martedì, 31 marzo 2009 Le Regioni hanno raggiunto un accordo sulla proposta per il rilancio dell'edilizia da presentare al Governo. I governatori, riuniti in conferenza, hanno definito un documento unitario, diviso in tre parti, nel quale, tra l'altro, si confermano gli aumenti volumetrici del 20 per le abitazioni e del 35 nei casi di demolizione e ricostruzione, purché compiuti nel rispetto delle tecnologie di bioedilizia. Questi aumenti volumetrici riguarderanno esclusivamente l'edilizia residenziale, escludendo i centri storici, tutte le aree protette, nel pieno rispetto quindi dei programmi urbanistici. ROMA - Saranno possibili ampliamenti di volumetrie di abitazioni residenziali uni-bi familiari entro il limite del 20 "o comunque di volumetria non superiore ai 1000 metri cubi" per un incremento complessivo massimo di 200 metri cubi e ampliamenti del 35 della volumetria esistente nel caso di interventi straordinari di demolizione e ricostruzione di edifici "con finalità di miglioramento della qualità architettonica esistente, di riduzione sensibile dei consumi energetici e di utilizzo di fonti energetiche rinnovabili": questi i punti essenziali del testo che ha fatto registrare, stamane, il consenso tra le Regioni e che dal primo pomeriggio viene sottoposto all'attenzione del tavolo tecnico-politico governo-autonomie, in corso al ministero per gli Affari Regionali. Se si troverà l'accordo, il testo passerà al vaglio della Conferenza unificata per il via libera definitivo. Il documento prevede che vengono introdotte forme semplificate e celeri per l'autorizzazione di questi interventi edilizi; inoltre le Regioni si impegnano ad approvare entro 90 giorni proprie leggi ispirate a questi obiettivi, anche se le leggi regionali possono prevedere gli ambiti nei quali questi interventi sono esclusi o limitati: e questo soprattutto nel caso di aree di particolare pregio ambientale o paesaggistico. La disciplina introdotta da queste leggi regionali avrà una validità temporalmente definita e comunque non superiore ai 12 mesi dalla loro entrata in vigore. Nel caso in cui le leggi regionali non fossero approvate nel termine stabilito, il governo e il presidente della giunta interessata determineranno "le modalità procedurali idonee ad attuare compiutamente l'accordo". Il testo prevede anche che, contestualmente alla sottoscrizione di questo accordo, il governo emani un decreto legge "i cu contenuti sono concordati con le Regioni e il sistema delle autonomie, con l'obiettivo di semplificare alcune procedure di competenza esclusiva dello Stato per rendere più rapida ed efficace l'azione amministrativa di disciplina dell'attività edilizia". In particolare, le misure devono riguardare la previsione di un termine certo per il rilascio delle autorizzazioni e dei permessi, la ridisciplina di rilascio dell'autorizzazione paesaggistica, la semplificazione delle procedure di valutazione ambientale strategica (Vas), la fissazione dei principi fondamentali in materia di misure di perequazione e compensazione urbanistica. Infine, il governo si impegna ad aprire un tavolo di confronto con le Regioni e le autonomie locali per la definizione di un nuovo Piano casa che individui, con risorse aggiuntive, le modalità "per soddisfare il bisogno abitativo delle famiglie o particolari categorie che si trovano nella condizione di più alto disagio sociale" e a destinare a favore di Regioni e Comuni il maggiore gettito Iva derivante dagli interventi previsti dall'accordo, da reinvestire in programmi di edilizia sociale e per coloro che hanno difficoltà ad accedere al libero mercato della locazione. Ultimo aggiornamento: 31-03-2009 19:59:43