Caro Augias, qualche giorno fa Nello Ajello ci ha offerto alcuni stralci del libro scadente del ministro Giuliano Urbani che si vanta d'aver scoperto una firma di Raffaello nella Cappella Sistina. Ajello è stato generoso, poteva dire di più. Per citare solo alcune altre "perle", a pagina 28 si parla del "Pergamon, il museo assiro-babilonese di Berlino", confondendo i greci con gli assiro-babilonesi. A pagina 2 si ipotizza un Colosseo ricostruito "statua per statua". A pagina 11 Antonio Gramsci è inopinatamente 1'alter ego di Palmiro Togliatti. Strafalcioni innocui, si dirà. In fondo Urbani è un politologo, non uno storico. Ne esce però un quadro di desolata solitudine: perché quest'uomo, circondato da storici dell'arte, non si è fatto rivedere le bucce da un soprintendente, ispettore, custode di museo per evitare tante figuracce? Gli strafalcioni più pesanti sono però, secondo me, quelli calcolati. Per esempio a pagina 37 si scopre che il patrimonio pubblico italiano è nato dai privati e dunque ai privati va restituito. Tra questi suppongo ci siano papi, re di Napoli, Savoia, granduchi di Toscana e via dicendo. A pagina 44 scrive che le dimore storiche sono in mano ai privati perché gliele ha vendute lo Stato, e così via. Chiedo: i vigenti ordinamenti prevedono l'allontanamento per manifesta incompetenza? Giovanna Del Punta Pisa Mi sono chiesto che cosa tenga un uomo come Urbani, capace d'altro, in un posto per il quale non ha competenza né interesse. Volevo anzi andare alla presentazione del suo libro per chiederglielo direttamente, purtroppo ho avuto da fare. Urbani è un uomo maturo, professionista nel suo ramo, il ministero della Cultura che poteva essere il fiore all'occhiello di questo governo è tenuto in conto di nulla, soldi pochi, soddisfazioni punte, incompetenza clamorosa, disinteresse totale. Allora? L'auto blu? L'ossequio dei sottoposti? L'ebbrezza di sentirsi chiamare "signor ministro"? La possibilità di favorire amici o persone care? L'obbedienza di partito? Non credo a nessuna di queste possibili spiegazioni, tutte umilianti per un uomo come quello. Il mistero Urbani per me resta tale. Non è un mistero invece perché il presidente del Consiglio abbia messo e mantenga nel posto sbagliato uomini come Urbani e parecchi altri del suo governo. Una spiegazione credo di averla trovata in questo brano dei Mémoires di Luigi XlV (le Roi Soleil) là dove confessa: "Credo che non fosse mio interesse creare uomini di più eminente qualità poiché, avendo bisogno di fondare la mia reputazione, era importante che il pubblico sapesse, dal rango di coloro di cui mi servivo, che non avevo intenzione di dividere con loro la mia autorità e che essi stessi, sapendo quello che erano, non nutrissero speranze maggiori di quelle che mi sarebbe piaciuto dar loro". Poche righe per riassumere il connotato di fondo del potere assoluto tutto racchiuso nella persona del sovrano. Ho tratto questa citazione da un bel libro di Philippe Beaussant (Fazi ed.) che si chiama "Anche il Re Sole sorge al mattino". La prefazione di Giuliano Ferrara si chiude con queste franche parole: "Questo libro parla di una concezione patrimoniale dello Stato in cui pubblico e privato sono indistinguibili. Parla di Silvio Berlusconi". Ohibò! ma allora è vero.