MILANO Biennale Cinema nel caos per ragioni politiche o di poltronissime o di sottobosco o anche di fidanzate invadenti e persino, però raramente, culturali ed etiche. Protagonista adesso il recidivo consigliere Valerio Riva, geniale casinista d'area centrodestra (però nel Cda è in grado di attaccare tutti, anche i più centrodestristi). Riassunto: il 10 marzo il nuovo presidente Davide Groff nomina direttore della Mostra già in affanno per i precedenti tafferugli istituzionali (via il presidente Bernabè, via il direttore cinema De Hadeln, rei di aver fatto bene il loro lavoro), Marco Muller, ex direttore dei festival di Rotterdam e Locamo, e anche produttore per Fabrica e in modo autonomo, di film superpremiati del tipo etnico-miserando. Il suo curriculum piace al cda che aveva già i capelli ritti in testa pensando ai suggerimenti ministeriali (l'attore Giancarlo Giannini). 14 aprile: nuova riunione del cda per ascoltare il programma. Colpo di scena: il consigliere Riva, che aveva caldeggiato Muller contro Giannini, adesso ce l'ha con Muller, ponendo il grave (non per tutti) problema del conflitto d'interesse, essendo Muller produttore. Cda e presidente che non essendo scemi sapevano e avevano già deciso come superare il problema, sospendono tutto e rimandano il litigio al 27 aprile. Da quando il conflitto d'interesse, riguardando gente molto su, è diventato un titolo di merito, per dire la stessa cosa si usa la parola «incompatibilità», che pare più sinistra e quindi la sola riprovevole. La usa Valerio Riva, grande manager culturale e giornalista ospite di II Giornale, il più infaticabile dei cinque consiglieri della Biennale, che trova irrilevante «l'incompatibilità» del premier ma non quella di Marco Muller, produttore e nuovo direttore della sezione Cinema. Cavaliere senza macchia alle crociate, se la prende non solo con Muller, ma anche con il suo ministro di riferimento, e riracconta la vecchia storia dell'«odio viscerale» di Urbani contro De Hadeln per non aver lui trattalo col dovuto riguardo il film di una persona cara se non al ministro, almeno a sue conoscenze. «Io lancio adesso la proposta di sottrarre la Biennale, che è la più importante istituzione culturale italiana, al ministero dei Beni Culturali, che ha dimostrato con Veltroni, Melandri e Urbani di non essere all'altezza». Ritiene che Urbani sia in balia di cordate, di cricche, che «nelle cantine del suo ministero» si sia insinuata «una famiglia di topacci che stanno rodendo tutto». Si sa che Riva è bravissimo a creare polemiche e confusione, con indomabile voltagabbanismo: e per esempio dopo aver tuonato contro De Hadeln minacciando le dimissioni, poi non date, per il Leone d'Oro al bel film di Peter Mullan Magdalene, è stato il suo maggior difensore quando Urbani lo ha cacciato. Quanto a Muller, apriti cielo subito: «Non può dirigere la Mostra chi ha due case di produzione, di cui una, la Downtown, dovrebbe produrre tre film l'anno con Rai Cinema, uno dei colossi della nostra industria. Deve rinunciare a tutti gli impegni produttivi se vuole fare il direttore». Poi racconta per la verità un po' confusamente, d'aver incontratosi lamentava per «aver dovuto rinunciare a una partecipazione al nuovo film di Sokurov (regista di Moloch bellissimo e sfuggito come la peste dalle platee, in parte finanziato da Fabrica, del cui settore Cinema Muller è direttore), imperniato sull'imperatore del Giappone Hiro Hito». Cosa era successo al povero greco? «Rai Cinema e Muller gli avevano soffiato l'opzione». Cui pare però abbiano recentemente rinunciato. E se Muller facesse resistenza a lasciare un mestiere amatissimo per una poltrona precaria, dato che pur essendo il contratto di 4 anni, sempre a causa dell'intervento di Riva, potrebbe essere cacciato dopo uno? «Io voglio che Muller resti, ma in questo caso dovrà rinunciare alla Mostra, e per non mandarla a monte bisognerà nominare chiunque, Giannini, Padre Pio, il mio portiere: tanto c'è un direttore di settore, Cuciniello, molto concreto, bravissimo, che si è dimostrato meno fumoso di Muller». Il quale Muller non pare turbato dal gran casino attorno a lui : «Io e i miei collaboratori andiamo avanti a lavorare, perché il tempo ormai è poco. Riva mi tratta come se fossi un servo sciocco di Rai Cinema ma sulla mia autonomia non si discute. Ho lasciato la carica di presidente della Downtown, ho ceduto le mie quote, ma ancora c'è chi è pronto a uccidere la Mostra pur di farsi sentire. Spere che non ci sia niente d'incompatibile se, come pare, al Festival di Cannes andrà un film tailandese da me prodotto, opera del regista gay Apitchapong». Muller ha dovuto rimandare la conferenza stampa con i giornalisti italiani, ma ieri ha incontrato la stampa specializzata americana limitandosi a fornire «un quadre generale della nuova Mostra». Il programma è ancora incomplete e segreto, però spera di ottenere il film di Gianni Amelio Le chiavi di casa, sottraendolo al Festival di Cannes, dalla Francia5.v2diOzon e dagli Stati Uniti The assassination of Richard Nixon con Sear Penn e Naomi Watts.