La Spezia. Una demolizione parziale per lo "scheletrone" dell'isola Palmaria, con l'abbattimento dei piani più alti e il recupero del piano terra e del primo piano. Al posto dell'ecomostro che da più di trent'anni deturpa la costa di fronte a Portovenere nascerà infatti una struttura ad uso pubblico, provvista di un punto di ristoro e di servizi destinati ai visitatori del Parco regionale. Lo prevede il progetto di restauro paesistico-ambientale, svelato ieri mattina, che la Sovrintendenza ligure ha affidato all'architetto tedesco Andreas Otto Kipar, professionista di fama internazionale nonché autore del piano di abbattimento del "Fuenti". Il tutto nell'ambito della convenzione siglata dalla Sovrintendenza con il Ministero dei Beni Culturali, la Regione e i! Comune di Portovenere per smantellare il manufatto, i cui lavori furono interrotti nel lontano 1971 dalla Procura della Repubblica spezzina. La struttura, uno scheletro di cemento e calcestruzzo di circa 5 mila metri cubi, doveva diventare in parte albergo e in parte residence, ed è stata inclusa da Legambiente fra i 15 ecomostri italiani da radere al suolo. Ma, come ha sottolineato ieri l'architetto Kipar durante la presentazione ufficiale del progetto (che si è svolta ieri mattina nella sala comunale di Portovenere), demolire non è sufficiente: «La vicenda del Fuenti - ha detto il progettista - ci insegna che, dopo l'abbattimento, occorre un piano di bonifica e riqualificazione ambientale, teso ad una tutela attiva del territorio». Insomma, una demolizione "intelligente", legata, nel caso specifico, al piano del Parco naturale di Portovenere che il Comune adotterà entro la fine di aprile. Una volta smantellata la parte superiore della costruzione, si provvederà a ripulire l'area dalle erbacce, mentre tutt'intorno è previsto l'impianto di nuove specie vegetali tipiche dell'isola, oltreché di alberi e arbusti per ombreggiare la zona. I collegamenti tra le diverse quote del nuovo edificio - un centro a servizio del Parco, con una superficie di circa 1000 metri quadrati - saranno risolti con basse gradonate in pietra, così da facilitare l'accesso all'area. I terrazzamenti saranno infine sostenuti con la realizzazione di muretti a secco, per favorirne l'integrazione nel contesto paesaggistico ed ambientale. Per arrivare all'abbattimento sarà necessario espropriare i terreni e la costruzione, avviando apposite procedure nei confronti dei 23 proprietari. La strada scelta prevede due azioni parallele di Comune e Regione, che dovrebbero portare all'acquisizione dell'area da 1500 metri quadrati sia attraverso i fondi del bilancio regionale, sia promuovendo l'accesso a speciali risorse statali e comunitarie. «L'acquisizione - ha spiegato l'assessore regionale all'ambiente Franco Orsi - potrà essere anche coattiva se il negoziato con la proprietà si rivelerà infruttuoso. L'auspicio è che i lavori possano iniziare già dal prossimo anno, sempre che non ci siano ostacoli burocratici». Perplessità sul progetto sono arrivate dal fronte ambientalista: «La Regione - ha commentato Paolo Varrella di Legambiente - avrebbe potuto osare di più, arrivando ad una demolizione totale della struttura. Teniamo conto che le strutture portanti sono fatiscenti e i solai sfondati. Ad ogni modo - conclude - presenteremo le osservazioni ufficiali a tempo debito, dopo aver valutato con calma tutti i dettagli dell'opera».
Ecomostro, demolizione parziale
La Sovrintendenza ligure ha affidato al progettista Andreas Otto Kipar il progetto di restauro paesistico-ambientale per lo "scheletrone" dell'isola Palmaria. La struttura, che da anni deturpa la costa di fronte a Portovenere, sarà demolita parzialmente, con l'abbattimento dei piani più alti e il recupero del piano terra e del primo piano. Al posto dell'ecomostro, nascerà una struttura ad uso pubblico, provvista di un punto di ristoro e di servizi destinati ai visitatori del Parco regionale.
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