Il primo fautore della metamorfosi del Vasariano è l'ex soprintendente Antonio Paolucci, che nel periodo in cui era in carica a Firenze, promosse un ritorno alle origini del camminamento, appoggiando insieme ad una commissione appositamente incaricata, l'eventualità di questo progetto. «Il sistema museale fiorentino spiega Paolucci al Corriere Fiorentino - respira con due polmoni. Uno sistemato di qua e uno di là dall'Arno. Da una parte ci sono gli Uffizi e l'Accademia e San Marco, dall'altra la reggia. E i granduchi, che l'avevano capito, per collegare questi due polmoni realizzarono un Corridoio coperto. Ecco, io vorrei semplicemente ripristinare questo percorso». E adesso che mancano pochi giorni dall'annuncio dell'adeguamento funzionale, la domanda viene spontanea: cosa ne sarà del Corridoio? Paolucci, che compare nella lista degli invitati alla presentazione del 6 aprile, spiega chiaramente la sua posizione. «Dove andrebbero gli autoritratti se venissero tolti? Molto semplice. Non stiamo facendo i Grandi Uffizi? A qualcosa dovranno pur servire, si troverà una collocazione alternativa». Ma è evidente che gli Uffizi non dispongono di un ambiente grande abbastanza per contenere tutti gli autoritratti e la cosiddetta «Camera dei Pittori », dove era conservata la collezione al suo stato embrionale, quando fu iniziata dal cardinale Leopoldo de' Medici nel Seicento, non è sufficientemente spaziosa. Il timone degli studiosi è che molte delle opere finiscano nei depositi. «La collezione non è comunque completa - ha obiettato Paolucci attualmente nel Corridoio ne è esposta solo una parte ». Altra questione è quella riguardante la sicurezza e la sorveglianza, che diventerebbe indispensabile anche in un periodo come quello attuale, in cui la carenza di personale specializzato (e di fondi per pagarlo) è sotto gli occhi di tutti. «Ipotizzando un'adeguata fornitura di personale il percorso sarebbe perfetto. I visitatori partirebbero dal Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, attraverserebbero gli Uffizi, si dirigerebbero verso Palazzo Pitti e poi via nel giardino di Boboli e su fino al Forte Belvedere. E da lì riuscirebbero ad ammirare il capolavoro vero, la sintesi per eccellenza, ovvero la città, distesa davanti a loro».
FIRENZE - Sì, usiamo gli spazi dei Nuovi Uffizi
Antonio Paolucci, ex soprintendente di Firenze, ha promosso la ripristinazione del Corridoio coperto che collega gli Uffizi e Palazzo Pitti. Secondo Paolucci, il Corridoio sarebbe perfetto se fosse possibile garantire la sicurezza e la sorveglianza. I visitatori potrebbero partire dal Salone dei Cinquecento, attraversare gli Uffizi, raggiungere Palazzo Pitti, il giardino di Boboli e il Forte Belvedere. Paolucci ha spiegato che gli autoritratti potrebbero essere trasferiti in un ambiente alternativo, come gli Uffizi, che non hanno spazio sufficiente per contenere tutta la collezione. La collezione non è completa e molte opere potrebbero finire nei depositi.
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