ROMA Dietro l'insistita pretesa di quanti invocano misure «comunque» contro la crisi, si possono nascondere «molte insidie» per i beni culturali dell'Italia. E' una preoccupazione che Giorgio Napolitano ha reso esplicita ieri, durante un'udienza al Quirinale dedicata alla Fondazione Napoli 99. «Viviamo di nuovo una stagione non semplice» dice il presidente della Repubblica. «C'è una crisi economica e occupazionale che sollecita iniziative volte a favorire una ripresa 'comunque' delle attività della produzione e dell'occupazione. Ma in quel 'comunque' si celano anche molte insidie non trascurabili per la salvaguardia del nostro patrimonio culturale, artistico e paesaggistico... valori che la Carta costituzionale tutela e di cui impone il rispetto». Pronunciate a poche ore dall'accordo tra governo e Regioni sul piano casa, queste parole suonano come un secco memorandum sul futuro. Un invito a Palazzo Chigi, affinché il provvedimento in corso di perfezionamento finale sotto la forma del decreto legge sia calibrato in modo da non consentire abusi e sfregi delle nostre risorse storico-monumentali. Un punto cruciale, per lui, e lo dimostra l'attenzione che ha suggerito ai propri consiglieri tecnici e giuridici nelle settimane scorse, quando la misura voluta dal premier Berlusconi era ancora solo alle prime bozze. Napolitano raccomandò allora alcuni ritocchi e, in particolare, un chiarimento sulle diverse competenze dello Stato e delle Regioni, titolari di poteri molto precisi in materia. Chiarimento che è poi venuto (e questa è una vittoria anche del Colle), ma che evidentemente per il capo dello Stato ancora non dissipa i rischi di una deregulation edilizia. Insomma: neppure la gravità della crisi può giustificare provvedimenti che vadano contro ciò che la Costituzione (e il buonsenso) difendono.