Biglietto unico? In tre mesi. Sarà per la stima che nutre per il sovrintendente Filippo Trevisani. Sarà perché è un piacere vedere cos'è capace di mettere in piedi il Fondo per l'Ambiente Italiano nella provincia bella e profonda. È comunque certo che per lui la decisione di essere a Mantova per la Giornata di Primavera numero 17 deve avere un senso e una prospettiva. Roberto Cecchi, direttore generale del ministero dei beni culturali, ha trascorso la giornata di sabato in Ducale e nel centro di Mantova: turista quasi in incognito, in giro, negli angoli più reconditi della reggia, a pranzo. «Ecco, sono talmente buoni che bisognerebbe vincolarli come un patrimonio della cultura», dichiara Cecchi davanti a un piatto di tortelli di zucca del Tano Martini. È in vena di parlare. Anzi, a Cecchi piace dire le cose chiare e tonde. L'occasione non va perduta. Gli domandiamo se non c'è verso di creare un biglietto unico tra il Ducale statale, il Te e il San Sebastiano comunali, il Diocesano che è della curia. L'assenza del biglietto unico è un impedimento funzionale importante. Lo stato non lo vuole? «Ma guardi che questa storia del biglietto unico non è un problema di proprietà diverse, ma di sinergia. A Mantova non credo sia difficile promuovere il biglietto unico». Gli diciamo che - eppure - questo sembra un ostacolo invalicabile, frequentemente è un tema dell'intermittente dibattito fra Ducale e città. Cecchi disarma la polemica e sembra suggerire un invito all'amministrazione comunale: «A Venezia il biglietto unico, fra tutte le realtà museali di piazza San Marco, e ce ne sono tante, lo abbiamo deciso e fatto in tre mesi. Ripeto, tre mesi». Come funziona questo modello veneziano? visto che Cecchi dice che si può fare. Il direttore spiega che dal 1923 lo Stato ha dato in concessione al Comune il Palazzo Ducale. «Immediatamente là l'attività svolte dallo Stato e dal Comune sono diventate sistema. È sufficiente che le situazioni si raccordino. Alla fine il visitatore, e questo è quello che conta, non ne percepisce la differenza. Ripeto, il problema non è la proprietà, ma la sinergia». Si sfila un poco dal suo posto a tavola e si avvicina, mentre Filippo Trevisani ascolta. Cecchi fornisce la formula del Ducale, perno di Mantova. La conosciamo, ma predicata dal direttore generale del ministero ha altri sapori e - se la politica locale ascolta - sfumature, inviti, indicazioni: «Il Ducale di Mantova è molto di più di un modello. È quattro o cinque musei insieme. A parte la Camera Picta, che è un episodio spettacolare, il Ducale è una realtà che fa registrare cifre rilevanti. Come gli oltre 250mila visitatori l'anno». A questo punto torniamo a battere sull'incudine della provocazione, facendo osservare a Cecchi che un Ducale del Comune sarebbe più fruibile, meno vincolato, più città. «Di per sè potrebbe essere un fatto più straordinario se invece riuscissimo tutti a integrarci sul turismo culturale, mentre quello presente è di gran lunga un turismo che non fa e non ha sistema». Il direttore, più che su una politica "svincolante" per le autonomie di musei e gallerie, è del parere che sia necessaria una guida e un collante nazionale, centrale. «Serve un ministero del turismo. Ma la proposta di Silvio Berlusconi è stata osteggiata. Servirebbe una regia che tenga insieme le varie realtà e le coordini». Utopia centralista? Cecchi fa atterrare un esempio proprio a Mantova: «La vostra città è fra Lombardia, Veneto ed Emilia. Mi dica se c'è sinergia con Verona, con Modena, con Brescia... E mi dica a quanto dista il confine con Verona». Venti chilometri. «Visto?». E finalmente rulliamo sui mosaici scoperti in piazza Sordello che ancora attendono pazienti (cittadini e turisti) il loro destino. Proprio Cecchi ha abbracciato la scelta del Comune di procedere con gli scavi, lo scoprimento di tutta la domus romana, il recupero e la creazione di un museo sul posto. Che il direttore immagina coincidente alla superficie del sito, dunque vasto e non un piccolo osservatorio fuori terra. «Siamo in attesa del progetto. La scoperta è rilevante. La sensazione è che la domus ci sia tutta. La copertura non deve essere oggetto di polemica, ma di dibattito». Ma con la crisi che stringe ci sono i soldi per avviare un cantiere? Il direttore fa capire che in ogni caso il progetto esecutivo deve essere fatto, subito. Cecchi assaggia un budino con lo zabaione, convenendo con i commensali che si tratta di una potente commistione, e procede: «Dico che oggi il mito di Virgilio a Mantova non è visibile. Non è materialmente rintracciabile. Con la scoperta della domus in piazza Sordello si può dichiarare che Virgilio ora c'è. Allora promuoviamolo». Assaggio del budino con lo zabaione: «Questo mette d'accordo tutti - chiude Cecchi con un ulteriore appello, implicito -, è come il biglietto unico».