I PREDATORI hanno scavato, esportato e messo sul mercato nero milioni d'oggetti, tra cui capolavori senza eguali, o simili, in alcuna collezione, o museo. «Anche frantumandoli di proposito, per accresceme il valore: se un museo possiede parte di un vaso, paga tantisimo gli altri frammenti», spiega qualcuno. «La quantità dei reperti non rinvenuti supera di gran lunga il numero di quelli ritrovati», afferma un atto parlamentare. E in 40 anni, i carabinieri ne hanno recuperati 800 mila, monete comprese. Per oltre 30 anni, migliaia di antichità sono state scavate illegalmente, ogni settimana, dainostm sottosuolo. Accanto agrandi organizzazioni criminali, il black rnarketha avuto anche protagonisti che esercitano professioni rispettabili. In sei mesi del 1990, un antiquario del centro di Roma alquanto- diciamo - disinvolto, acquista e commercializza 215 reperti scavati di frodo. E per decenni, un taglialegna del lago di Bracciano ha violato una tomba ogni sette giorni; oltre a una discreta fonte di reddito, l'archeologia era la sua vera passione: la restaurava, disegnava i rilievi dei siti, aveva un possente archivio, prezioso per i carabinieri dell'arte che lo sequestrano. La Finanza ha scoperto che perfino la divina Maria , la Callas, aveva in casa trepannelli di un sarcofago del IV sec. a.C, di Paestum: dalla villa del primo marito Giovanni Battista Meneghini. ti- niscono in Svizzera e in Francia, quando lei gli preferisce Aristotele Onassis; e dopo una caccia di anni, sono ritrovati a Roma, da un mercante. Chi comprava, sapeva di acquistare assai male . Forse ignorava l'ubicazione dello scavo (ma talora la sapeva, o veniva a saperla), ma non l'illegittimità dei reperti. Si accontentava di affermazioni lacunose, se non inventate o incredibili, sulla provenienza. Perché questa non è una vicenda di direttori di musei truffati e raggirati: bensì di esperti assolutamente consapevoli, a ogni latitudine. In tanti casi, abbondantemente conniventi: assai poco, se non per nulla, in buona fede; e altrettanto poco legati a dettami etici. Fa effetto che alcuni siano direttoridi grandi musei e assai stimati negli studi. Perché il reperto paga. Perfino pi della droga. E comporta assai meno rischi. Non si è mai visto, ad esempio, un cane fiutare un oggetto antico in un aeroporto. Scoprire i predatori è pi difficile che bloccare gli spacciatori. L'archeologia non passa di mano in mano nelle piazze, o nelle discoteche; -ma segue percorsi - diciamo - pi riservati, e quindi pi sicuri. Per overdose di reperti non si rischia la morte: quindi minore è l'allarme sociale, e non altrettanto sollecitatal'attivitàdi indagine. Parliamo anche di guadagni? Orazio Di Simone acquista per 400 mila dollarila VenereoAfrodite diMorgantina da chi la scava, e Syxnes la rivende a 18 milioni al Getty nel 1988: un incremento di valore di 45 volte. Una collezione di 15 argenti, trovati a Morgantinae finiti al Mci, lievitadiprezzo lOOvolte. Inveceun grammo di cannabis, che alla produzione vale circa un euro e mezzo, al dettaglio si ven de attorno ai 12; e «dai 40 euro al grammo del 2004, la cocaina è passata ai 101 nelle piazze pi importanti d'Italia», dice Roberto Saviano. Chi smercia droga rischia molto. Chi i reperti, invece, davvero pochissimo; dice il Pm Ferri: «Al massimo, si fa una passeggiata in carcere; ma poi esce alla svelta». Per una condanna occorre tanto di quel tempo, che i reati dei predatori, il più delle volte, raggiungono felicemente l'estinzione.