«Ora bisogna pensare al futuro. Ho già unidea per il nuovo direttore del Pan. Non dico ora il nome, perché dietro un nome cè un progetto e quello dovrà essere concordato, ma penso a un napoletano. E al di là della carta di identità, a un direttore che valorizzi il Pan come laboratorio per gli artisti napoletani». Lassessore alla Cultura, Nicola Oddati, che tre anni fa chiamò Julia Draganovic, non vuole più guardare al passato («anche se mi dispiace che si gettino ombre sul museo quando si va via»), ma pensa al futuro e promette a breve un nuovo direttore. Intanto ieri la mattinata al Pan, nella Emergency Room (il format curato da Thierre Geoffroy), è cominciata con un dibattito sullarte censurata e strumentalizzata, partito dopo la performance di Melita Rotondo: «Io spesso sto in silenzio, ma vorrei che il mio lavoro diventasse parola, azione. Ma dove? I luoghi che dovrebbero mostrare larte sono sempre più chiusi e insignificanti. Io sono lemergenza, io artista impotente, strumentalizzata, censurata». Un grido quello della Rotondo davanti alla telecamera, raccolto da Patricia Pulles: «Gli artisti napoletani sono in emergenza». Una discussione che si espande oltre i confini e spazia in Europa sempre con la Rotondo. Con Sebastiano Deva si allarga a chi «parla di arte senza entrare nei musei». E diventa «rispetto dello spazio e rispetto dellarte come poesia e non come polemica», con Giulia Piscitelli. «Tutto quello che è stato detto e scritto, tutto quello che è successo in questi giorni intorno al Pan non è una sconfitta dellarte, perché noi continueremo a lavorare e ad esporre, ma è una sconfitta della città, che non ha saputo mantenere lequilibrio e difendere la qualità», commenta la napoletana Roxy in the box. E la mattina di Emergency room finisce con un catartico lancio di palle di giornale e colla contro un tiro a segno, realizzato da due artisti francesi, David Marin e Baptiste Debombourg, secondo cui «per cambiare davvero il mondo bisogna credere in un tema, studiarlo, sviscerarlo ed allenarsi per far centro».