VENEZIA Il Veneto va avanti per la sua strada, anzi, per la sua casa. Se le Regioni, nel loro complesso, ieri hanno di fatto affossato l'ipotesi che il governo proceda per decreto con il Piano straordinario per il rilancio dell'edilizia in tempo di crisi, a Venezia non se ne fanno un grande cruccio. Anzi. La netta opposizione dei governatori (il Veneto era rappresentato dall'assessore all'Urbanistica Renzo Marangon), che ha indotto il premier Silvio Berlusconi a tirare il freno sul proposito di varare subito e con uno strumento d'urgenza le nuove misure per il rilancio dell'edilizia, non dispiace affatto a palazzo Balbi. Tanto che Giancarlo Galan, sornione anziché no, ha commentato così: «Sono molto soddisfatto per il clima di dialogo che è stato raggiunto tra Governo e Regioni. Io stesso, nel corso della giornata di martedì, avevo fatto conoscere (al ministro Raffaele Fitto e al «padre» del Piano casa, Niccolò Ghedini, ndr) alcune mie valutazioni sul confronto in corso». Il governo, insomma, ha deciso di prendere tempo: il ministro per gli Affari regionali, Fitto, ha annunciato che nei prossimi giorni verrà riaperto il confronto tra Stato ed enti locali e che una linea comune dovrà essere individuata entro martedì prossimo. Poi sarà convocata una nuova conferenza Stato- Regioni. Lo stesso Berlusconi ha messo le mani avanti: «Sull'argomento c'è una competenza legislativa concorrente e non vogliamo una contrarietà delle Regioni, che potrebbero poi rivolgersi alla Corte Costituzionale». Niente decreto del governo, dunque, che sarebbe stato in forte sospetto di incostituzionalità. Lo avevano denunciato apertamente i governatori «rossi», Vasco Errani (Emilia Romagna) e Claudio Martini (Toscana), ma, sotto sotto, lo pensava anche il berlusconiano Galan. Il quale, avendo intuito che la faccenda stava prendendo una china scivolosa, martedì si era fatto sentire con Fitto e Ghedini, rivendicando il suo ruolo di apripista nell'ideazione del Piano casa. Tra l'altro, nella versione governativa c'erano alcuni passaggi che non convincevano affatto il governatore del Veneto, soprattutto alla voce «limiti e divieti». La proposta di legge elaborata dalla giunta regionale, infatti, prevede esplicitamente che gli interventi di ampliamento o di rinnovamento del patrimonio edilizio, avvengano sì in deroga agli strumenti urbanistici in vigore ma nel rispetto, in tutti i casi, delle norme sulle distanze e dei vincoli a tutela dei beni culturali e del paesaggio. Inoltre, nella formulazione alla veneta del Piano, si dice che i permessi a costruire devono essere richiesti entro la fine del 2010: lo strumento, insomma, è stato pensato in funzione anti-crisi per una situazione straordinaria e contingente, non per sempre. La pausa di riflessione imposta dalle Regioni a Roma riporta la discussione nei binari graditi al Veneto. Conferma l'onorevole Ghedini, estensore con Galan della proposta originaria: «La nostra intenzione, confermata oggi (ieri per chi legge, ndr) dal presidente Berlusconi, è sempre stata quella di offrire alle Regioni un testo base, un provvedimento di cornice da prendere come riferimento. Dopo di che - puntualizza sul piano politico Ghedini - starà a ciascuna Regione cogliere l'opportunità, come hanno già fatto Veneto, Lombardia e Sardegna, che hanno avviato un proprio progetto di legge regionale sul rilancio dell'edilizia. Quelle che diranno di no, se ne prenderanno la responsabilità davanti ai loro cittadini e alle loro imprese». Il Veneto, dunque, va avanti per la sua strada e per la sua casa, senza dover aspettare ciò che deciderà palazzo Chigi. Il disegno di legge regionale, adottato a tempo di record dalla giunta, è già arrivato all'esame della competente commissione consiliare, che ora procederà ascoltando il parere delle categorie economiche, delle associazioni professionali e di quelle ambientaliste. È di ieri la notizia per cui, secondo l'ufficio studi della Cgia di Mestre, l'applicazione del Piano casa potrebbe generare, a livello nazionale (e se tutte le Regioni lo adottassero), 745 mila nuovi posti di lavoro nell'edilizia. Di questi tempi, sono cifre da sogno.