L'appello del presidente della Veneranda Fabbrica: fondi finiti. Chiediamo aiuto a Stato, Regione, Comune e privati Dal 2010 niente finanziamenti dallo Stato. Un buco da 4-5 milioni ogni anno solo per la manutenzione Il Duomo «sta male». Da un po', a dire il vero. Per guarire ha bisogno di cure e soldi. Subito, o almeno, presto. Molto presto. Questa volta l'allarme arriva dall'alto. Dal presidente della Veneranda Fabbrica, Angelo Caloia. «Il Duomo costa 15 milioni di euro ogni anno. Noi riusciamo a coprire il 70. Il resto...» Finora ci ha pensato lo Stato. Dal primo gennaio 2010 i rubinetti si chiudono. E poi? «Ci sono dei progetti in ballo ma non voglio passare per l'uomo degli annunci». Insomma per dirla alla Trap «Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco». Il «gatto» in questione si chiama sponsor privati, qualche evento milionario o chissà che altro. In caso contrario. «Beh, il Duomo crollerebbe... » butta lì Caloia. Una boutade, certo, ma che rende benissimo l'idea. La cattedrale ha bisogno di «prendere la sua medicina». Ogni giorno. Tutti i giorni. Senza interventi costanti diventerebbe un altro Colosseo. E anche questa è un'esagerazione da prendere sul serio. Il Duomo ha un corpo fragile e delicato. E nemici che lo circondano. A cominciare dall' aria: inquinata e irrespirabile. Il marmo, delicatissimo, che si sbriciola proprio per colpa dello smog. Guglie da proteggere come se fossero bambini. Poi c'è un'altra malattia, più subdola ed insidiosa: l'indifferenza. Della gente, delle istituzioni. «E pensare commenta Caloia - che il Duomo l'ha voluto e costruito il popolo di Milano». Oggi il simbolo della città non si sente circondato dall'amore e dall'orgoglio di quello che rappresenta. «Adesso ci sarebbe anche il pretesto per ricominciare a volergli bene - continua il presidente della Veneranda Fabbrica l'Expo. Gli stranieri che verranno a Milano guarderanno per prima cosa il Duomo. E' il nostro logo nel mondo». Molto più che l'argenteria buona da tirar fuori per le grandi occasioni. La faccia di Milano. Che è sempre stata pulita. Caloia incalza: «Tutti parlano di sistema. Sistema di qua, sistema di là. Perché non pensare ad un Sistema Duomo? Sarebbe più appetibile anche per gli sponsor». Quelli che ci vorrebbero per trovare i venti milioni che servono per tre interventi straordinari: la guglia maggiore (sei milioni), il sagrato e l'area sottostante (quattro), il museo del Duomo (otto). Più, almeno, un paio per le spese impreviste ed imprevedibili che inevitabilmente arriveranno. Ad Angelo Caloia le sfide piacciono. Soprattutto vincerle. Ci è abituato. Come quando è stato chiamato a guidare lo Ior. Qualcosa intanto si muove. A metà aprile, precisamente il 17, verrà riaperta la Sala delle Colonne. completamente riqualificata grazie ad un progetto di illuminazione scenografica. Gianni Ravelli, il cui studio ha curato il restyling sottolinea la velocità dell'operazione. «Quattro mesi per rispondere all'appello della Veneranda Fabbrica, studiare il progetto, realizzarlo. E presentarlo ». Un regalo, oltretutto: «Sì, un modo per ridare fiato alla tradizionale generosità dei milanesi. Che si era un po' persa». Carlo Baroni
Caloia: Milano non deve dimenticare il Duomo
Il presidente della Veneranda Fabbrica, Angelo Caloia, ha lanciato un appello per chiedere aiuto al governo, alla Regione e al Comune per finanziare interventi straordinari per il restauro del Duomo di Milano. Il Duomo costa 15 milioni di euro ogni anno, ma solo il 70% viene coperto dai fondi della Veneranda Fabbrica. Il resto è coperto dallo Stato, ma Caloia afferma che i finanziamenti sono insufficienti e che il Duomo ha bisogno di cure e soldi per guarire. Caloia ha anche criticato l'indifferenza della gente e delle istituzioni nei confronti del Duomo, che è considerato il simbolo della città di Milano.
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