la denuncia degli ambientalisti La Lipu: «I cittadini non capiscono». I sindaci: «Fermato il cemento» Zone di pregio ambientale guardate come una condanna e sempre più abbandonate dalla gente. E' quello che sperimentano oggi il lago di Varese e le sue sponde, almeno da quando sono arrivati i riconoscimenti europei di area Sic e Zps, vale a dire Sito di Interesse Comunitario e Zona di Protezione Speciale, e lo hanno spiegato i due enti che si occupano di gestire e tutelare l'area del lago, la Provincia e la Lipu: residenti o esercenti del territorio vorrebbero fare ciò che vogliono in casa loro e vivono la tutela come un'ingiusta punizione. «E' una percezione falsata ? spiega il presidente Lipu Massimo Soldarini ? il problema è che la tutela viene vista come imposizione calata dall'alto. Gli enti locali avrebbero dovuto incontrare la gente che vive sul territorio per spiegare invece cosa significa e quali sono i vantaggi per tutti. Le due direttive europee tra l'altro sono molto aperte e non impongono nessun divieto in assoluto, chiedono solo che siano mantenute inalterate le condizioni per cui è stata ottenuta la qualifica di zona protetta». Ma pur avvilendo l'stinto edilizio di qualche cittadino che sentendosi negati i permessi si sfoga in lamentele, l'imposizione dei vincoli piace molto ai sindaci dei comuni rivieraschi che in tal modo si vedono sgravati dall'onere di predisporre complessi piani urbanistici per tutelare le sponde del lago. «Noi abbiamo tutte le limitazioni che possono esistere ? spiega sorridente e soddisfatto Liborio Rinaldi, sindaco di Bodio Lomnago ? siamo dentro alla Zps, alla Sic, e siamo anche sito archeologico perché abbiamo tre villaggi palafitticoli: più vincoli ci sono meglio è, così siamo tutelati in ogni modo dal rischio di edificazione intorno al lago». Salvi dalla fruizione sconsiderata che delle bellezze naturali rischia di fare scempio, a Bodio sono riusciti a valorizzare il lago e al contempo la sua fruizione da parte della gente, peraltro inserendo un impopolare divieto di transito alle auto sugli ultimi 150 metri della strada che scende al lido, completamente rifatto. «Non pensavamo nemmeno noi a un risultato così: il parcheggio sopra è sempre pieno e il lido è affollato. Ci sono 150 metri di distanza e la gente è ben contenta di farli». Certo è che nonostante tutte le zone siano inserite sotto la tutela prevista dalla Comunità Europea, dai vertici comunitari non è arrivato un centesimo per la loro valorizzazione. «Anzi, abbiamo pagato noi anche i cartelli di divieto d'accesso. Ma non importa se non arrivano i soldi, quello che va fatto in qualche modo si fa». E la zona protetta piace parecchio anche a Biandronno, uno dei comuni che si estende maggiormente lungo il perimetro lacuale e sicuramente uno tra i più frequentati per la pista ciclabile. «E' praticamente a ridosso del lago a differenza del tratto sulla sponda opposta ? spiega il sindaco Antonio Calabretta ? e si presta a splendide passeggiate con la vista panoramica che abbiamo, ma allo stesso tempo evita qualunque tentazione di costruire qualcosa sulle rive del lago dove passa moltissima gente. L'unica zona dove ci poteva essere qualche tentazione di mettere mano è quella al confine con Cassinetta, anche se è già fuori paese, ma con l'area protetta abbiamo scacciato ogni tentazione».