VENEZIA. Cementificazione del territorio e devastazione del paesaggio. Che non risolve il problema dell'emergenza abitativa. C'è anche un Veneto che si oppone con forza al nuovo Piano Casa annunciato dal governo Berlusconi. E mentre il presidente Giancarlo Galan è in prima fila a sostenere il decreto, si allarga il fronte dei contrari. Italia Nostra si è rivolta al Presidente della Repubblica e ha inviato ieri un appello a governo e Regioni, alla vigilia della Conferenza di Roma. «Così i Comuni e le Regioni saranno esautorati, alla faccia del federalismo», attacca il deputato del Pd Andrea Martella, «e il presidente Galan accetterà supino tutto questo. Ma qui si viola anche il diritto del cittadino che non vuole subire abusi da parte del vicino di casa». Il fuoco di fila contro il decreto si fa pesante. Secondo uno studio commissionato dai Verdi del Veneto saranno circa un miliardo e mezzo i metri cubi costruiti in più nel territorio nazionale. Cubature realizzate senza nemmeno la licenza edilizia, con una semplice dichiarazione del progettista. Si potranno abbattere case anteriori al 1989, ricevendone un cambio la possibilità di aumentare del 30 per cento il volume. Si potrà poi «allargare» la casa esistente del 20 per cento, anche su edifici vincolati con il sistema del «silenzio assenso». Se le Soprintendenze non riescono a rispondere entro il termine fissato di 30 giorni, il progetto è da considerarsi approvato. Niente di più facile, visti gli organici e i mezzi con cui devono fare i conti. «Altro che rilancio dell'economia, qui si vuole liberalizzare il saccheggio del territorio», denunciano i Verdi. Un appello sottoscritto già da centinaia di intellettuali è stato lanciato dal Wwf. «Un attentato al Bel Paese senza precedenti», secondo il presidente Fulco Pratesi. Si potrà costruire anche nei parchi, alzare edifici esistenti in deroga alle norme urbanistiche. Una deregulation che preoccupa. Tanto che una delegazione di Italia Nostra si è incontrata con il Presidente della Repubblica. «Gli abbiamo espresso la nostra preoccupazione», spiega il professor Gherardo Ortalli, docente di Storia a Ca' Foscari e consigliere nazionale dell'associazione, «per i rischi di devastazione del nostro paesaggio e lo stravolgimento dei centri storici». Italia Nostra si richiama proprio all'invito fatto dal presidente Napolitano nel messaggio di fine anno: «Facciamo della crisi un'occasione perché l'Italia cresca come società basata sulla conoscenza, sulla valorizzazione del nostro patrimonio culturale e del nostro capitale umano». Invece si va in direzione opposta. Eliminando controlli e verifiche in nome della «semplificazione amministrativa». «Il rilancio dell'economia», scrive il portavoce di Italia Nostra Urbano Barelli, «non può avvenire con l'ulteriore cementificazione del nostro martoriato territorio». Per il Veneto in particolare il Piano Casa caldeggiato anche dalla giunta Galan significa la possibilità di ampliare le case fino al 30 per cento in caso di nuove costruzioni. Una regola già inserita in qualche caso dai Piani regolatori dei paesi di montagna. In molti centri del Cadore, ad esempio, in nome della modernità si sono autorizzate demolizioni e ampliamenti anche in altezza degli edifici. Con il risultato di aumentare i contenziosi legali tra i vicini, ma anche di aver compromesso alcune parti preziose di territorio. Sostituendo le antiche case della tradizione con anonimi palazzoni in cemento.
VENETO - Martella: Comuni esautorati Verdi: attentato al territorio
Il governo Berlusconi ha annunciato un nuovo Piano Casa che prevede la cementificazione del territorio e la devastazione del paesaggio. L'associazione Italia Nostra si è rivolta al Presidente della Repubblica e ha inviato un appello a governo e Regioni per fermare il decreto. Secondo uno studio, saranno circa un miliardo e mezzo i metri cubi costruiti in più nel territorio nazionale senza nemmeno la licenza edilizia. Il Piano Casa prevede di abbattere case anteriori al 1989 e di aumentare il volume delle case esistenti del 30 per cento.
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