Giovedì 8 aprile, giorno di santa Giulia, favorevole per rimbalzo onomastico a nostri musei e alla cultura bresciana in genere, per l'Archivio di Stato, sì è mostrato, invece, nuovamente infausto. Ci ha scritto il nostro notaio, la nostra magnifica "gola profonda", hanno inviato fax ed e-mail studenti universitari, abbiamo parlato con utenti delusi, professionisti, autodidatti mortificati. Ora dovrebbe essere in arrivo una lettera di denuncia inviata al sindaco di Brescia, al prefetto, al presidente della Provincia, al Ministero dei beni culturali, alla Procura della Repubblica. Motivo? L'Archivio è scassato. Da anni continua ad essere scassato, ma non è motivo per assuefarsi. Non c'è bisogno di riassumere le puntate precedenti di questo drammone, atto unico di cento capitoli, titolo, «Come si rovina un Archivio. Storia di una dissipazione bresciana...». Dunque, che i gabinetti fossero stato chiusi all'Archivio per mancanza di carta igienica - ma qualcuno avrebbe potuto procurarla, in attesa di quella bianca che è la più lunga del mondo, consigli preziosi dallo spot televisivo - che il montacarichi si fosse bloccato, aggiustato, ribloccato, aggiustato, che la direttrice fosse stata comandata a Milano e a sostituirla fosse venuta la collega di Cremona, un giorno-maxime due la settimana, che gli utenti della Lombardia e dintorni si fossero trovati le porte chiuse cento volte, per un'indisposizione oppure per un nuovo clamore oppure per una rivendicazione, senza avvertenza, finalmente, si erano detti tutti, il giovedì 8 di santa Giulia, si volta pagina. Parlano i testimoni dell'8 aprile: «L'archivio era superaffollato, una studentessa ha predisposto una lettera dì denuncia contro l'andazzo archivistico. Ampia sottoscrizione. Quindi, subito, è uscita la più bella, anzi il danno più alto: lo sapete che a causa dell'apri e del chiudi, delle impossibili consultazioni archivistiche, diversi studenti universitari bresciani hanno dovuto cambiare il titolo della loro tesi, rimboccarsi le maniche dopo mesi di lavoro, riferire al professore le difficoltà strutturali dell'Archivio di Stato di Brescia e stabilire di accedere ad un altro titolo, ad un'altra tesi la cui elaborazione stesse alle larghe dall'Archivio di Stato di Brescia? La parola d'ordine, tra numerosi laureandi bresciani è stata questa: chiedete una tesi che non abbia nulla da chiedere all'Archivio di Stato di Brescia. Qui, Sasà di Striscia la notizia, prima o dopo, verrà a soggiornare per le ferie e in pochi, all'Archivio, non si cuccheranno un tapirone. Ci chiediamo: per salvare il funzionamento normale del nostro Archivio, dobbiamo buttare in pasto agli italiani tutta la nostra insipienza, dobbiamo sfregiare la città e la provincia bresciana, dobbiamo filmarla in tivù mentre mostra gabinetti, montacarichi, direttori, chiusure a sfarfallo? È ben grave che degli studenti bresciani non possano laurearsi su una tesi per il fatto che l'Archivio di Stato, ricchissimo di notizie, della memoria da mille elefanti, del prestigio solenne di un passato fiorentino, dei fondi famigliari irreperibili da altre parti dell'aristocrazia di almeno 300 anni, non si regga in piedi per distrazioni complessive, per un degrado palleggiato tra parti sociali ed istituzioni. Volete i nomi degli studenti che hanno dovuto cambiare tesi per le chiusure dell'Archivio di Stato? Per la cosiddetta privacy li tratteniamo nel cassetto, ma se proprio ne vorrete sapere di più, li affiggeremo - con il loro consenso - sul palmo delle mani di Arnaldo, Garibaldi, Speri, Moretto, Tartaglia. E sulle mani di Zanardelli, il quale, avendo contatti postumi e liberali con il ministro Urbani, lo sveglierà su questa situazione, A parte l'ironia, non altro che passione - consentitela anche a noi, ogni tanto - non ci pare, tutti insieme, che dovremmo metterci una pezza subito a questo Archìvio che fa acqua da tutte le parti e mostra ormai i segni su faldoni umidi e testi in rischio di malora? Numerose testimonianze del Giovedì Santo dicono che l'Archìvio ha funzionato a ritmo ridotto, consegna di soli 2 pezzi archivistici poiché quasi tutto il personale era in ferie, Archivi decenti prevedono la consegna da 6 a 12 pezzi archivistici al giorno in consultazione. Ultimissima e primissima. Un genitore è venuto a sincerarsi che suo figlio non gli raccontasse stupidaggini. Non gli credeva, non poteva pensare che fosse vera la giustificazione che portava al cambio della tesi: «Papà, devo cambiare tesi di laurea, l'Archivio è quasi sempre chiuso. E' d'accordo anche il mio professore». Il genitore, il Giovedì Santo, è tornato a casa amareggiato, ma rassicurato che il figlio gli avesse riferito una storia vera, tra le più bruttine, ma vera. È tutto, per ora, dalla piovosa trama culturale bresciana in un aprile accidioso.
Archivio chiuso, tesi di laurea in soffitta
Il 8 aprile, giorno di santa Giulia, l'Archivio di Stato di Brescia è stato nuovamente chiuso a causa di problemi strutturali e di mancanza di personale. Ciò ha causato difficoltà per gli studenti universitari bresciani che hanno dovuto cambiare il titolo della loro tesi a causa della mancanza di accesso all'Archivio. Alcuni studenti hanno dovuto riferire al professore le difficoltà strutturali dell'Archivio e stabilire di accedere ad un altro titolo. La situazione ha causato frustrazione e delusione tra gli studenti e i loro genitori.
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