ADRIA Museo archeologico nazionale di Adria, ancora novità dopo l'inaugurazione della sezione romana di sabato scorso. Allo studio una proposta che prevede l'abbattimento della vecchia torre dell'acquedotto di proprietà del Comune, all'interno del parco del museo per creare una nuova struttura museale polifunzionale. Intanto ai margini dell'inaugurazione, Antonio Finotti, presidente di Fondazione Cariparo, che ha contribuito economicamente alla realizzazione della nuova ala parla dei prossimi finanziamenti al territorio: si continua a lavorare per il futuro; tra gli obiettivi comunicazioni e giovani. I soldi a disposizione per il 2009 saranno settanta milioni di euro da dividere tra Padova e Rovigo. A parlare è Simonetta Bonomi, direttrice del Museo archeologico: «Il percorso di rinnovamento si può dire solo in parte finito. Dopo il successo della mostra Balkani, che ha attirato 60mila visitatori, abbiamo ricevuto già due proposte interessanti per organizzare mostre. Ora con la nuova sezione lo spazio espositivo all'interno è occupato, ma l'idea di abbattere il vecchio acquedotto in disuso nel parco del museo e creare una nuova struttura potrebbe valorizzare ancor più la nostra offerta al pubblico. Con questa si potrebbe avere un nuovo spazio per le mostre temporanee, con una sala conferenze e un laboratorio didattico. Siamo intenzionati a chiedere un finanziamento». E Finotti, sabato, ha commentato: «È nostro dovere salvaguardare tutto quello contenuto in questo museo. Ma non basta: bisogna mettere le persone nelle condizioni di conoscere questi territori. Con una dovuta attività di comunicazione si può portare ospiti qui ad Adria, soprattutto giovani, ma c'è bisogno di capacità economica. La Fondazione Cariparo continua a lavorare e non mancherà di portare il suo contributo anche nel futuro. La cifra dei finanziamenti a disposizione per il 2009 è pari a 70 miloni di euro, in un quadro di programmazione triennale 2007-2009 di 200 milioni di euro. Non c'è una ripartizione precostituita ma pesa comunque la diversità demografica delle due province».