Le piccole città d'arte italiane continuano ad attrarre turisti. Una tendenza che non si è arrestata neppure negli ultimi mesi. Anzi, l'effetto terrorismo ha contribuito a spostare flussi turistici dai grandi centri, che nel 2003 hanno perso parecchi punti percentuali, a quelli cosiddetti minori. Il movimento è stato fotografato anche da una ricerca dedicata al destination management delle città d'arte, condotta da Manuela De Carlo dell'università Iulm, presentata ieri a Milano. Anche se i dati, su un campione di oltre 300 città, si riferiscono al periodo 1999-2002, emerge un dato significativo: in quanto a presenze, le destinazioni culturali minori (27) hanno decisamente battuto città come Roma (14), Venezia (5) e Firenze (-2). Il peso delle località minori sul totale del turismo culturale è passato dal 45 al 48. Questi centri hanno visto una percentuale più alta (34) di soggiorno in strutture extra-alberghiere rispetto alle grandi città (15). Infine, a testimonianza del dinamismo mostrato dai centri più piccoli, sono in crescita le proposte culturali, con un 10 del numero di mostre. Non sono tutte rose e fiori, però. La ricerca solleva alcuni problemi: la gestione dei flussi turistici (per esempio, è poco mo-nitorato il settore extra-alberghiero), la gestione dell'offerta e il coordinamento dei diversi operatori coinvolti. Problematiche che sono state toccate dai successivi interventi. Armando Peres, assessore al turismo del comune di Venezia, ha sottolineato la necessità di fare sistema, anche alla luce del taglio dei budget. Critico Andrea Giannetti, presidente di Assotravel, secondo cui, quando si parla di comunicazione, «il sistema istituzionale entra in conflitto con il sistema delle imprese: c'è una forte segmentazione, che in molti paesi esteri non è neppure pensabile». Giannetti ha quindi proposto, per lanciare i centri minori, lo spin-off di mostre su aree decentrate. Alcune linee strategiche per il settore pubblico sono state illustrate da Michele Trimarchi, docente dello lulm, che ha fotografato una situazione di «lotta territoriale stupida tra i vari livelli di governo, mentre il problema è quello di definire gli ambiti di competenza di ciascuno». In altre parole, regioni, province e comuni devono stabilire una linea concreta di cooperazione, non in astratto, ma in riferimento a un dato territorio. Trimarchi ha auspicato una sorta di federalismo fiscale turistico: «Non servono norme per tutto il paese. Occorrerebbe avviare azioni che oggi non sono permesse dalla normativa: per esempio, quote del gettito fiscale locale, utilizzate per il restauro di un monumento». Secondo Trimarchi, inoltre, è dannosa una forma di competizione esasperata che vede i centri minori impegnati ad attrarre masse di turisti. Intanto lo Iulm ha deciso di attivare un Osservatorio sul turismo culturale, che partirà con l'analisi della situazione italiana, per poi estendersi a livello europeo. E lunedì, a Roma, Federculture presenterà gli ultimi dati disponibili sul settore.
Piccole città d'arte crescono
Le piccole città d'arte italiane continuano ad attrarre turisti, anche se il terrorismo ha contribuito a spostare flussi turistici dai grandi centri. Una ricerca condotta da Manuela De Carlo dell'università Iulm ha rilevato che le destinazioni culturali minori hanno presenze superiori a quelle delle grandi città come Roma, Venezia e Firenze. Il peso delle località minori sul totale del turismo culturale è aumentato dal 45 al 48%. Le proposte culturali sono in crescita, con un 10% più del numero di mostre. Tuttavia, la ricerca solleva problemi come la gestione dei flussi turistici, la gestione dell'offerta e il coordinamento dei diversi operatori coinvolti.
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