Giornate di studio con Alberto Angela e Valerio Caprara alla Casa del Pellegrino La "più viva delle città morte". Viva non solo perché il sito archeologico di Pompei è tra i monumenti più visitati al mondo. Viva perché ha ispirato, e continua a ispirare, artisti di tutto il mondo. Scrittori, pittori, cineasti, autori teatrali. Attraverso le cui opere un convegno - oggi e domani alla Casa del Pellegrino di Pompei - racconta la ribalta artistica della città negli ultimi 150 anni. Un viaggio che inizia nel 1861 e giunge sino ai nostri giorni. Con lintento, spiegano gli organizzatori, di «ricostruire in modo sistematico e sul piano storico-critico la biblioteca dei testi della letteratura (dalla narrativa al filone delle guide turistiche), la galleria delle opere darte e la videoteca dei film che raccontano Pompei». Lappuntamento, voluto dal dipartimento di Filologia moderna dellateneo Federico II e dallIstituto Suor Orsola Benincasa insieme allassessorato alla Cultura di Pompei, vedrà come primo relatore Alberto Angela (alle 11), chiamato ad affrontare il tema del racconto televisivo dei luoghi archeologici «nel tempo difficile di una tv che rincorre laudience». Ma Pompei non è solo il sito archeologico. Il suo polo religioso ispira scrittori e giornalisti che vengono ora, grazie al convegno, inseriti nella biblioteca pompeiana. Matilde Serao, per cominciare. Che descrive la devozione per la Madonna di Pompei nel romanzo breve "Storia di due anime" (mentre in "Addio, amore" sceglie gli Scavi per ambientarvi le prime scene). Ed anche la drammaturgia di Eduardo: in "Napoli milionaria" Gennaro Iovine è devoto alla Madonna del Rosario e per ringraziarla di essere tornato vivo dalla guerra fa un voto: «Io aggia ì a Pumpei». Tra le novità del convegno, alcune testimonianze letterarie mai tradotte prima in italiano. Come le pagine di fine '800 dello scrittore inglese George Gissing, in "The emancipated" o le raccolte dei discorsi dei papi che ci sono stati da Pellegrini. Il programma del convegno è fitto di nomi. Ci sarà Cesare De Seta, ad esempio, su "Viaggiatori e vedutisti a Pompei al tempo della scoperta". Ci sarà Umberto Pappalardo, sul "Revival di Pompei". Per ricordare, tra laltro, di Paul Getty che si fece ricostruire la Villa dei Papiri a Malibù, di re Ludovico di Baviera che volle la Casa dei Dioscuri riprodotta ad Aschaffenburg, di Picasso che per i suoi "Minotauri" si ispirò ai mosaici della Casa del Labirinto, di Mozart che trasse ispirazione dalla visita al Tempio di Iside per comporre "Il flauto magico". Ed è proprio per indagare le peculiarità di questo fascino che è convocata la due giorni che ha lambizione di risistemare le immagini di Pompei in una sorta di atlante storico-critico. Che inevitabilmente, però, ripercorre anche gli anni dei primi scavi, quando, alla metà del '700, fiumane di viaggiatori e di turisti hanno cominciato a calcare le strade della città antica. «E come non ricordare Goethe, Hamilton, Dumas, Garibaldi, Trotzky, Hirohito, la regina Elisabetta. E ancora, solo per citarne alcuni, Le Corbusier, Ingrid Bergmann, Kohl, Clinton». Nessuna sorpresa, allora, se Dieter Richter (Universität Bremen), racconterà di Sigmund Freud e Pompei sulla genesi del modello archeologico della psicoanalisi.