Nel discorso di chiusura Berlusconi vuole cambiare registro. Lanciando anche unofferta alla Lega ROMA - «Domenica parlerò della nuova Italia». Lo aveva programmato. Aveva messo nel conto che lintervento di apertura del congresso fosse «riepilogativo», senza novità. «Rivolto al passato più che al futuro». Per il discorso di chiusura, invece, Silvio Berlusconi è intenzionato a cambiare registro. Del resto, già ieri sera lasciando i capannoni della nuova Fiera di Roma, ha fatto capire ai delegati del Pdl che i «fuochi dartificio» verranno esplosi domani. E già, perché dopo il riassunto delle puntate precedenti, il Cavaliere considera indispensabile cambiare velocità. Molti dei suoi fedelissimi sono convinti che il premier abbia seguito «uno spartito non suo». E lui stesso ha confessato a qualche deputato di Forza Italia di sentire il bisogno di «cambiare marcia». «Ho parlato da statista - ha ripetuto Berlusconi nella cena organizzata a Palazzo Grazioli con lo stato maggiore del Polo delle libertà - ma non basta». A suo giudizio, la nascita di un nuovo soggetto politico «a vocazione maggioritaria» deve essere accompagnata da segnali di «svolta vera». E la «svolta vera», per Berlusconi, può essere imposta solo da Palazzo Chigi. Quindi? Intanto vincolerà lazione del Pdl a quella del governo. «Parlerò di come dovremo trasformare il Paese - ha spiegato ai suoi - delle riforme da fare. Di quelle concrete, però. Delle cose che bisogna fare per ammodernare lItalia e per far stare meglio la gente». Ma anche di un processo che porti ad un deciso «bipartitismo» e ad una «democrazia più veloce». Un sistema basato su un governo dotato di «più poteri». Senza contare che oggi parleranno due dei "pretendenti" alla successione: Gianfranco Fini e Giulio Tremonti. Linquilino di Palazzo Chigi ieri ha fatto di tutto pur di smorzare i toni della polemica con il leader di Alleanza nazionale. Più di una volta si è rivolto al presidente della Camera. E sa, soprattutto, che la platea di An oggi si compatterà per dimostrare che nella leadership del partito cè anche Fini. Deve rassicurare gli ex missini sapendo però che il duello a distanza sarà nei fatti. Oggi allora ascolterà lalleato per poter ribattere domani. «Avete visto? Nessuno sgarbo con lui. Lo avevo promesso. Domenica accoglierò pure le sue richieste». Ma, ha avvertito, «non mi farò scavalcare da lui». La guerra dell"applausometro", insomma, si è già aperta. Anche per questo, ha ripetuto tornando a Palazzo Grazioli, «serve qualcosa di più». «Per lapertura avevo bisogno di ricordare cosa è successo in questi 15 anni. Dovevo raccontare le radici del Pdl. Adesso dovrò rivolgermi a tutti gli elettori e non solo ai militanti. Dare loro un nuovo sogno». «Quello di apertura del resto - sottolinea il suo portavoce, Paolo Bonaiuti - è stato un intervento da padre della patria». A questo punto, dunque, il Cavaliere vuole in primo luogo parlare delle riforme: «Mi riferirò, però, a quelle concrete. Una riforma, per me, è il termovalorizzatore di Acerra, il treno Freccia rossa Milano-Roma, il piano casa e le infrastrutture. Se vogliamo arrivare al 51, dobbiamo far capire che stiamo dalla parte della gente». «Dobbiamo essere consapevoli che lobiettivo primario in questa fase è la crisi economica. Dobbiamo affrontare lemergenza recessione. Tutto il resto viene dopo». Certo, in gioco cè anche la «velocizzazione» dei tempi di decisione. La revisione dei regolamenti parlamentari e le riforme della Costituzione che saranno «condivise» solo se il Pd «abbandonerà la linea del "no" sempre e comunque"». Ma si tratta di traguardi successivi. Un riferimento al presidenzialismo ci sarà, ma come una meta da inseguire a fine legislatura. «Il governo - ripete da tempo - deve avere più poteri». Così come un obiettivo di lungo periodo è quello del «bipartitismo». Un argomento di cui ha discusso di recente pure con Umberto Bossi. Non è un caso che ieri abbia cercato ripetutamente la sponda della Lega. Il saluto al Senatur è stato il più caloroso. Un modo per stringere lasse con il Carroccio, certo. Ma è anche lo strumento più diretto per arginare le pretese dei colonnelli di An e per irrobustirsi nel braccio di ferro ormai quasi quotidiano con Fini. Tantè che nei sogni del Cavaliere cè anche lidea di coinvolgere i lumbard nel progetto del nuovo partito. Un percorso graduale, «nel rispetto della territorialità della Lega». «Ma prima di ogni altra cosa - ha ripetuto - pensiamo alle cose concrete».