Salvare l'antica Libreria editrice fiorentina dalla chiusura. L'appello lanciato dallo storico Franco Cardini trova consensi nel mondo della cultura e del Pdl. La Lef sta per chiudere i battenti e fra quindici, venti giorni le saracinesche della Libreria frequentata negli anni Sessanta da Giorgio La Pira e don Lorenzo Milani, saranno tirate gi . La crisi ha colpito anche questo pezzo di storia (Iella cultura fiorentina. «S'è resistito spiega il proprietario, il signor Valerio Zani, intervistato dal Corriere Fiorentino finché s'è potuto. La gente non compra pi libri, fa le fotocopie. Anche questi ragazzi che studiano: vanno all'università, dove ci sono i computer, e fanno tutto con quell. E chi è che resiste? Le grandi catene, dove ci sono i banchi pieni di roba». La Libreria è stata fondata nel 1902 insieme con l'omonima casa editrice, che ha editato molte opere di don Milani da Esperienze pastorali, il libro pubblicato e ritirato subito dal commercio nel 1958 per ordine del Sant'Uffizio a L'obbedienza non è una virtù. La casa editrice è dagli anni Quaranta in via Ricasoli, la via che collega il Duomo di Brunelleschi a piazza San Marco. Un luogo che nei decenni è stato un cenacolo di professori e intellettuali. Oltre a don Milani e a La Pira frequentavano la Lefdon Raffaele Bensi, Carlo Betocchi, Mario Gozzini, don Giulio Facibeni, Pietro Parigi, Primo Conti. In questi giorni, dopo gli articoli apparsi sulla stampa, è nata una gai-a di solidarietà e di impegno a non far chiudere la Libreria editrice fiorentina, lanciata dallo storico Franco Cardini, che ha proposto agli uomini di cultura di fare una cordata. "Basta piangere - ha detto Cardini. Le chiacchiere non servono a nulla, occorre rimboccarsi le maniche. Vediamo di un po' se sapete fare qualcosa di diverso. Facciamo una cordata: mille euro a testa per salvare la Lefa. Una sfida che ha raccolto consensi. Anche l'editore della casa editrice Vallecchi, Fernando Corona, dalle pagine del Corriere Fiorentino ieri è sceso in campo e ha rilanciato proponendo un'auto- tassazione di duemila euro: «E se possono servire, dar i miei libri in conto vendita tenendo solo il costo di stampa, e i diritti d'autore li pagherò io stesso». Mentre Michele Gesualdi, presidente della Fondazione Don Milani ha annunciato: "La Fondazione è disponibile a gestire la Libreria con le proprie risorse di volontariato». Ma l'assessore alla Cultura del Comune, Eugenio Giani minimizza: "Se dovessi dare mille euro a tutte le librerie fiorentine, non basterebbe il mio patrimonio. Incontrerò il proprietario della Lef per capire la sua situazione ma il problema sì deve affrontare nella sua complessità e non su un caso specifico». Critico con l'assessore comunale il parlamentare del Pdl Riccardo Migliori: «Giani non mi meraviglia, banalizza perché la sinistra da anni è abituata a una politica della cultura basata sull'effimero e non sulla realizzazione di un reticolo che sia occasione culturale. Per rendersene conto basti pensare che l'università di Firenze è collocata nel 258esimo posto tra le università di tutto il mondo. È possibile che la capitale dell'umanesimo e del Rinascimento sia scivolata così in basso? Eppure, il sindaco di Firenze è membro del consiglio di amministrazione dell'università. Purtroppo, la grande capitale della cultura rinnega il suo molo storico. Ecco perché non mi meraviglio». Migliori è d'accordo con Cardini: «Quello della Lef è un problema generale che riguarda tutta la cultura fiorentina. Si chiudono librerie, case editrici, cenacoli culturali. Dall'inizio del secolo tino agli anni Quaranta Firenze era la capitale culturale dell'Italia non solo per le avanguardie, per i macchiaioli e per i futuristi, per riviste come La Voce, ma anche per la presenza in città di Giovanni Papini, Ardengo Soffici, Aldo Palazzeschi. Chi voleva scrivere qualcosa doveva stare a Firenze. Dopo la fine della guerra il potere di Roma e l'economia di Milano hanno traghettato il cuore della cultura in queste due capitali. A poco a poco Firenze è decaduta. Ora dice ancora Migliori i pochi segni rimasti vengano rimossi, dobbiamo fare il possibile affinché non avvenga ciò. Cardini ha fatto bene a lanciare l'appello, tutte le iniziative sono utili. Ma c'è un altro dato che non va sottovalutato: Firenze non esiste pi perché è stata sopraffatta dalla crisi di tutta la cultura italiana».