RESTAURI1. L'IMPORTANTE LAVORO VIENE PORTATO IN SOPRINTENDENZA PER ALCUNI INTERVENTI CONSERVATIVI L'opera rappresenta la Madonna, il Battista e Sant'Antonio da Padova con i donatori ed è conservata nella cappella Marogna Ci sono capolavori nelle chiese di Verona quasi sconosciuti, sia perché sono collocati in luoghi fuori dai consueti giri turistici, sia perché di loro si parla poco. E' il caso della bella pala di Paolo Veronese "Madonna, il Battista e S. Antonio da Padova che presenta i due donatori Marogna" conservata nella chiesa di S. Paolo in Campo Marzio (nota semplicemente come San Paolo, in via dell'Artigliere, vicino all'Università). Conservata ma ben poco ammirata, soprattutto da un anno circa, da quando cioè è stata "nascosta" in sagrestia, per consentire i lavori di restauro della Cappella Marogna, in cui si trovava, ed in cui tornerà nel prossimo autunno, stando alle previsioni avanzate dal direttore dei lavori del cantiere, Fabrizio Pietropoli, direttore storico dell'arte della Soprintendenza per i Beni storici artistici ed etno antropologici di Verona, Vicenza e Rovigo, di cui è attuale soprintendente Fabrizio Magani. Intanto la pala del Veronese per i prossimi mesi non sarà più visibile neppure in sagrestia, in quanto in questi giorni viene "traslocata" nel laboratorio di restauro della Soprintendenza in corte Dogana. Anche la grande tela dipinta nel 1565 circa, pur avendo già subito un restauro nel 1980, necessita di operazioni di manutenzione. Come ci spiega Chiara Scardellato, coordinatrice del laboratorio di restauro e direzione interventi specialistici sui dipinti, si tratta di effettuare indagini conoscitive e di rivedere tre-quattro stuccature nella parte bassa. "La pala tiene bene- dice-; occorre fare solo poche cose prima di ricollocarla nella cappella a S. Paolo. Saranno indagini non distruttive che rientrano nell'ambito di una più approfondita conoscenza delle opere del Veronese conservate in città e di proprietà ecclesiastica. La Pala Marogna era stata oggetto di analisi stratigrafiche già nell'80, ma allora erano state fatte fuori Verona. Adesso intendiamo ripetere le riprese radiografiche e la riflettografia ad infrarossi con le nostre apparecchiature. Sarà una lettura che fornirà un punto fermo sulla Pala- aggiunge la Scardellato-, un'opera che non ha una gran varietà di colori, tutta giocata sui bruni e sui grigi, ben diversa da quella di San Giorgio." Il ritorno della "Madonna" del Veronese nella chiesa di S. Paolo è condizionato ovviamente al termine dei lavori nella Cappella Marogna, tuttora in corso, come afferma Pietropoli, auspicando che "i lavori a carico della Parrocchia, attualmente fermi, vengano ripresi e che si sblocchi la situazione di stallo". I lavori, infatti, sono in parte condotti dal parroco, e riguardano l'altare ed il pavimento, ed in parte dalla Soprintendenza, ed interessano gli affreschi di Paolo Farinati. "Nel 2007 sono stati decisi tre lotti di lavori- spiega Pietropoli- ; due sono stati già eseguiti, a giorni iniziamo il terzo lotto, che completa tutto il ciclo di affreschi con il riquadro del carro di Elia, il dipinto più bello, e gli apparati lapidei. Questi affreschi rappresentano un momento molto importante della cultura manieristica veronese e soprattutto un momento felice per Farinati, che li ha realizzati in prossimità del matrimonio del Veronese, sposatosi nel 1566, della cui influenza risente chiaramente, come si vede anche nel ciclo di S. Nazaro. Alcuni critici sostengono che sia una matrice manieristica mantovana a connotare ancora questa fase del Farinati, ma certi particolari sfondati di paesaggio probabilmente fanno proprio riferimento al Veronese". Perché i lavori non sono ancora terminati? "Il cantiere di S. Paolo- risponde Pietropoli- ha avuto una problematica di restauro delicata. In primo luogo il soffitto della Cappella Marogna ha risentito del bombardamento dell'ultima guerra, con gli intonaci spostati a livelli diversi, per cui bisogna cercare di attenuare le zone di lacuna, dando il massimo di unitarietà, pur mantenendo i segni bellici. In secondo luogo è penetrata molta acqua che ha provocato macchie bianche sugli affreschi. Il terzo problema è dovuto all'impianto di riscaldamento che, buttando aria sotto il carro d'Elia, ha creato situazioni di umidità fino ad un'altezza di due metri con efflorescenze saline. In una parte della volta, inoltre, le pitture erano coperte da un film di vernice alterata in bruno che non permetteva di leggere i colori tipici manieristi, vivi". "Gli affreschi del Farinati- aggiunge Pietropoli- sono già stati restaurati nel '69-'70 quando si usava tenere in vista le lacune, ma ancora oggi il ciclo ha mancanze notevoli sulla parete sinistra, dove spicca il riquadro di Giona. Auspichiamo di completare il tutto per settembre". Al di là dei problemi contingenti, questi lavori, finanziati dal Ministero per i Beni e le attività culturali su proposta della Soprintendenza veronese, sono il segnale che si prosegue periodicamente nella tutela del patrimonio cittadino con interventi di restauro dislocati nelle varie chiese. "Non ci si concentra solo su un'opera" rileva Pietropoli, sottolineando che, sempre a S. Paolo, sono stati già restaurati la "Madonna" del Bonsignori e la "Madonna" di Girolamo dai Libri, un'opera tarda dell'artista dal bellissimo paesaggio. Adesso all'appello manca, appunto, la Cappella Marogna che, nelle intenzioni dei restauratori, deve diventare un gioiello da visitare.