«L'obiettivo di dare un impulso all'edilizia lo condividiamo. Siamo favorevoli a ampliamenti per chi usa le rinnovabili. Bene distruggere brutture per fare case più belle. Ma è davvero necessario cancellare ogni regola?» si domanda polemicamente il presidente della Regione Claudio Martini. Meglio un disegno di legge (che si discute in Parlamento) di un decreto (fatto dal governo e immediatamente in vigore). «È come se - aggiunge - a Firenze per rendere più veloce il traffico decidessero che si può passare anche con il rosso». Sarebbe il caos. IL GIALLO DEL TESTO Confusione che già c'è sul testo della proposta del governo. Martini ha in mano quella inviatagli venerdì e messa all'ordine del giorno della conferenza Stato-Regioni di stamani. Berlusconi dice che il testo non è più quello. Che riguarderà solo le case singole, non gli immobili urbani. «Di che discuteremo?» si domanda perplesso Martini che ora spera che almeno si passi al disegno di legge. Quanto al testo fin qui noto Martini invita a non chiamarlo "piano casa", perché, dice, «non darà la casa a chi oggi non ce l'ha». CASE POPOLARI E AFFITTI LOW-COST Semmai il piano casa lo sta facendo la Toscana. dice Martini affiancato dall'assessore al territorio Riccardo Conti e dal vicepresidente Federico Gelli. La Regione che ha messo 120 milioni nei bandi di edilizia pubblica (più un'altra trentina che dovrebbe finalmente arrivare da Roma) e ne tirerà fuori altri 130 per gli affitti "low-cost: 400-500 euro al mese. Per quelle famiglie non così povere da entrare nelle graduatorie per le case popolari, né così ricche da permettersi i canoni di mercato. GUERRE FRA VICINI Il decreto invece darebbe la possibilità a chi ha la casa di ampliarla o buttarla giù e farla nuova in deroga a tutte le normative (nazionali e locali) vigenti, scavalcando anche le Sovrintendenze (hanno 30 giorni di tempo per dire no). «Ci sarà un contenzioso enorme fra vicini di casa spiega Martini - . Tu puoi farti la stanza, ma anche il tuo vicino. Così ti ritroverai un muro davanti alla finestra». Manna per avvocati. Tanto più che in Toscana già adesso molte procedure urbanistiche sono facilitate con l'utilizzo diffuso della Dia (dichiarazione d'inizio attività) che è usata (calcolano in Regione) da almeno 50mila toscani l'anno per vari interventi urbanistici. In più si potrà anche cambiare la destinazione d'uso degli immobili. «Una sciagura per il nostro mondo agricolo - dice Martini- perché fin qui, insieme alle categorie, abbiamo resistito alla speculazione. D'ora in avanti una stalla o un pollaio potranno diventare villette. E molti agricoltori così si trasformeranno in imprenditori edili». Fenomeno già visto: aziende chiuse, lavoratori a casa e imprenditori che si sono buttati sul mattone. Alla fine quando fra un anno e qualche mese (è la durata delle misure previste dal decreto) tutto sarà stato fatto ai comuni non resterà che prenderne atto e aggiornare i propri piani strutturali. «E così non ci sarà più spazio - aggiunge Conti - per edilizia di qualità». LE MOSSE TOSCANE E quindi se oggi Berlusconi non farà marcia indietro modificando il decreto e venerdì il governo lo approverà nel testo fin qui conosciuto dalla Regione la Toscana ricorrerà alla Corte Costituzionale perché il governo ha invaso le sue competenze. E farà una legge ad hoc. «Entro Pasqua sarà in consiglio» promette Martini.
TOSCANA - Doppio no della Toscana al decreto cemento libero
Il presidente della Regione Claudio Martini ha espresso preoccupazioni sul decreto del governo che prevede l'ampliamento o la demolizione di case singole per farne nuove in deroga alle normative vigenti. Martini afferma che il testo non è più quello previsto e che riguarderà solo le case singole, non gli immobili urbani. La Regione Toscana ha già messo 120 milioni nei bandi di edilizia pubblica e ne tirerà fuori altri 130 per gli affitti "low-cost". Il decreto prevede che chi ha la casa possa ampliarla o buttarla giù e farla nuova in deroga alle normative, scavalcando anche le Sovrintendenze. Ci sarà un contenzioso enorme fra vicini di casa, spiega Martini.
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