Possibilità per le aziende di realizzare ripristini di attività dismesse L'assessore provinciale Valter Picchi: l'obiettivo finale è rimediare alle autentiche ferite aperte nel paesaggio del territorio Al via l'iter del nuovo "Piano delle attività estrattive, di recupero delle aree escavate e riutilizzo dei residui recuperabili della Provincia di Pisa" (Paerp) o più semplicemente "Piano Cave". Quello che si propone lo spiega l'assessore all'ambiente Valter Picchi: «L'obiettivo finale è rimediare ad autentiche ferite aperte nel paesaggio del territorio provinciale, oltre che pianificare l'intero settore dopo decenni senza regole, salvaguardando anche le esigenze imprenditoriali». Dopo l'atto del consiglio provinciale nel mese scorso, si è tenuta in Provincia la prima riunione dei soggetti portatori d'interessi, che saranno coinvolti nel futuro piano: i Comuni che ne dovranno recepire le indicazioni nelle proprie pianificazioni; le associazioni di categoria delle imprese del settore; le associazioni ambientaliste. Il territorio pisano è quasi totalmente toccato da questa operazione, considerate le attività estrattive storicamente svolte soprattutto nell'area dei Monti Pisani - dove gli effetti tra San Giuliano e Uliveto Terme sono abbondantemente visibili - e in Valdicecina per l'alabastro. L'estrazione da cava di rocce e terreni ha infatti varie finalità: da quelle per il recupero di materiali per usi industriali e costruzioni civili a quelle per materiali ornamentali. «Il materiale inerte di cava - spiega Picchi - costituisce una risorsa naturale non rinnovabile, il cui utilizzo indiscriminato e non pianificato ha creato in passato profonde ferite nel territorio che ancora stentano a rimarginarsi. L'esempio tipico è rappresentato dalle cave che qua e là squarciano il paesaggio e che, dopo essere state coltivate, sono state abbandonate senza che fosse attuato alcun intervento di ripristino morfologico o di copertura vegetale». La Regione ha approvato un proprio "piano cave", il Praer. Alla Provincia spetta ora la pianificazione puntuale del suo territorio; e su quella base i Comuni dovranno modificare gli strumenti urbanistici e di autorizzazione dell'attività estrattiva. Nella provincia di Pisa, secondo le potenzialità stabilite nel piano regionale, le attività estrattive degli inerti sono in effetti previste sia per usi industriali e costruzioni civili sia per materiali ornamentali. Nel primo caso le zone maggiormente interessate (per sabbie e ghiaie, argille, calcari) sono quelle dei comuni del Lungomonte e di Cascina, delle Colline e della Valdicecina, coinvolta poi in modo particolare per gli ornamentali. Un'importante possibilità concessa alle aziende è quella di realizzare ripristini di cave dismesse estraendone e commercializzandone fino al 30 del volume storico estratto. In questo modo si rende economicamente conveniente per i privati un'attività di miglioramento ambientale che probabilmente nessun Comune è in grado di affrontare con le proprie finanze; e al tempo stesso si recupera inerte che altrimenti dovrebbe essere estratto in siti nuovi. «Abbiamo molte aree ex estrattive - dice l'assessore provinciale - che rappresentano ferite aperte in località talvolta visibili letteralmente da mezza provincia. Adesso abbiamo un'occasione più unica che rara per migliorare il paesaggio al quale ci siamo rassegnati da decenni». Secondo stime tecniche gli effetti del "piano cave" sul territorio saranno tangibili non prima di dieci anni.