Accordo chiuso sul piano casa, che ora è una realtà. Governo e Regioni l'hanno ratificato nella Conferenza unificata di ieri mattina, dopo ur ultima notte di trattativa sul testo definito martedì da tutti i governatori che hanno confermato la piena disponibili:à a consentire un aumento del 20 dell'attuale cubatura per le case monc e bifamiliari e perle palazzine "comunr,ue di volumetria non superiore ai 1.000 metri cubi". Con due significative eccezioni: i centri storici e i condomini. «Dobbiamo ringraziare le Regioni perla colla'orazione istituzionale», ha detto il pre-nier Silvio Berlusconi dopo il Consiglio dei ministri che ha esaminato l'intesa, ?onendo fine a un delicato confront) protrattosi per una settimana. Resta confermato il percorso già delineate: messo da parte il decreto-monstre, ufltro 10 giorni (quindi prima di Pasqua il governo varerà un decreto-legge leggero, e sempre concordato con le autonomie locali, incentrato sulla semplificazione di alcune procedure di competenza statale per rendere più rapido l'iter amministrativo delle attività edilizie. Le Regioni avranno poi l'obbligo entro 90 giorni di tradurre i punti dell'accordo in norme regionali, che varranno al massimo per 18 mesi. Durante i quali, appunto, i proprietari potranno pliare le loro case del 20. Berlusconi ha spiegato che «le Regioni hanno voluto inserire il limite di 200 metri cubi» (pari al 20 di mille metri cubi), ma che quelle «che lo vorranno potranno non tenerne conto e consentire una volumetria maggiore». La soglia sale poi al 35 di ampliamento nel caso di abbattimento e ricostruzione di una casa, facendo ricorso a tecniche di bio-edilizia e risparmio energetico. Secondo Dario Franceschini, segretario del Pd, «il governo ha fatto una totale marcia indietro» e ora Berlusconi dovrebbe «chiamare i premier europei per dire loro che il suo piano non c'è più». Ma il presidente del Consiglio mantiene intatto l'ottimismo: «Se solo il 10 di proprietari intendesse approfittare di questa possibilità, avremmo 60-70 miliardi che entrerebbero nell'economia togliendosi dalle banche. Sono 4-5 punti di Pil che potrebbero muoversi». Il Cavaliere, una volta giunto a Londra per il G20, è poi tornato sull'argomento negando di aver fatto una marcia indietro. E confermando di mantenere il sogno delle new town, cioè delle nuove città da realizzare in ogni capoluogo di provincia «per venire incontro all 'esigenza di nuove case per chi la casa ancora non ce l'ha». Berlusconi ha quindi precisato che «io questo non l'ho mai chiamato piano casa, è piuttosto un "piano famiglia" fatto per poter dare a nuclei che si sono sviluppati la possibilità di aggiungere altri uno, 2 o 3 locali». Un'opportunità non solo per i ricchi, perché le case mono e bifamiliari «riguardano quasi il 50 delle famiglie». La parte relativa all'edilizia popolare è quella rimasta più indietro, nell'accordo governo-Regioni. Queste ultime chiedevano fondi aggiuntivi che, invece, per ora non ci sono (restano i 550 milioni già stanziati). Non a caso è su questo punto che si è rischiata l'ultima rottura. Il testo contiene solo un impegno ad avviare congiuntamente uno studio di fattibilità per un vero progetto, che individui pure ulteriori risorse pubbliche e private. Chiude l'accordo la previsione di un meccanismo, sull'esempio dello sgravio Irpef del 36, per scoraggiare il lavoro "in nero". Ampio è anche il gradimento delle Regioni. Per il presidente della loro Conferenza, Vasco Errani, «non è stata un'astratta battaglia di competenze» e le differenze con l'iniziale proposta del governo «sono evidenti: non ci saranno deroghe alle leggi' regionali, non ci sarà la facoltà di vendere aumenti di volume, né cambi di destinazione d'uso». Le Regioni potranno indicare inoltre ulteriori zone escluse dal provvedimento. E il lombardo Roberto Formigoni l'ha definito «un esempio di concordia per il Paese», con in più il tocco «geniale» di Berlusconi che spinge «le famiglie, tradizionalmente risparmiatrici, a spendere soldi per un obiettivo familiare: la casa».