, per la quale abbiamo destinato 450 milioni di euro". Alla domanda su come si dovrebbe comportare il governo nei confronti delle Regioni che non hanno a disposizione i fondi che ha il Lazio, Marrazzo sottolinea che "e' necessario che il governo stanzi piu' fondi di quelli previsti nel patto per il piano casa". (red02.04.09) Edilizia: Cappellacci e Lombardo Edilizia: Cappellacci e Lombardo Nessuna colata di cemento sulle coste (regioni.it) Il G8 sarà un'occasione di rilancio anche per la Sardegna. Lo afferma il presidente della Regione, Ugo Cappellacci. Il G8 di luglio sarà un'occasione unica per la Sardegna, "sara' una vetrina straordinaria con partecipanti straordinari e saremo in grado di gestire la sicurezza": ha affermato il presidente della Regione Sardegna, che ha parlato anche delle sofferenze della sua terra: "in Sardegna ci sono oltre 170 mila disoccupati effettivi, piu' del doppio dei dati Istat". Non cementificheremo le coste. Il piano per il rilancio dell'edilizia non si tradurrà per la Sardegna in una colata di cemento sulle coste. Timori che Cappellacci ha voluto fugare: "Non vogliamo scaricare cemento sulle coste", ha assicurato. In Sardegna il territorio "e' una risorsa straordinaria, non vogliamo disperderla ne' dissiparla", ha sottolineato Cappellacci. Non c'e' "nessun atteggiamento filo-cementificatore da parte nostra - ha aggiunto -. Ma siamo convinti che l'ambiente possa essere rispettato con l'intervento dell'uomo e con uno sviluppo sostenibile. La miglior tutela dell'ambiente si ottiene proprio con l'intervento dell'uomo". Cappellacci ha pero' difeso gli obiettivi di fondo del piano casa messo a punto dal governo, anche guardando alle esigenze specifiche del territorio da lui amministrato. "La Sardegna - ha ricordato Cappellacci - e' una delle Regioni che ha competenza primaria in materia urbanistica e l'edilizia e' un settore che tiene in vita un sistema", che da' ossigeno all'economia. In questo senso, il piano casa e' anche un "vettore di coesione sociale". "Non vedo per la Sicilia la necessita' di una grande edificazione aggiuntiva. Penso che il piano casa debba essere soprattutto un'occasione per riqualificare, restaurare e ripulire". Lo ha dichiarato il Presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo in un'intervista al 'Corriere della Sera' sottolinendo che la Sicilia, poiche' a statuto speciale, "ha la competenza esclusiva in materia". "Abbiamo intere aree della regione - ha spiegato Lombardo - devastate dall'abusivismo. E' evidente che in situazioni di quel genere neppure e' pensabile un aumento delle cubature". Lombardo ha infine lanciato un messaggio al Governo sulla necessita' di sbloccare i fondi: "E' indispensabile che lo Stato faccia la propria parte. Per esempio perche' lo scorso 6 marzo il Cipe non ha dato il via libera agli oltre 4 miliardi di fondi per le aree sottoutilizzate (Fas)?". (red02.04.09)