Togliere gli autoritratti per fare di tutta la città un museo o lasciarli dove sono e come noi li abbiamo sempre visti? Autoritratti sì, autoritratti no. Un tourbillon di pareri contrapposti fanno da sottofondo alla conferenza stampa con il ministro per i beni culturali Sandro Bondi, che il 6 aprile sarà in città per presentare la partnership pubblico-privato per l'adeguamento impiantistico e funzionale del Corridoio Vasariano. All'incontro, parteciperanno, tra gli altri, la soprintendente Paola Grifoni, il direttore generale del ministero per i beni culturali Roberto Cecchi, il direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci, la soprintendente del Polo Museale Cristina Acidini e Nicola Misurarca, presidente della Sercom, l'azienda che si occupa di cartellonistica pubblicitaria e che provvederà a reperire 5 milioni di euro da privati, necessari per l'adeguamento. Ma l'elemento di maggiore discussione è proprio la trasformazione, tra l'altro prevista nel progetto dei Nuovi Uffizi, del Corridoio, da vetrina della ricchissima collezione di autoritratti a semplice camminamento. Meglio lasciare tutto com'è o liberare dei suoi gioielli l'antico percorso dei Medici e godere da lì delle straordinarie vedute di Firenze? La lettera Ma non diventerà mai un austero camminamento Carissima Wanda, ti ho letto con piacere anche perché quello che scrivi, come sempre, ha il merito di cogliere l'essenziale e di portare in profondità la riflessione. Vorrei risponderti che la trasformazione del Corridoio Vasariano (senza gli autoritratti) non è una «sterilizzazione» né lo farebbe diventare un «austero camminamento». Ogni cambiamento, come questo di modificare il Corridoio secondo le conclusioni della Commissione nazionale sui Nuovi Uffizi, è inevitabilmente sempre difficile da accettare ed è comprensibile invece che «tutti» si aspettino di rivedere il Corridoio, né più né meno, come lo conoscono. Intanto non verrebbe «spogliato» perché potrebbero tornare ad arricchirlo alcune raccolte di opere lì presenti in origine. Il significato della collezione degli autoritratti e se vogliamo la sua valorizzazione, si ritrovano rifacendosi alla storia museografica, riproponendo l'originaria immagine d'insieme e non allineando i ritratti, come tanti scolaretti, lungo le pareti del vasariano (intervento che risale alla seconda metà del '900). Spostando gli autoritratti, come a suo tempo stabilito, non solo si ripristinerebbe il luogo originario della collezione in uno spazio architettonicamente e spazialmente molto simile all'originario ma si ripristinerebbe - è questo e ciò che davvero conta al di là di aspetti pratici secondari e risolvibili - il significato di questa città museo, dove non ci sono singoli musei (concetto che pertiene ai centri urbani moderni) ma un tessuto urbanistico continuo di cui il Corridoio è uno dei gangli principali. Antonio Godoli Architetto alla Galleria degli Uffizi a lettera di Antonio Godoli allude, con la correttezza propria del personaggio, ai motivi che hanno indotto i progettisti dei Nuovi Uffizi a prevedere la trasformazione del Vasariano. Ma la discussione, non può prescindere né dalla compòsita storia del Corridoio, né dai pareri che possono essere dati da coloro che conoscono l'importanza culturale, sociale ed economica di un'immagine consacrata dal successo. Riassumiamo. Nei suoi primi duecento anni il Corridoio fu visto cone asse attrezzato, utile ai familiari Medici piuttosto malazzati e ai funzionari lorenesi poco scattanti. È un dato di fatto che nel 1608 si cominciò ad esporre qui grandi monocromi e che nell'Inventario compilato nel 1784 da Giuseppe Pelli Bencivenni sono ricordati decine e decine di quadri. A partire dal cavalcavia su via della Ninna, sul tratto che traversa l'Arno, una quarantina di ritratti di Casa Medici, va, già allora, a sposarsi con ritratti di personaggi illustri, dallo zar Pietro all'Imperatore della Cina. Il Corridoio, fornito di panche e altri attrezzi utili, viene ceduto dai Savoia nel 1866. Un po' è passaggio, un po' è sala di esposizione. Volta a volta ci appaiono serie famose di ritratti, disegni che potremmo elencare nei particolari, ma dobbiamo correre alla ricostruzione del dopoguerra che vide nel 1952 il direttore degli Uffizi, Roberto Salvini, predisporre l'esposizione di 175 autoritratti della famosa collezione del cardinale Leopoldo, con la quale si identifica da tempo il Vasariano. Dal 1952, il Corridoio copre con successo il ruolo di unica raccolta di autoritratti del mondo. L'alluvione provocò disastri e restauri curati da Nello Bemporad - tra l'altro il recupero della finestrella sulla Chiesa di santa Felicita - e all'allestimento «attuale», secondo criteri che Luciano Berti, allora soprintendente, chiarì sia dal punto di vista artistico, sia per la necessità di dare giusto risalto a opere uniche. Ha importanza ricordare che il vago progetto di «risistemazione » degli autoritratti dopo lo svuotamento del Corridoio prevede file sovrapposte in una sala rettangolare, ragione per la quale qualcuno (Guttuso? Raffaello?) potrebbe essere individuato solo con un binocolo? Sembra alla cronista che la discussione non debba essere chiusa con un diktat, propro ora che la generosità di privati apre la strada a nuovi richiami di Firenze. Dobbiamo tutti riflettere, se non altro per omaggio alla cara memoria di Caterina Caneva che al Corridoio, come del resto a tutti gli Uffizi, dedicò anni di indiscutibili studi. Wanda Lattes
FIRENZE - Tutti appesi al Corridoio
Il Corridoio Vasariano, un percorso storico e culturale di Firenze, è oggetto di discussione sulla sua trasformazione. Alcuni sostengono che gli autoritratti dovrebbero essere rimossi per creare un museo, mentre altri ritengono che dovrebbero rimanere dove sono. Il ministro per i beni culturali Sandro Bondi ha annunciato una partnership pubblico-privata per l'adeguamento impiantistico e funzionale del Corridoio. La trasformazione prevede la rimozione degli autoritratti per creare un camminamento più semplice, ma alcuni sostengono che questo sarebbe una perdita storica e culturale. Altri sostengono che gli autoritratti dovrebbero essere rimossi per creare spazio per altre opere d'arte.
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