Lucarelli: «Usiamo i beni confiscati alla mafia» Carlo Lucarelli lancia un appello: «Destiniamo alla cultura i beni confiscati alla mafia». Non è una provocazione, ma un messaggio in controtendenza rispetto alla polemica scatenata da Baricco quando suggeriva di togliere fondi pubblici alla cultura. «La polemica di Baricco e il successo dello speciale di Che tempo che fa con Saviano hanno confermato l'idea», spiega lo scrittore. L'idea che c'è sete di informazione e cultura. «Perché cultura è educazione, è bellezza, significa essere cittadini consapevoli che rispettano la Costituzione». Domani a Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna, dalle 10 alle 20, ci sarà un'anteprima della rassegna autunnale ideata da Lucarelli «Politicamente scorretto». Sulla scia della manifestazione di Napoli di sabato scorso, sarà la volta de «L'etica libera la bellezza». Verranno letti nuovamente i nomi delle vittime delle mafia, saranno trasmessi documentati, ci saranno incontri con tanti ospiti: da Nando Dalla Chiesa a Pina Maisano Grassi, Roberto Roversi e Pino Maniaci. E si lancerà l'appello per la cultura, insieme al Comune emiliano e all'associazione Libera. Sono 8.446 i beni confiscati alla mafia al 31 dicembre 2008 a partire dalla Legge Latorre-Rognoni dell'82. "Un passaggio fondamentale perché per i mafiosi andare in galera è terribile, ma perdere il proprio patrimonio lo è molto di più», spiega la vicepresidente di Libera Enza Rando. La destinazione di questi beni confiscati ad altri è arrivata con la legge 109 del 96. «Adesso sarebbe importante che diventasse immediato il passaggio dalla confisca alla restituzione alla collettività», aggiunge Rando. Oggi, di questi 8mila beni, solo 4.372 hanno avuto una destinazione. Quanto valgono? Lucarelli: «Forse fantastiloni ».