Caro Maestro Toscanini, si ricorda quando, abbandonata La Scala, in una prova d'orchestra a New York, Ella disse con voce dolente "E' come se mi succhiate il sangue, come se mi strappate brandelli di carne, voi che non sentile quello che io vi chiedo... " Sa, caro Maestro, la Sua lezione, che fu il contributo più prezioso alla vita della musica non solo in Italia ma nel mondo, è stata dimenticata. I nostri Teatri d'Opera sono ancora sotto processo. Sembra che si voglia dare l'addio a complessi stabili capaci di sostenere qualsiasi confronto con gli omologhi complessi di altri Paesi o trasformarci come il teatro Savoy di Londra, e quindi colonizzare l'Italia anche nel settore dell'Opera. Io penso, invece, che ciascun Teatro, nel rispetto delle proprie tradizioni, debba continuamente ricercare l'elevazione della musica al livello di una rigida morale capace di richiedere agli operatori delle diverse aree (artistica, tecnica ed amministrativa) di tornare all'anti-dilettantismo inflessibile contro l'approssimazione ed il conformismo. Si dovrebbero pure recuperare le convenzioni e le consuetudini teatrali che lo facevano ben funzionare. E' stato scritto che per Lei l'arte era una fatica sacra e che Lei sapeva che nulla nella fossa orchestrale può darsi per realizzato una volta per tutte, in quanto ogni perfezione, deve essere riconquistata da ora in ora. Ora che, non visto, ha potuto frequentare i nostri teatri trasformati in fondazione di natura privata, trovi il modo ài suggerire lo studio della Sua grande lezione alfine di ricondurre l'Opera a genuino momento di cultura, spettacolo ed emozione. Grazie, caro Maestro, per un Suo urgente segno.