È costato quattro milioni di euro e si è trattato di uno dei maggiori recuperi mai effettuato a Napoli e su un monumento che per valenza storica e culturale non ammette eguali. Tanto che oggi, il restauro del complesso monastico di San Domenico Maggiore, sarà presentato al Salone nazionale di Ferrara, la vetrina italiana dove si espongono metodologie e risultati dei migliori interventi in materia. Il convento, dal Chiostro delle statue al Grande Refettorio, dalla sala del Capitolo alla Biblioteca, dal Corridoio alla cella di San Tommaso abitata dal 1272 al 1274 da responsabile della Cattedra di Studio teologico, sarà utilizzabile dal prossimo settembre. L'intervento ha visto le Soprintendenze ai Beni architettonici di Stefano Gizzi e ai Beni Storici di Nicola Spinosa lavorare a stretto contatto per riportare al primitivo splendore il corpo di fabbrica occupato dall'ex Corte d'Appello. «Fulcro dell'intervento - spiega Orsola Foglia, architetto e responsabile della progettazione e della direzione dei lavori per la soprintendenza di Gizzi - è stato il Chiostro delle statue che assieme al sagrato della chiesa rappresenta il punto principale dei lavori». Poi si è messo mano allo scalone principale e al consolidamento delle strutture. Un intervento, questo, reso difficile dagli estesi schiacciamenti sofferti dalle volte e per le tramezzature che si son dovute abbattere. Tutti gli ambienti (ai progetti e al controllo hanno messo mano Michele Candela, Luigi Stoppelli e Tommaso Russo) sono stati resi dunque sicuri con l'impiego di ben centoventi catene. Persino le mattonelle quadrate del pavimento sono state riprodotte secondo le misure originarie del tutto particolari, visto che il lato era pari a 26 centimetri e mezzo. Circostanza che ha poi consentito il perfetto incastro in prossimità dei pilastri portanti. Poi sono state ritrovate le finestre gotiche della prima muratura, si sono riportati alla luce archi d'ingresso, in piperno, di cui si era perso ogni traccia. Insomma, si è dovuto operare un recupero della storia della fabbrica e tenere conto dei lavori di ristrutturazione di cui il monumento è stato oggetto nei secoli. Il complesso è difatti il prodotto di una stratificazione iniziata nel 1283 da Carlo d'Angiò e proseguita dal priore Tommaso Ruffo di Bagnara con imponenti lavori promossi a partire dal 1669. La squadra di restauratori coordinati da Gaetano Corradino ha riportato all'antico splendore l'altare, di fronte al quale il Santo diceva messa e pregava, e il soffitto, che ha così rivelato una bella laccatura d'oro. Restaurati e disinfestati dalle termiti anche gli arredi lignei, la porta con la grata che separava la cappelluccia dalla cella, il busto in marmo del santo (sulla porta d'ingresso) opera di Matteo Bottigliero, e una stupenda mini - acquasantiera, con tarsia marmorea che mostra una colomba con la Croce nel becco. Ovviamente il recupero di maggior effetto, anche perché sarà sotto gli occhi di tutti, è quello rappresentato da alcune tele e dai circa ottocento metri quadrati di affresco, distribuiti un poco in tutti gli ambienti recuperati. A iniziare dai tondi con le storie della vita di San Tommaso, nel corridoio che dal santo prende il nome, che prima della pulizia erano del tutto illeggibili. «Una scoperta eccezionale - sottolinea Ida Maietta, storica dell'arte responsabile dell'altra sorveglianza per la soprintendenza di Spinosa - che non solo ha riportato alla luce le pitture di un allievo del Vaccaro, Andrea Viola, ma ha anche rivelato una complessa decorazione fatta di puttini, racemi e cartigli con epigrammi riferiti alla vita del santo». Per continuare con la scena del «Calvario» di Michele Ragolia, nella Sala del Capitolo o con i grandi affreschi del Refettorio: un'«Ultima Cena» di Arcangelo Guglielmelli, e un «San Tommaso in preghiera di fronte al Crocifisso» di Antonio Rossi da Aversa. In un ambiente, il refettorio, che un anonimo del Settecento descrisse senza «pari non solo a Napoli ma in tutt'Italia per lunghezza e maestà di fabbrica».
CAMPANIA - restauro del complesso monastico di San Domenico Maggiore
Il complesso monastico di San Domenico Maggiore a Napoli è stato restaurato con un intervento che ha costato 4 milioni di euro. Il restauro ha visto le Soprintendenze ai Beni architettonici e ai Beni Storici lavorare insieme per riportare al primitivo splendore il corpo di fabbrica. L'intervento ha visto la riproduzione di mattonelle quadrate del pavimento, la ritrovata finestra gotica e l'arche d'ingresso in piperno. Il complesso è stato costruito nel 1283 e ha subito lavori di ristrutturazione nel corso dei secoli. Il restauro ha riportato all'antico splendore l'altare, il soffitto e gli arredi lignei.
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