RESTAURI2. SI TROVA AL SECONDO PIANO, NELLA PARTE IN CONCESSIONE AL CIRCOLO UFFICIALI Il prezioso manufatto è stato recuperato grazie al lavoro di Patrizia Garutti Cade il velo del tempo da uno splendido affresco trecentesco nella torre di Castelvecchio. È un ritorno alla luce quello che la restauratrice Patrizia Garutti ha illustrato presentando il restauro dell'affresco che copre una parete al secondo piano dell'ala ovest della sede del Circolo Ufficiali: "Si tratta di un duplice brano- ha detto Patrizia Garutti- un primo che risale all'epoca trecentesca suddiviso da partiture architettoniche policrome e uno successivo che rappresenta la Madonna col Bambino, Sant'Antonio Abate e San Cristoforo, probabilmente del Quattrocento". La presenza di queste figure di santi può far supporre che, in origine, in questa parte della torre fosse presente una cappella per la sosta dei pellegrini che transitavano per Verona diretti alle tombe degli Apostoli. Due delle tre figure di santi sono, infatti, patroni dei pellegrini, san Cristoforo e san Antonio Abate. Il perché fu dipinto proprio Cristoforo, lo spiega l'esperto di iconografia sacra don Alfredo Bruneri: "Con molta probabilità eravamo nei pressi del guado del fiume Adige e san Cristoforo proteggeva coloro che dovevano guadare il fiume, non avendo i denari per pagare il pedaggio sul ponte". Cristoforo fu martirizzato intorno alla metà del terzo secolo a Samo in Licia. Si convertì al cristianesimo e come penitenza dei peccati si offrì, essendo alto di statura, di traghettare i pellegrini attraverso il fiume. Altro santo protettore è sant'Antonio Abate, invocato per tenere lontani i malocchi e qualsiasi sortilegio diabolico: "Essendo stato un grande vincitore delle tentazioni demoniache nel deserto- spiega don Bruneri- era uno dei protettori contro satana che insidiava costantemente i pellegrini e impediva loro di accedere all'indulgenza per il perdono dei peccati". La terza figura che compone il brano affrescato è la Santa Vergine alla quale il pellegrino si rivolge come madre. "È raffigurata di fronte- prosegue l'esperto- con il figlio sul petto, sempre in posizione prospiciente. Ci troviamo davanti ad una Madonna quasi di stile bizantino, sulla copia della "Grande Panaghia" (l'orante) di Mosca, dipinta nel 1219". Sul capo e sulla spalla destra della Vergine si intravedono due stelle che stanno a significare la sua verginità, vergine prima, durante e dopo il parto. Infine il Bambino è vestito di rosso come la madre: "il Figlio è nato secondo la carne di Maria, ha preso corpo da lei", precisa don Bruneri. Il restauro ha restituito al dipinto la sua ricchezza di particolari e la sorprendente intensità dei suoi colori, facendone emergere l'originalità. "Probabilmente l'affresco era stato coperto in occasione della peste", precisa la restauratrice, "e risulta spezzato dalla costruzione di un solaio di epoca recente". Infatti le figure risultano troncate: i piedi dei santi si trovano nella stanza sottostante al piano terra. Un contributo determinante sul piano finanziario per la realizzazione del restauro è stato dato dalla Confcommercio di Verona che ha stanziato 4200 euro, mentre sul piano tecnico hanno contribuito la Sovrintendenza e il Circolo Ufficiali. "Abbiamo collaborato per restituire un piccolo ma significativo tassello d'arte ad una città che deve pensare in grande", ha detto all'inaugurazione il presidente di Confcommercio Fernando Morando. "Il ricco giacimento veronese di opere d'arte si arricchisce di un altro tesoro", ha aggiunto l'assessore alla Cultura Erminia Perbellini. Grande soddisfazione anche per il Circolo Ufficiali, che, come ha ribadito il colonnello Luigi Luise, ha sede in Castelvecchio da oltre cento anni: "il nostro intento è quello di mantenere e valorizzare al meglio questa prestigiosa sede e di aprire le sue porte a tutta la città".
Risplende a Castelvecchio un affresco del Trecento
Il dipinto affrescato nella torre di Castelvecchio, opera del Quattrocento, è stato restaurato grazie al lavoro di Patrizia Garutti. Il dipinto rappresenta la Madonna col Bambino, Sant'Antonio Abate e San Cristoforo. Le figure di santi sono state dipinte per proteggere i pellegrini che transitavano per Verona. Il restauro ha restituito la ricchezza dei particolari e l'intensità dei colori del dipinto. Il dipinto è stato coperto in occasione della peste e le figure risultavano troncate. Il restauro è stato realizzato con il contributo della Confcommercio di Verona, della Sovrintendenza e del Circolo Ufficiali.
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