La Sicilia intende recuperare tutti i tesori, custoditi gelosamente da millenni nei suoi fondali, per valorizzarli, immergendosi nelle tradizioni antiche, nelle culture che si sono avvicendate, e costruire il futuro dell'Isola, la sua identità. Il sogno ambizioso di quattro anni fa dell'assessore regionale ai Beni Culturali, Fabio Granata alla vista del Satiro danzante, diviene così realtà. Si chiama Soprintendenza del Mare ed è un nuovo strumento per coordinare la ricerca archeologica subacquea in Sicilia, per la difesa paesaggistica, delle tradizioni e dei mestieri legati al mare. Un organismo unico nel suo genere in Italia, il secondo in Europa. Un esperimento simile, infatti, si trova solo in Grecia e ha sede ad Atene. La Soprintendenza del Mare consentirà alla Sicilia, ponte del Mediterraneo, di poter finalmente guardare in faccia il mare. All'iniziativa ci crede il presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, e comincia a lavorarci il gruppo per la ricerca archeologica subacquea coordinato da Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale e Soprintendente del Mare in pectore. All'articolo 28 della Finanziaria regionale viene istituita la nuova Soprintendenza del Mare, con competenze esclusive in materia di politiche di tutela e valorizzazione della risorsa marina, sul piano archeologico, anche attraverso protocolli di partenariato con i paesi rivieraschi del Mediterraneo. Ha compiti di ricerca, censimento, tutela, vigilanza, valorizzazione e fruizione del patrimonio archeologico subacqueo e si avvale del già esistente Servizio Centrale per l'Archeologia Subacquea. Oggi l'Ufficio è articolato in 4 servizi: quello Archeologico, quello dei Beni storici, artistici ed etno-antropologici, che si occupa delle tradizioni marinare, quello dei Beni naturali, che guarda ai contesti naturalistici e alla salvaguardia dell'ambiente, e il Servizio tecnico, che si occupa della progettazione, della documentazione e della direzione dei lavori nelle campagne di scavo. A fianco, un ufficio documentazione e comunicazione che si occupa della produzione di cd-rom multimediali, videocassette e tutto ciò che riguarda la pubblicizzazione delle iniziative. Alla Soprintendenza lavorano, naturalmente, archeologi, storici dell'arte e traduttori che si occupano della decodifica dei reperti. Ci sono anche ingegneri e architetti. «Il mare - dice il Soprintendente del Mare, Sebastiano Tusa - finalmente non è più marginale. Il nostro obiettivo è quello di far diventare questi temi centrali per recuperare una cultura del mare che è nel Dna della Sicilia e che può rappresentare oggi un volano per lo sviluppo dell'isola». La Soprintendenza ha già stipulato protocolli di parteneriato con Tunisi, per la perlustrazioni delle acque internazionali, con l'Australia e, in Italia, con l'Università di Bologna.
Nasce la Soprintendenza del mare
La Sicilia ha istituito una nuova Soprintendenza del Mare per valorizzare i suoi tesori marini e recuperare la sua identità. L'organismo unico in Italia e il secondo in Europa ha competenze esclusive in materia di tutela e valorizzazione della risorsa marina. La Soprintendenza del Mare ha come obiettivo quello di far diventare il mare un tema centrale per recuperare una cultura del mare che è nel DNA della Sicilia e che può rappresentare oggi un volano per lo sviluppo dell'isola. La Soprintendenza ha già stipulato protocolli di partenariato con paesi rivieraschi del Mediterraneo e con l'Università di Bologna.
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