Pubblicità e tagli: quella che dovrebbe essere l'industria della città, la filiera culturale che la Fondazione musei civici avrebbe dovuto rilanciare, ha invece tirato bruscamente il freno, con cali del 20-30 dei visitatori. Così, mentre tra le nuvole che avvolgono un'ala di palazzo Ducale, l'Eni lascia il posto ai gioielli Chopard per pagare i restauri della facciata sul rio della Canonica - che lo Stato non salda più - i musei civici veneziani fanno i conti con la crisi e tagliano gli orari di visita: chiusura anticipata di un'ora, alle 18, per il Museo Correr e alle 16 per Palazzo Mocenigo e Casa Goldoni. Invariato l'orario del Museo del Vetro (alle 18) e di Ca' Rezzonico (alle 17), senza alcun tradizionale ampliamento estivo. Decisione che ha provocato una dura interrogazione del consigliere comunale Bonzio (Rifondazione) e ha fatto salire sugli scudi la Filcams-Cgil, preoccupatissima per le ricadute sul personale: minor orario di apertura, implica anche minori incassi e, dunque, minori risorse per Venezia Musei, la società che gestisce biglietterie e guardiania e alla quale vengono girati il 60 degli incassi. Come fa a quadrare il cerchio? Di certo, nessuno stagionale. «Non ci sarà assolutamente alcuna ricaduta in termini di riduzione di posti di lavoro o tagli economici: si tratta solo di essere più elastici nelle funzioni e coprire laddove serve, come al Ducale, per il quale l'orario resta lo stesso», sottolinea il direttore Giandomenico Romanelli. «Di certo», aggiunge, «non torneremo indietro sull'autonomia della Fondazione: i musei civici non torneranno sotto la gestione del Comune. In Fondazione stiamo lavorando per incrementare il numero dei visitatori, con accordi con i tour operator e pacchetti per i visitatori». Tant'è l'ipotesi di intesa con i privati - 2 euro di commissione pro-agenzie su ogni biglietto San Marco, 3 per ogni Museum Pass - fa storcere il naso a chi vorrebbe, semmai, una riduzione del costo dei biglietti per incentivare gli ingressi, piuttosto che un contributo ai privati che puntano sui gruppi mordi-e-fuggi. «I nostri visitatori sono all'80 singoli non organizzati, i gruppi rappresentano solo il 20: c'è ampio margine di sviluppo», commenta ancora Romanelli, «e, comunque, il costo dei biglietti non cambia». Ieri, i sindacati sono andati a bussare alla porta dell'assessora alla Produzione culturale, Luana Zanella. «Spero che queste decisioni della Fondazione saranno assolutamente limitate nel tempo», osserva Zanella, che ha perso il controllo dei musei civici dopo la nascita della Fondazione, «perché se è vero che c'è la crisi, è anche vero che altrove i consumi culturali sono andati crescendo, mentre noi siamo in temporanea controtenenza. Certo, la concorrenza delle città storiche internazionali si farà sempre più serrata e Venezia non può vivere più di rendita: proprio per questo il settore culturale - che ha un indotto di migliaia di posti di lavoro - va sostenuto». «Io, come altri assessorati, ho avuto il bilancio tagliato del 40, a causa della politica dissennata del governo sull'Ici e in assenza di un vero federalismo fiscale», prosegue Zanella, «ma lo dico sempre ai miei colleghi di giunta: tagliare sulla cultura è come tagliare una "fabbrica", si taglia sapere e centinaia di posti di lavoro in cooperative, associazioni, tra gli artisti. Spero proprio che l'apertura della Biennale 2009, con le iniziative correlate che vedono impegnato anche il Comune, come la prossima mostra sul Futurismo dei musei civici, contribuiranno a creare quel dinamismo del quale c'è bisogno per richiamare visitatori».
VENEZIA - Musei, niente tagli di personale
La Fondazione musei civici di Venezia ha deciso di tagliare gli orari di visita dei musei civici, con chiusura anticipata di un'ora per il Museo Correr e di un'altra per Palazzo Mocenigo e Casa Goldoni. L'industria della pubblicità e del turismo, che dovrebbe essere l'ala di palazzo Ducale, ha invece tirato bruscamente il freno, con cali del 20-30 dei visitatori. I musei civici hanno deciso di ridurre gli orari di visita per coprire laddove serve, come al Ducale, e per mantenere l'autonomia della Fondazione. La società che gestisce biglietterie e guardiania, Venezia Musei, ha anche espresso preoccupazioni per le ricadute sul personale.
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