Le parti in causa sono tre: il Comune, il comitato civico, l'architetto. Veramente non sono propriamente «in causa» per ora sono tre attori di un dramma, ma non manca chi preconizza il possibile irrompere delle carte bollate, La situazione è tesa a Sarzana, il cuore della Lunigiana, cittadina carica di storia, di castelli medievali e di mura fortificate, in posizione privilegiata nella val di Magra presso La Spezia, in passato contesa da Pisani, Fiorentini e Genovesi, patria di tre papi: Eutichiano, Sergio e Niccolò V che a metà del '400 tanta importanza ebbe per l'architettura a Roma. Neppure tre pontefici nell'albo cittadino bastano però ad assicurare un futuro di pace a Sarzana. «Un delirio costruttivo di cui chiederemo spiegazioni». Con queste parole il comitato, che s'è dato il giocoso, ironico, sferzante nome di Sarzana, che Botta! lancia l'allarme e chiama a raccolta i cittadini per fermare un piano predisposto dall'Amministrazione locale. Si vuole costruire una «grande e inutile periferia in centro» sostiene il comitato, il che minaccia di «corrodere culturalmente un borgo storico di antichissima tradizione che sta, da qualche anno, rivivendo uno dei migliori periodi intellettuali e turistici»: a Sarzana è nato il Festival della Mente, si svolgono una fiera dell'antiquariato e altri eventi espositivi che hanno portato la cittadina ligure sul proscenio nazionale. E questo successo «in buona parte sostituisce e oscura il capoluogo» (cioè La Spezia). Dunque, fiato alle trombe e riviva l'orgoglio campanilista: gli attivisti del comitato temono che l'autenticità storica sia minacciata dalle trasformazioni urbane che l'Amministrazione locale sta cucinando e per le quali ha chiamato un illustre fima del firmamento dell'architettura: l'italo svizzero Mario Botta (da qui il nome che si sono dati i pugnaci cittadini). In sunto: già negli anni Novanta il piano regolatore prevedeva l'ampliamento di parcheggi e nuove costruzioni nella zona di via Muccini, cioè l'accesso al borgo storico per chi viene dall'autostrada e dal cruciale snodo tra Aurelia e Cisa (l'una corre lungo la costa, l'altra attraversa gli Appennini). Recentemente l'accresciuta disponibilità di aree da terreni già delle Ferrovie, suggerisce la possibilità di estendere i progetti di intervento. Nel giugno 2007 l'Amministrazione approva una variante al piano regolatore: non più parcheggi frammentati come quelli previsti in precedenza, ma un «progetto complessivo di rilevante entità e qualità» che risponda anche alle «nuove esigenze abitative» di nuclei familiari di «medie condizioni economiche». E la scelta di Mario Botta quale garanzia per realizzare un intervento organico. Il professionista presenta una maquette del progetto realizzata al computer che dà un'idea dei volumi immaginati. Vi si notano una stazione per gli autobus che fingerà da snodo per i trasporti, un edificio a ponte che sarebbe un poco la «porta» della città, due torri delle quali la maggiore di circa 60 metri di altezza: circa il doppio della cattedrale e conformata a fungo, un cilindro la cui parte superiore ha diametro maggiore, un po' come quei serbatoi per l'acqua che si vedevano nelle campagne. Ed è qui che si scatena l'opposizione. Botta è abituato a realizzare edifici con mattoni faccia a vista e nel renderig la torre a fungo appare color terracotta, quanto mai estraneo alla tradizione ligure dei colori pastello. «Le Cooperative (Unieco e Ccc di Reggio Emilia), che hanno un rapporto privilegiato con Botta, hanno rilevato quasi tutte le aree edificabili» protesta Carlo Ruocco, il presidente della Consulta Centro Storico. I nuovi «segni urbani svaluteranno il paesaggio e oscureranno le testimonianze storiche presenti, allontaneranno i turisti che cercano tradizioni antiche e non amano il cemento...». «Mi è stato chiesto di rimettere ordine in un contesto urbano confuso e sfilacciato» risponde Botta stupito dall'opposizione. «o previsto un nuovo accesso nobile alla città. Mi hanno chiesto di realizzare una certa quantità di superficie abitabile e se questa è raccolta in un edificio a torre, si lascia il terreno per aree a verde. Ma se questo non è accettato, sono disposto a cambiare: basta sapere che in tal caso, per realizzare la stessa metratura, occorrerà disporre edifici più bassi su una zona più vasta riducendo in tal modo il verde. Quanto alle pareti esterne nulla è deciso: studieremo le superfici così da renderle omogenee al contesto...». C'è stato un incontro con la cittadinanza, le spiegazioni sono state date dall'una e dall'altra parte. «Credo che siamo tutti in buona fede sostiene Roberto Mazza, psicologo e presidente del Comitato Sarzana, che Botta!' E vero che la zona in questione richiede un intervento urbanistico, ma le volumetrie previste appaiono eccessive e, anche se sappiamo che il Comune ha bisogno di rimpinguare le proprie finanze in un periodo di crisi, la torre sembra fuori luogo. Gli attivisti hanno raccolto circa 3 mila firme contro: è nato un movimento spontaneo di cittadini e questo è un bell'esempio di democrazia urbana». Da tempo e da più parti si invoca la democrazia urbana a presidio della qualità dei nuovi interventi, Il caso di Sarzana può essere considerato esemplare. Il problema è che per dialogare bisogna non solo parlare, ma anche saper ascoltare. Chissà se ci si riuscira.