Destini incrociati L'esempio di Barcellona e Berlino, capitali europee contemporanee Fra Lef e Multiplex, dove è il futuro della città Città futura L'apertura del Multiplex, la chiusura della Lef, Castello e dintorni Ripensiamo Novoli. Così salviamo il centro La malinconica chiusura della libreria Lef e la complicata apertura del Multiplex rappresenta qualcosa di più di una plastica contrapposizione fra tradizioni e modernizzazione. Pertanto, sarebbe sbagliato vederci soltanto il trionfo del consumismo e il rapido declino della cultura, in una lotta impari fra l'inesorabile cedimento di forme culturali sorpassate e la baldanzosa affermazione del consumo di massa. Piuttosto ci costringe a fare i conti con un progressivo stravolgimento del modo in cui tutti noi ci rapportiamo allo spazio e al tempo. È proprio questa trasformazione che scorgiamo nel rammarico dei tanti intellettuali che rammentano la LEF come luogo d'incontro e di dibattito, di vivace confronto e di vitalità culturale. Non rimpiangono la chiusura di un esercizio commerciale, ma la cancellazione di un ricordo; il ricordo di un modo di fare cultura che si è spostato altrove già da tantissimi anni: nella simultaneità dell'ascolto mediale o ancor di più nel consumo di forme e contenuti tramite la rete, che permette d'arrivare ovunque seduti davanti alla scrivania del proprio studio; di confrontarsi con un ampissimo numero d'interlocutori, ma attraverso la freddezza dei notebook. Potrà piacere o meno, ma a cambiare - e da tempo - è il modo in cui si definiscono dialogo e confronto nella nuova sfera pubblica. Tutto ciò è dovuto anche a spazi che si dilatano e rendono più difficile incontrarsi dietro l'angolo, al solito posto. La città s'espande. Anche una città media come Firenze, sebbene si faccia difficoltà a comprenderlo e accettarlo. Ne consegue un'indubbia fatica a conciliare il centro e le sue periferie. Un centro che evoca un immaginario fantastico, che polarizza non soltanto enormi flussi turistici, ma anche il dibattito cittadino, oscurando le periferie, che sicuramente non soffrono il degrado presente in altre città (anche italiane), quanto, piuttosto, di una forte banalizzazione, non a caso al centro dell'amaro manifesto dei giovani architetti pubblicato in questi giorni. La periferia è assente nella costruzione dell'immaginario fiorentino, cancellata dalla forza prorompente del suo centro. E quest'assenza sta condizionando la sua inesorabile crescita, che procede casuale, attraverso un singhiozzante andamento che non mortifica la sua espansione quanto il modo in cui avviene. La nuova area di San Donato a Novoli e il futuro sviluppo di Castello sono al proposito emblematici. Nella prima circolano ormai da oltre 5 anni migliaia di studenti che frequentano il Polo delle Scienze sociali; eppure non si è sviluppato nulla - ma proprio nulla - che consenta a tanti giovani inclini all'innovazione e dotati - beati loro - di tempo libero di vivere il quartiere, di praticare questi nuovi spazi oltre l'uso strettamente funzionale delle lezioni e degli esami, costringendoli ad abbandonarli - appena possono - a un indicibile squallore serale e notturno. La giustapposizione agli edifici del Polo del Multiplex e di un grande centro commerciale al di là delle polemiche suscitate fra esercenti e addetti ai lavori - appare anch'esso casuale, buttato lì quasi come metaforica contrapposizione dell'edonistica dissipatezza del consumo all'incombente severità della legge, che sovrasta l'altra estremità dell'area con il Palazzo di Giustizia, in sonnacchiosa attesa dei suoi ospiti. Appare tristemente evidente come la lunghissima e sofferta gestazione di questo sviluppo urbanistico - fra la telefonata di Occhetto e i tanti interessi incalzanti si sia risolto per ora in una visione urbanistica ferma al disegno, ma poca attenta ad esplorare i vissuti, la quotidianità, la dimensione sociale dei e nei quartieri. A Castello sono risuonate come bestemmie le perplessità del sindaco - effettivamente poco eleganti sull'utilità di un vasto parco cittadino. Infatti, chi può dirsi contro la creazione di un'area verde, nel Paese in cui tali spazi sono notoriamente carenti e si vive soffocati da gas di scarico e inquinamenti di ogni tipo? Eppure l'ultradecennale esperienza delle Cascine ammonisce sull'esigenza di prevedere per tempo possibili destinazioni d'uso, affinché non ci si trovi un altro parco abbandonato a se stesso, diventato nell'immaginario collettivo luogo di ritrovo - nel migliore dei casi delle varie minoranze etniche, e pertanto silenziosamente (e un po' razzisticamente) sottovalutato, snobbato e soprattutto evitato. Ma il difficile rapporto fra centro e periferia trova la sua migliore esemplificazione nel modo in cui è trattato il caso della tramvia. Si è puntato pochissimo su quella che dovrebbe essere la principale caratteristica della tramvia: mettere meglio in relazione centro e periferia. Una più facile penetrazione nel centro può scongiurare o almeno rallentare il suo svuotamento e la sua banalizzazione, che lo consegnano alle frotte di un turismo mordi e fuggi e fanno chiudere cinema e librerie storiche. Così la distanza fra centro e periferia diventa paradigmatica del grande fraintendimento su cosa debba essere oggi una città di cultura. Alla confusa vitalità di un centro progressivamente trasformato in luogo di consumo culturale per turisti e distratti uomini d'affari, si contrappone una periferia che non riesce a diventare il nuovo luogo della produzione culturale, composto da un fecondo tessuto socio- culturale, alimentato dalla capacità d'attrazione intorno ad alcune idee forti che caratterizzino temi, settori e peculiarità su cui puntare. Barcellona e Berlino non sono diventate le capitali europee contemporanee soltanto per l'attrazione della Sagrada Familia oppure per l'efficace stridore fra i resti del muro e l'avveniristico skyline di Potsdamer Platz, ma soprattutto per l'effervescenza che pullula nelle strade, negli atelier, negli studi, nei centri di ricerca nati intorno a poche e qualificate istituzioni politiche e culturali. Carlo Sorrentino
TOSCANA - Vuoi salvare il centro? Comincia dalle periferie
La chiusura della libreria Lef e l'apertura del Multiplex a Barcellona rappresentano un esempio di come la città stia cambiando. La Lef era un luogo di incontro e dibattito culturale, mentre il Multiplex è un centro commerciale che rappresenta il futuro della città. Tuttavia, la chiusura della Lef non è solo una perdita per la cultura, ma anche una cancellazione di un ricordo di un modo di fare cultura che si è spostato altrove. La città sta cambiando in modo significativo, con la dilatazione degli spazi e la difficoltà di incontrarsi dietro l'angolo. La periferia è assente nella costruzione dell'immaginario della città, e la sua crescita è casuale e non mirata.
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