Il mondo della musica si interroga. I tagli operati al Fondo Unico dello Spettacolo hanno costretto le Fondazioni liriche a obbligatori salti nel buio, tenuto conto del fatto che il reperimento di denaro privato, richiesto dalla legge attraverso l'acquisizione di sponsor, non si è rivelato cespite sufficiente. E comunque, l'ingresso della mano privata nella musica seria tarda a decollare, soprattutto per mancanza di adeguati incentivi alle aziende, e non salva gli enti dalle ormai storiche difficoltà in cui versano da tempo. Hanno recentemente scritto e parlato, rivolgendo i loro s.o.s. al presidente del Consiglio o, più in generale, al Governo, il sovrintendente del Carlo Felice di Genova, Gennaro Di Benedetto, e quello del Comunale di Bologna, Stefano Mazzonis. Proprio ieri ha ribadito una vigorosa richiesta d'aiuto e di collaborazione Giorgio Van Straten, responsabile del Maggio Musicale Fiorentino: «Bisognerebbe ricordare che la cultura è una risorsa economica di questo Paese e che spendere in cultura è un investimento». E Zubin Mehta, direttore stabile del Maggio, ha aggiunto: «Vorrei tanto, per una volta, lavorare per un teatro e per una Fondazione che non debbano fare i conti con le ristrettezze economiche». Ben conscio di come le Fondazioni liriche siano patrimonio specifico e altamente rappresentativo della nostra cultura, il ministro dei Beni e delle attività culturali, Giuliano Urbani, sta monitorando la situazione attraverso consultazioni con i responsabili e le associazioni di categoria. Le Fondazioni, però, annusano tempi di vacche magre e si appellano con forza alici loro innegabile funzione storico-sociale per evitare il peggio. Il sovrintendente dell'Opera di Roma, Francesco Ernani, ha scritto, per parte sua, la lettera che pubblichiamo oggi in prima pagina. In essa, rivolgendosi ipoteticamente al maestro Arturo Toscanini, "sacerdote della musica", espone la propria posizione: sciagura sarebbe, secondo lui, smantellare i complessi stabili (retaggio tipico delle Fondazioni liriche) per rendere i teatri una "colonia" ospitante, ad uso di complessi diversi di volta in volta reclutati. Ernani definisce la lettera a Toscanini «un contributo al dibattito e un grido di dolore». Se il ministro Urbani avesse ancora qualche dubbio, circa l'attiva partecipazione al dibattito delle parti in causa, le voci della lirica in crisi sono tutte lì, pronte a testimoniare il contrario.