Il consiglio comunale sollecita le indagini La denuncia "La masseria delle suore è stata svenduta indagate" Una masseria dell800, arroccata nelle campagne di Cisternino, venduta per 140mila euro. Un contratto firmato tra padre e figlio, il Comune che non riesce a esercitare lopzione per acquistarla. Una serie di ricorsi al Tar. E ieri, per concludere, un denuncia in Procura contro la Soprintendenza. Sono questi gli ingredienti di una strana storia che sta creando scompiglio nella Valle dItria. Tutto comincia il 29 luglio del 2005 quando, nello studio del notaio barese Michele Buquicchio, viene venduta la storica "Masseria Tremetrio". Si tratta di unarea di dieci ettari, allinterno dei quali ci sono un agglomerato di fabbricati (compresa una chiesetta) tutti realizzati nel 1800. Larea è di proprietà delle suore della "Congregazione delle suore dei sacri cuori" che lo ricevettero in donazione dalle eredi Lagravinese affinché le sorelle si prendessero cura dei bambini audiolesi. A luglio del 2005, invece - ricostruisce il consiglio comunale di Cisternino in una delibera approvata quindici giorni fa - il procuratore speciale delle suore, lavvocato barese Francesco Zippitelli (già esecutore fallimentare degli eredi Lagravinese) decide di vendere limmobile alla "Società immobiliare Puglia srl". Amministratore unico e legale rappresentante è il dottor Ettore Zippitelli. Suo figlio. Il prezzo stabilito è di 148.101 euro, così come indicato dallarchitetto Marino Cesca in una perizia giurata presso il tribunale di Taranto. Il comune di Cisternino non viene informato dalla compravendita. Lo scoprirà soltanto il 15 maggio del 2008 quando la Soprintendenza gli invia una lettera con la copia dellautorizzazione a «non meglio precisate opere edilizie sulla masseria». Al Comune saltano sulla sedia e chiedono immediatamente laiuto di un avvocato, Fabiano Amati. Che studia il caso e sostiene che la compravendita è nulla: il Comune, così come prevede la legge del 2004, avrebbe dovuto essere chiamato in causa in quanto poteva esercitare il diritto di prelazione. Per questo lamministrazione scrive alla Soprintendenza più volte, ma non ottiene risposta. Il 17 ottobre decide di presentare un ricorso al Tar di Lecce. Il cinque novembre i giudici amministrativi accolgono listanza del Comune e obbligano la Soprintendenza a sentire se il Comune è interessato alla masseria entro 45 giorni. Successivamente, il 28 gennaio del 2009, saranno ancora più chiari assegnando allamministrazione «il termine di 45 giorni per leventuale esercizio della prelazione». Il Comune lo esercita, ma a questo punto cè il colpo di scena: lAvvocatura dello Stato presenta ricorso contro la sentenza, «cioè lo Stato va contro lo Stato che vuole recuperare un bene per favorire un privato che magari lì realizzerà lennesimo Resort» dice Amati. Da qui la decisione del consiglio comunale di presentare un esposto alle Procura di Lecce, per le presunte omissioni del Soprintendente, e di Bari, per quelle della Direzione regionale.