E a Trani ledificio romanico continua a sfarinarsi dinanzi allazione impietosa del mare «Sono tante le cattedrali di Puglia» sospira il direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici, Ruggero Martines. Belle, dense di epoche, architetture di genio e forza da togliere il fiato. Da mercoledì ad Andria si sono riaperte le porte della cattedrale chiusa da quattro anni di interventi di restauro e di consolidamento strutturale. Grande emozione nel ritrovare un luogo di culto così simbolico per la città con le cappelle del patrono, San Riccardo, e della Sacra Spina, antichissima reliquia miracolosa. E non sono mancate sorprese come la scoperta sulla navata laterale di una grande porta esterna incardinata in pietra e lemersione di un grande arco a ogiva chiuso dal 1700. I lavori hanno portato alla ricostruzione del presbiterio, alla riapertura delle cappelle laterali, dellingresso e del porticato laterale. Ma nel resto della Puglia? «Tutte aperte, tutte aperte le cattedrali» tranquillizza Martines. A parte Foggia chiusa ormai da quattro anni e con i lavori fermi e, soprattutto, con un bellaffaccio sullinterno per pioggia e detriti attraverso la lanterna lignea instabile e una porzione di tegole scoperte. «Ma anche lì si va verso una soluzione ottimale» dice. Il quadro complessivo dello stato dellarte lo ricostruisce il direttore dellUfficio tecnico della Diocesi di Foggia-Bovino, larchitetto Nazareno Gabrielli. «I lavori parziali sono stati effettuati in due diversi periodi con due tranche di finanziamenti ma senza un programma generale. È stato come tamponare una falla mentre se ne apriva unaltra. I lavori incompiuti creano varchi per gli agenti atmosferici e si finisce per far peggio». La novità più recente è che lUfficio tecnico ha prodotto un programma generale di interventi, dal consolidamento strutturale al museo diocesano. Per tutto questo occorrono 13 milioni di euro e almeno cinque anni di lavori. Lobiettivo è mettere in sicurezza la cattedrale e riaprirla al culto nel giro di due anni. Inoltre, «il cantiere aperto stimolerebbe la partecipazione di tutti a una raccolta fondi collettiva, perché la cattedrale è un monumento dei foggiani, custode delle radici della loro stessa identità, fin dallanno Mille. Se fossimo in Friuli la gente si sarebbe rimboccata le maniche e lavrebbe ricostruita a sue spese» continua Gabrielli. Nel frattempo, arriveranno presto dalla Regione 500 mila euro per chiudere la lanterna. Una campagna di sensibilizzazione che ha contribuito a smuovere lopinione pubblica sulla questione continua a condurla la delegazione Fai di Foggia. Il duomo, a causa della sue pesanti impalcature e per la precarietà delle copertura, si è anche guadagnato una menzione tra i Luoghi del cuore da salvare, una campagna sostenuta da Banca Intesa e lEspresso, come ricorda il capodelegazione Maria Luisa DIppolito, pronta ad avviare una campagna fondi per i lavori. Un problema, per quanto connaturato con lessenza stessa della pietra, ci sarebbe anche per la cattedrale di Trani che si sfarina. Con la tranquillità di chi ha donato nuova vita ai templi di Paestum il direttore Martines non sallarma. «Ma si è sempre sfarinata». In realtà, qualcosa è cambiato in questi ultimi cento anni ed è il mancato utilizzo a protezione del latte di calce che, però, la rendeva di un bianco accecante. Soluzione che si scontrerebbe con il gusto contemporaneo. Il magnifico tempio è esposto più dogni altro alle intemperie, vento e sale che penetrano con maggiore facilità tra le pietre producendo una reazione chimica di umidità salina che potrebbe presto essere approfondita con lUniversità di Bari. E comunque, Martines taglia corto: «Non credo che la soluzione esista. Alla fine si sostituiranno le pietre come si è sempre fatto. E, poi, i monumenti sono come gli essere umani, dopo una certa età soffrono dartrite». Può essere colpa della detonazione da fuochi pirotecnici? «Macché, il sale è molto più cattivo». Scendendo a Sud, la cattedrale di Brindisi ha richiesto per il restauro meno di un anno. Mentre si va verso una soluzione anche per Lecce dove, da più di un anno, il seicentesco campanile della cattedrale è impalcato. «Stiamo lavorando e per il prossimo Natale è prevista la consegna dei lavori strutturali di consolidamento statico, in seguito allassegnazione di fondi provinciali e regionali» assicura il progettista e responsabile dei Beni culturali della Diocesi di Lecce, larchitetto Giuseppe Fiorillo.