Semplificazione delle norme e 130 milioni di euro per affitti agevolati Ma tra il decreto Berlusconi e la legge di Martini si rischia il vuoto Il governatore sarà a Roma questa mattina: «Se il premier dice che il testo non è più quello di cosa parleremo?» Una legge ad hoc per frenare il piano casa, il ricorso alla Corte Costituzionale, passi in avanti verso la semplificazione delle procedure, un «vero» provvedimento con 130 milioni per case in affitto convenzionato. Claudio Martini, a destra l'assessore all'urbanistica Riccardo Conti, a sinistra il vicepresidente Federico Gelli, ieri ha incontrato i giornalisti per ribadire il no al provvedimento del governo. «Un no non pregiudiziale, ma nel merito, perché è una deregulation selvaggia, e nel metodo perché il provvedimento è anticostituzionale e non è stato confrontato con le Regioni». Così Martini ha «preparato» l'incontro Stato-Regioni di stamani, che a sua volta precede il consiglio dei ministri di venerdì che varerà il pacchetto casa, e ha ribadito perché la Regione Toscana dice no al governo. Ma ha anche aggiunto che c'è il rischio di una «corsa alla Dia» e che chi avrà acquisito il diritto all'ampliamento nel tempo che passerà tra l'entratata in vigore del decreto (martedì prossimo?) e la legge regionale (alcune settimane) potrà continuare a costruire come nulla fosse. «Non vogliamo che paghi il cittadino sottolinea Martini e non ci sarà né blocco, né sanzioni a chi avrà depositato la Dia durante la vacatio legis. In pochi giorni la giunta può presentare la proposta, ma non sarà un rifiuto del decreto, non è possibile, solo una norma che cancellerà le deroghe contenute nel testo che ci è stato presentato venerdì». «La Regione chiederà all'esecutivo di non procedere per decreto aggiunge Martini ma se sarà cosi e se il testo non cambierà il ricorso alla Consulta è un obbligo, non uno sfizio. Come è un obbligo la legge regionale in tempi brevi per difendere la Toscana, la nostra agricoltura e il territorio». Il presidente, dopo aver snoccialto puntigliosamente tutti i punti del decreto che «non possono essere condivisi» ha spiegato: «Quello del governo non è un piano casa, non dà abitazione a chi non ce l'ha, è una misura per dinamizzare l'economia attraverso l'edilizia. Sul principio siamo d'accordo, sul prezzo da pagare no: è come dire che per fluidificare il traffico tutti possono passare con il rosso... Senza contare il fortissimo contenzioso tra vicini e condomini che sarà provocato da questa deregulation». La giunta regionale lunedì ha approvato una semplificazione dei permessi legati al piano paesaggistico «l'80 degli interventi nelle aree vincolate potrà essere fatto con una sola Dia», dice Riccardo Conti e Martini spiega la disponibilità della Regione. «Ci interessa parlare col governo di semplificazione, di tempi certi per le procedure e obblighi per rispettarli, di buttare giù gli edifici brutti e ricostruirli meglio, anche con aumento di metratura. E vareremo un vero piano casa che ai 120 milioni per gli alloggi popolari aggiunge 130 milioni per convenzioni con proprietari privati e pubblici per sostenere l'affitto sostenibile ». Nel pomeriggio Berlusconi precisa che il piano varrà solo per villette non urbane e Martini commenta: «Se il testo non è più quello che la presidenza del consiglio ci ha mandato, la riunione di domani sarà ancora più difficile perché non sapremo di cosa si discute e non si capisce come, nel giro di qualche ora, si possa valutare la nuova proposta. A maggior ragione non si può procedere per decreto».
TOSCANA - La Regione in corsa contro il governo Ecco un vero piano casa, il nostro
Il governatore della Toscana, Claudio Martini, ha incontrato i giornalisti per ribadire il no al provvedimento del governo per semplificare le norme per il piano casa. Martini ha sottolineato che il provvedimento è anticostituzionale e non è stato confrontato con le Regioni. Ha anche aggiunto che c'è il rischio di una corsa alla Dia e che chi avrà acquisito il diritto all'ampliamento potrà continuare a costruire come nulla fosse. Martini ha anche affermato che la Regione chiederà all'esecutivo di non procedere per decreto e che se il testo non cambierà, il ricorso alla Consulta è un obbligo.
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