LECCE Una parte piuttosto consistente degli edifici previsti vicino al parco archeologico di Rudiae potrà essere costruita sulla strada per Torre Chianca. E' questa l'indicazione contenuta nella bozza di delibera presentata ieri mattina in Commissione Urbanistica e destinata ad approdare al più presto in consiglio comunale per la discussione finale. Buona l'accoglienza da parte anche dei consiglieri di minoranza. Il progetto è quello a suo tempo presentato dall'imprenditore Salvatore Bianco, ex assessore alle Marine nella giunta Poli Bortone che, in pratica, dovrebbe sdoppiarsi. Tre dei cinque corpi di fabbrica previsti sono stati bloccati da un vincolo di inedificabilità assoluta posto dalla Soprintendenza archeologica. Per parte dei manufatti, Bianco ha dovuto presentare un nuovo progetto. E, infine, 15 mila metri cubi troveranno posto, appunto, su un nuovo terreno individuato dal Comune a circa due chilometri dalla zona archeologica. In totale, l'estensione dei suoli destinati a ospitare i manufatti era di circa 32 mila metri quadrati con una cubatura di 40 mila metri cubi. Appezzamenti che Salvatore Bianco aveva acquistato negli anni Settanta. Ma i progetti, sin dall'inizio, hano trovato l'opposizione della Soprintendenza, oltre che quella del direttore della Scuola di specializzazione in Archeologia dell'Università del Salento, Francesco D'Andria, per via del ritrovamento di reperti romani e messapici nei pressi della lottizzazione. Le soluzioni proposte ieri dal Comune non soddisfano l'ex assessore, che contesta: «In questo modo dovrò sborsare un altro milione e mezzo di euro, cifra che si aggiunge alle spese enormi spese già sostenute. Nella nuova area sulla strada per Torre Chianca si dovranno fare le opere previste per l'urbanizazione primaria e secondaria, quindi si dovrà ricominciare tutto daccapo. Non è proprio una bella notizia quella che apprendo dal Comune». Per il professor Francesco D'Andria, invece, «la proposta è interessante, anche se si dovrà aspettare le necessarie conferme». Di recente, il Tar di Lecce aveva accolto un ricorso presentato da Bianco contro le restrizioni edificatorie. A tal proposito, l'imprenditore afferma: «Voglio chiarire una volta per tutte che sui miei suoli non ci sono emergenze archeologiche, anzi, su indicazione della Soprintendenza - rammenta Bianco - ho anche arretrato di molti metri le costruzioni. Inoltre, avevo proposto di proteggere sotto il vetro tutti i ritrovamenti archeologici per tutelarli. Non ho mai avuto risposta. Da tutto quello che è accaduto finora deduco che siano state messe in atto delle azioni persecutorie nei miei confronti e lo dimostrerò nelle sedi competenti».