Nel lontano 1952 Giovanni Guareschi, padre di don Camillo e Peppone, promosse su «Candido » una campagna tagliente contro l'invasione dei cartelloni pubblicitari. «Visitate l'Italia, è qui dietro», assicurava, in una vignetta, la povera guida ai turisti stranieri. Già nel 1922 se ne lamentava Benedetto Croce che stava varando la prima legge nazionale sulle bellezze naturali. Problema annoso. Ricordo, pochi anni or sono, la delusione di un gruppo di turisti di fronte a ben tre palazzi di piazza Navona contemporaneamente nascosti da eclatanti réclames. Ora si sostiene che il ricavato dei teloni pubblicitari che occulteranno fontane, chiese e palazzi storici consentiranno restauri «a costo zero, se non con un guadagno». Lo si vedrà alla fine dell'operazione. Ciò che preoccupa non poco è l'allungamento dei tempi al di là di quelli necessari al restauro. Fenomeno già in atto, in violazione del regolamento sancito da Comune e Soprintendenze. Con numerose proteste levatesi, se ben ricordo, proprio per la fontana che fronteggia Sant'Andrea della Valle (dalla facciata ormai nera di smog) nascosta per anni e che ora si torna a restaurare, insieme ad altre diciassette consorelle. Segnate dall' inquinamento? Ma se non si riduce di molto il traffico, il nuovo lifting sarà tanto costoso quanto inutile. Ecco un problema centrale. Un emendamento ha eliminato la pubblicità «a pellicola» sul manto stradale. Si calcola infatti che, già oggi, l'eccessivo infittimento dei maxi-cartelloni stradali provochi il 13,6 di incidenti mortali distraendo i conducenti. Non pochi cartelloni, a Roma e altrove, sono poi illegali, cioè collocati in modo diverso rispetto alla richiesta presentata. Sarebbe grave se la loro rimozione venisse rinviata a dopo l'approvazione di un piano di riordino dai tempi lunghi. Il momento per le casse dei Comuni è fra i peggiori, ma, se si «oscurano» troppi monumenti e panorami della città storica, si delude il turista colto e abbiente. Quello appunto che sta mancando a Roma. Vale la pena di scontentarne altri?