VENEZIA Il conflitto d'interessi impone un nuovo stop alla Mostra del Cinema, dopo le accese polemiche seguite alla (contro) riforma della Biennale targata Urbani e alla defenestrazione del presidente Bernabè e del direttore De Hadeln. Il problema oggi riguarda il nuovo direttore Marco Muller che, essendo anche produttore cinematografico della Downtown Pictures, non dovrebbe dirigere il festival. A sollevare la questione nell'ultimo cda, proprio nel corso dell'audizione dello stesso Muller alla vigilia della conferenza stampa di presentazione della prossima Mostra del Cinema, è stato il giornalista e scrittore Valerio Riva, consigliere vicino a Forza Italia, nominato dal governatore ve-neto Giancarlo Galan. Annullata dunque la conferenza stampa e rinviato il cda, Muller ha due settimane di tempo per trovare una soluzione. Due i retroscena per spiegare quello che ufficialmente è stato giustificato come un rinvio per ragioni tecniche. Il primo riguarda il tentativo di Galan di "remare contro" la nuova Biennale, tramite Riva, dopo il doppio schiaffo subito nella vicenda della Società di cultura: inizialmente con la nomina del presidente Davide Croff, che il ministro Urbani, suo compagno di partito, avrebbe "concordato" con il sindaco ulivista di Venezia Paolo Costa, vicepresidente di diritto della Biennale; poi con la decisione da parte dello stesso Croff di nominare come direttore generale della Biennale Luciano Carbone, suo uomo di fiducia già alla Bnl, anziché il dirigente del settore cultura della Regione Veneto Angelo Tabaro, sponsorizzato da Galan. Il secondo retroscena è legato più alla personalità di Riva, uomo che ha sempre dimostrato una sua indipendenza intellettuale e che forse ha voluto con questa iniziativa marcare il suo ruolo di "oppositore" o "controllore". Tant'è che il consigliere, di fronte al progetto di riforma Urbani, si era trovato a difendere prima Bernabè e poiDe Hadeln dei quali all'inizio si era mostrato un avversario. Riva, inoltre, come altri consiglieri, sarebbe rimasto male a causa di alcune anticipazioni di stampa su film e consulenti della Mostra, attribuite a Muller. Ieri comunque Riva ha cercato di gettare acqua sul fuoco, consapevole forse di aver toccato un problema reale ma scomodo anche per il suo stesso partito: il conflitto d'interessi, «Nessuno scontro in cdaha assicurato ma solo l'esigenza di approfondire tutti gli aspetti legati al fatto che finora il direttore della Mostra del cinema non era mai stato un produttore». Interviene a questo punto anche un altro consigliere, Amerigo Restucci, di area Ds: «Riva ha sollevato un problema che è bene chiarire, il possibile conflitto d'interessi, che del resto in Italia è presente in tutte le salse, a partire da chi ci governa. Ma mi è parso di capire che Muller sia disponibile a risolverlo». Del resto in questa Biennale non sarebbe l'unico conflitto d'interesse: da più parti, infatti, è già stato sollevato quello del consigliere nominato dal ministro Urbani, l'avv. Bruno Della Ragione, noto legale di registi, attori e produttori. E che dire poi del ministro Urbani, che ieri ha annunciato la presenza alla prossima Mostra del Cinema di "Terminal", il nuovo film di Steven Spielberg? Non doveva essere Muller ad annunciarlo, visto che è lui il nuovo direttore della Mostra?
Muller non può dirigere. Scontro a Venezia Cinema
Il conflitto d'interessi impedisce al nuovo direttore della Mostra del Cinema, Marco Muller, di dirigere il festival. La questione è stata sollevata dal giornalista e scrittore Valerio Riva, consigliere vicino a Forza Italia, durante l'audizione di Muller alla vigilia della conferenza stampa di presentazione della prossima Mostra del Cinema. Riva ha sollevato il problema del conflitto d'interessi, poiché Muller è anche produttore cinematografico della Downtown Pictures. Il governatore Giancarlo Galan ha nominato Riva per sollevare la questione. Muller ha due settimane per trovare una soluzione.
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