Sì ad aumenti di cubatura del 20 per ville e villette fino a mille metri cubi. Ma via libera anche, per le Regioni che vorranno farlo, a nuove stanze per altri tipi di edifici, come interi condomini, grandi ville o edifici industriali. Come si conviene in ogni buon compromesso, il braccio di ferro sul piano casa fra il numero uno dei governatori Vasco Errani e Silvio Berlusconi si chiude in pareggio. Dopo una settimana di trattativa, ieri la conferenza unificata governo-Regioni ha detto sì al protocollo di intesa: venerdì il governo approverà un decreto di semplificazione burocratica, mentre le Regioni entro tre mesi dovranno applicare i principi del protocollo. Governatori e Comuni, bocciando la prima versione del decreto, hanno ottenuto il rispetto delle proprie competenze in materia edilizia. Il premier, che voleva a tutti i costi il via libera alla «lex Silvia», ha ottenuto, a certe condizioni, quel che chiedeva. «Questa intesa è importante per le Regioni ed il Paese», dice il presidente dell'Emilia. «Ciò che abbiamo approvato rispecchia il mio progetto», gongola Berlusconi. «Se anche solo il 10 degli italiani sistemerà l'abitazione, si metterà in circolo 60-70 miliardi di euro». Ora è soddisfatto anche il Quirinale, preoccupato per un possibile conflitto istituzionale e del destino di centri storici e aree protette, escluse da ogni tipo di intervento. «C'è una crisi che sollecita iniziative volte a favorire una ripresa comunque dell'attività produttiva e dell'occupazione, ma in quel "comunque" si celano insidie per la salvaguardia del patrimonio culturale», sottolineava ieri mattina, e non a caso, Giorgio Napoletano. E' soddisfatto il leader Pd Dario Franceschini, per aver convinto grazie a Errani il governo a fare marcia indietro: «E' un buon testo, per noi va bene». E' soddisfatta persino la Cgil: «Un passo avanti rispetto alle prime indiscrezioni», dice il segretario generale Fillea Walter Schiavella. Il motivo della soddisfazione di tutti lo si deve all'abilità mediatoria di un giovane forzista di vecchia scuola democristiana, il ministro delle Regioni Raffaele Fitto: l'accordo, due pagine in tutto, non fa altro che fissare dei paletti - non vincolanti - per le leggi regionali che verranno: ad esempio, fissando i limiti per gli aumenti di cubatura, si legge, «sono fatte salve diverse determinazioni regionali». Stessa cosa per il premio di cubatura del 35 per gli edifici che verranno demoliti e ricostruiti: il confine del concetto di demolizione verrà fissato dalle Regioni e non è da escludere che alcune Regioni decidano interventi parziali. C'è chi del resto, spinto dall'iniziativa del governo, ha già cominciato a mettere mano alla materia: Veneto, Sicilia e Lazio. Ieri il consiglio regionale ha approvato una legge per il recupero dei sottotetti. Ci dovrà essere l'accordo di entrambe le parti anche sul decreto che il governo approverà il 10. Lì ci saranno una serie di semplificazioni burocratiche per chi inizia i lavori. Il modello al quale il governo pensa è quello adottato in Lombardia, dove tutte le autorizzazioni a costruire sono quasi scomparse a favore di una «super-Dia», la dichiarazione di inizio attività. Le Regioni hanno infine strappato l'impegno del governo a far di più per la costruzione di nuove case popolari: «Non lo chiamate piano-casa, questo è un piano-famiglie - spiegava ieri Berlusconi. Il grande piano casa arriverà nelle prossime settimane». Il premier pensa a cento «new town» a costo zero per lo Stato, grazie all'utilizzo di aree demaniali o a premi di cubatura per i costruttori disponibili ad aiutare le Regioni a costruire a costi contenuti in quelle stesse aree.