Ha alzato la cornetta del telefono da Stoccarda e ha chiamato l'assessore ai Beni culturali Fabio Granata. «Voglio legare il mio nome al gioiello siciliano che più mi affascina: la Cappella Palatina. Curerò a mie spese, senza alcuna contropartita, il restauro. Mi impegnerò per 3 milioni di euro». Un grosso magnate di Stoccarda, Reinhold Würth corre in soccorso del patrimonio culturale siciliano. «Si tratta della più grande operazione di mecenatismo culturale realizzata in Sicilia dice entusiasta Granata con il presidente della Regione concederemo a Würth la cittadinanza onoraria siciliana». Würth, a capo della multinazionale del settore metalmeccanico, non è nuovo a operazioni di questo genere nella sua veste di presidente dell'omonima Fondazione. In un primo tempo aveva dato la sua disponibilità anche per la gestione dei servizi turistici aggiuntivi, poi ha optato per la donazione senza alcuna contropartita. Restaurerà la Cappella, che necessita di interventi urgenti dopo il terremoto del 6 settembre scorso. Può cantare vittoria adesso il presidente dell'Ars Guido Lo Porto, che nei mesi scorsi ha tenuto un filo diretto con Würth: «La multinazionale è interessata a molti-plicare le presenze provenienti dalla Germania, Würth intende legare il proprio nome a un monumento che si identifica con la figura carismatica dell'imperatore Federico II». Ma mentre un privato interviene gratuitamente, le istituzioni che sono di casa a Palazzo dei Normanni continuano a non trovare un accordo sulla ripartizione degli introiti del biglietto di ingresso. Conseguenza: gli oltre 400mila turisti che ogni anno entrano a Palazzo per la visita e che fanno di questo il secondo sito più visitato dopo la Valle dei Templi, non pagano nulla. Eppure la legge finanziaria che imponeva il pagamento del biglietto risale al primo governo Capodicasa: 1999. Sono trascorsi quattro anni, nel corso dei quali l'Assemblea regionale, l'assessorato ai Beni culturali, la prefettura (che ha la proprietà della Cappella), e la Curia hanno rivendicato ciascuno una quota degli introiti. E in mancanza dell'accordo la legge è rimasta inattuata. Fatti due conti, dato che il biglietto di ingresso costerebbe circa 4,50 euro (come per i siti siciliani di prima fascia) ed essendo oltre 400 mila i visitatori, dal '99 ad oggi le casse pubbliche regionali hanno perso circa 7 milioni 200 mila euro. «I soldi a noi non interessano affatto, o meglio li vogliamo utilizzare per le opere di manutenzione del Palazzo spiega il segretario generale Ninni GiuffridaA breve sigleremo l'accordo e si potrà partire». Ancora più certo l'assessore Granata: «II protocollo è già pronto, non possiamo permetterci di affrontare la primavera con un nuovo pienone di turisti senza l'introito di un euro». Quel milione 800 mila euro l'anno servirebbe eccome per la gestione del Palazzo. Tanto più che negli altri 84 tra siti, musei e palazzi, la Regione fa pagare. Con fondi della stessa Regione sono stati realizzati a Palazzo gli interventi per potenziare l'ingresso turistico su piazza Indipendenza. Realizzati lo scivolo e la biglietteria, in allestimento i tunnel con metal detector. Per adesso la disciplina dell'ingresso è affidata a una cooperativa, la «Arte e vita» su affidamento diretto del Consiglio di presidenza dell'Ars. Giovedì scorso sono stati completati i lavori di messa in sicurezza di Palazzo dei Normanni. E durante gli interventi sono state fatte interessanti scoperte nella Sala degli ex presidenti dell'Assemblea, nell'anticamera di Sala d'Ercole, tappezzata da ritratti dei presidenti dal 47 ad oggi (con la sola eccezione di Nicola Cristaldi, al quale il ritratto fatto a fine legislatura non piacque e non lo volle esposto). Gli operai, scrostando l'intonaco per restaurare le lesioni, si sono imbattuti in una porta del 700, in due finestre alte risalenti alla struttura normanna e in un camino del 1560. La settimana prossima interverrà la Sovrintendenza per decidere come intervenire per il recupero. Sala d'Ercole è stata messa in sicurezza per consentire lo svolgimento delle attività parlamentari. «Ma siamo ancora in attesa che venga programmato un intervento di restauro organico, che è indispensabile» dice il responsabile dell'ufficio tecnico dell'Are, Giuseppe Esposito. Ma Palazzo dei Normanni in questi giorni è un cantiere aperto soprattutto per i lavori di installazione del sistema di sicurezza. «Nelle ultime settimane abbiamo ricevuto parecchie sollecitazioni dalla prefetturaspiega il segretario generale Giuffrida legate anche al rischio terrorismo». E così, con i residui dei fondi Onu vengono installati il sistema di videocamere tutto intorno all'edificio, i tunnel metal detector ai due ingressi, ma soprattutto viene spostato il gabbiotto dei custodi e i cancelli di accesso fin sulla via che taglia Villa Bonanno. La larga strada che porta al Palazzo sarà requisita e trasformata in posteggio per deputali, dipendenti e militari del distretto, come pure le due rampe di accesso. Sarà infatti vietato posteggiare le auto sotto le finestre del Palazzo.