Col Piano casa Berlusconi i proprietari di un appartamento, piccolo o grande, possono facilmente arricchirsi ed essere felici. Mentre Prodi riduceva l'ici sulla prima casa alle famiglie con reddito medio-basso, Berlusconi l'aboliva per tutti ma, in realtà favoriva i possidenti di una prima casa, ma con categoria catastale da villa, villino e signorile. La psico-tecnica illusionistica per crearsi un epidermico e maggioritario consenso è ben collaudata. L'Istatdice che solo il 19,1, delle famiglie vive in affitto, mentre il restante 80, 15 milioni, possiede la casa in cui vive. Nel subconscio dei proprietari, accanto ai sentimenti di sicurezza e tranquillità, albergano reconditi e fantasiosi desideri: permutare l'immobile con un altro più grande in altra zona, con il regalo dell'ampliamento del 20, vuoi mettere? Norme urbanistiche, ambiente, paesaggio? Non fatemi ridere! Nel Piano casa Berlusconi c'è ben poco per chi possiede una casa: chi paga il mutuo da 700 euro al mese non ha i soldi per mangiare e vestirsi, figurarsi per fare ampliamenti, ancor meno per coloro che non possono acquistarla. Forse non è sufficiente neanche per gli speculatori del mattone, amici del Cavaliere. Stante il perdurante decremento demografico, non si riescono a vendere le nuove case. Nel Veneto i dati Istat stimano che per aumentare dell'1 il Pil sia necessaria, annualmente una cubatura che ospiti almeno 55.000 abitanti. Obiettivo irreale, secondo i demografi. Finchè i grandi flussi immigratori restano bassi, nonostante la destra, continueranno la scarsità della domanda, alti prezzi al metro quadro che, con la crisi mondiale, difficilmente scenderanno oltre l'attuale 10 . Con la crisi del credito e l'eccesso di offerta di abitazioni, non si fanno veri affari. I cementificatori potranno rifarsi incrementando le cubature anche del 35-40, nelle aree residenziali e turistiche a più alto valore aggiunto, dove la disponibilità di denaro è maggiore che nel ceto medio e popolare della città compatta. Dal punto di vista urbanistico l'operazione non è sostenibile: l'aumento delle volumetrie e degli insediamenti, in deroga ai piani regolatori, comporta una riduzione più che proporzionale degli standard per i servizi essenziali: aumenterà la richiesta di acqua potabile e di deflusso per la rete di scarico, della potenza elettrica, dei parcheggi. Gli interventi, lo dice anche il Piano casa, comunque devono rispettare le distanze, la tutela dei beni culturali e paesaggistici rendendo difficoltosi gli ampliamenti nei centri storici, nelle zone B e C. Berlusconi sventola un Piano vero per la casa che non gli appartiene: fu approvato da Prodi per 550 milioni di euro nel 2007: edilizia popolare concordata con le regioni per dare le case in affitto alle famiglie bisognose, giovani coppie, anziani, studenti e immigrati regolari, con diritto di riscatto. Berlusconi riduce la posta a 200 milioni per soli 5-6000 alloggi popolari in tutta Italia, ma la lista di attesa è di 600.000 famiglie povere in grave precarietà d'alloggio. Già, ma questa è gente che, forse nemmeno più va a votare. Ai più numerosi assegnatari di case popolari, 3 milioni di potenziali votanti, gli annunci elettorali sulle "svendite" sembrano oro colato. Nel "vendiamo tutto" scompare il reinvestimento per nuove case. Costruire 300.000 nuovi alloggi determinerebbe il crollo repentino dei valori immobiliari: ottimo per il popolo, ma non per gli affaristi che sostengono l'attuale governo. Berlusconi non affronta il bisogno e la difficoltà abitativa non propone una legge per abbassare il prezzo degli affitti e scongiurare gli sfratti per morosità ma, al contrario, riduce i denari del Fondo Nazionale a sostegno degli affitti. La nuova Giunta sarda sarà in grado di confermare il programma di edilizia abitativa proposto dalla Giunta Soru nella legge finanziaria 2009? Li si proponeva un incremento a 50 milioni anno nel sostegno all'acquisto della prima casa e di 10 milioni annui, per la costruzione ed il recupero di alloggi da attribuire in locazione a canone moderato. Stiamo a vedere. Assessore alle Politiche abitatve del comune di Sassari
SARDEGNA - Il Piano casa di Berlusconi una tecnica di propaganda per accrescere il consenso
Il Piano casa Berlusconi è un programma di edilizia abitativa che favorisce la costruzione di nuove case, ma in realtà serve gli affaristi e i possidenti di case. Il programma riduce la posta a 200 milioni di euro per 5-6000 alloggi popolari, ma la lista di attesa è di 600.000 famiglie povere. Il programma non propone una legge per abbassare il prezzo degli affitti e scongiurare gli sfratti per morosità. Al contrario, riduce i denari del Fondo Nazionale a sostegno degli affitti. Il piano non è sostenibile dal punto di vista urbanistico, poiché aumenta la richiesta di servizi essenziali come acqua potabile, deflusso e potenza elettrica.
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