MILANO Una sfida a colpi di Caravaggio e Monet, di Mirò e Raffaello. Concorrenti le città lombarde, che mai come in questo periodo hanno proposto un'offerta di mostre tanto vasta, quasi un sunto dell'intera storia dell'arte: quattro sono allestite a Palazzo Reale di Milano (Van Dyck, l'arte giapponese, la Persia del '500 e il Gran teatro del mondo), i Pittori della realtà sono esposti a Cremona, Mirò a Como, Brescia sta preparando cinque mostre tutte assieme per il prossimo autunno (la più importante su Monet), Mantova ne aprirà una il 7 maggio dedicata all'infanzia nell'arte e un'altra a ottobre sul «manierismo padano» curata da Vittorio Sgarbi. E l'Accademia Carrara di Bergamo ne proporrà una su Moroni nel 2005. Insomma, una rinnovata vitalità culturale che fa dire a Sgarbi che «la vera capitale della cultura non è Genova, che propone una brutta mostra su Rubens, ma Milano, grazie alle tante offerte». Ma non è solo una questione di cultura. Potrebbe trattarsi, persino, di una via nuova allo sviluppo. «Il turismo culturale afferma il sindaco di Mantova Gianfranco Burchiellaro è una risposta alle difficoltà dell'economia. Il paradosso è questo: mentre lo Stato riduce le risorse per la cultura, aumentano gli eventi culturali. Si investe a livello locale, grazie alla collaborazione pubblico-privato». ARTE E AFFARI Investimenti anche costosi, visto che Brescia Musei (la spa partecipata da Comune e Fondazione Cab) e Linea d'ombra, la società di Marco Goldin, curatore delle rassegne, solo per il primo anno sborseranno 5-6 milioni di euro (50 ciascuno). Ma il pubblico sembra gradire: per le mostre d'autunno sono già arrivate più di 10 mila prenotazioni. «E questo prima che distribuissimo due milioni di dépliant attraverso i giornali e ne inviassimo altri 250 mila a indirizzi mirati aggiunge soddisfatto Agostino Mantovani, segretario della Fondazione Cab . La cosa più importante è che chi prenota chiede dove può fermarsi a dormire. Noi offriamo cinque mostre proprio per incentivare un turismo non mordi e fuggi». In effetti, conti alla mano, l'investimento in cultura sembra essere redditizio. Uno studio commissionato dal Comune di Mantova stima che cia-scun visitatore dì una mostra lasci alla città, fra bibite, panini e parcheggio, dai 12 ai 25 euro. Le esperienze del passato sembrano di buon auspi-cio: la mostra sulle collezioni dei Gonzaga a Mantova, la «Celeste Galeria», costata tre milioni e mezzo di euro, ha richiamato 530 mila visitatori: solo con biglietti e merchandising (che ha portato 400 mila euro) si è rientrati delle spese. E l'indotto per la città è stato stimato dal Comune in 150 milioni di euro. «Ma è stata un'entrata anche per lo Stato che, solo in tasse, ha incassato un miliardo e 800 milioni di lire: vista la situazione di crisi, sarebbe intelligente detassare gli investimenti in cultura» aggiunge Burchiellaro, che sul futuro ammette: «I numeri della Celeste Galeria saranno difficilmente ripetibili. Nel prossimo anno per le mostre spenderemo due milioni di euro. Speriamo di aggiungere 150 mila visitatori ai 200 mila che ogni anno arrivano a Palazzo Te». MA LA QUALITÀ? Le troppe offerte non rischiano di stancare il pubblico? I protagonisti giurano di no. «È un fatto di democrazia: quanti bresciani possono andare ad Amsterdam ad ammirare Van Gogh? Consentire a molti di godere di un piacere estetico è un servizio sociale importantissimo» dice il sindaco di Brescia Paolo Corsini. Dello stesso avviso Vittorio Bo, alla guida del centro culturale di Palazzo Te: «Io sono dell'avviso che le cose belle vadano promosse e che la gestione economica non debba restare fuori dalla produzione culturale». «Nessuno ha esagerato come noi scherza Flavio Caroli, curatore delle mostre di Palazzo Reale a Milano : con quella del Guercino c'erano ben cinque mostre allestite in contemporanea. È stato un esperimento, volevamo provare le massime potenzialità di Palaz-zo Reale: siamo arrivati a 5 mila presenze nel weekend. A livello generale, invece, direi che il rischio di fare troppe esposizioni c'è: meglio alzare la qualità», A proposito di qualità, meglio chiedere a qualcuno fuori dalla competizione: «Non esageriamo a lamentarci del troppo afferma convinta Rossana Bossaglia, storica dell'arte , la qualità delle esposizioni mi sembra buona. A volte i temi sono banali o pretestuosi, ma Insomma, chi se ne importa! Al pubblico interessa ammirare bei quadri».