Riapre (grazie agli sponsor) solo la Sala delle Colonne Riapre la Sala delle Colonne del museo del Duomo, grazie a due sponsor, ma solo quella. Il museo, chiuso da quattro anni, resta blindato. Mancano i soldi, otto milioni di euro e finanziatori privati non si vedono. «Per avere i soldi bisogna cercarli» dice Daverio. «Quel bene è stato poco valorizzato come tanti altri a Milano» aggiunge Caroli, mentre per Carrubba «qui cè lidea che sia il pubblico a doversi occupare di cultura e non il privato». Per il museo del Duomo né sponsor né fondi pubblici Resta chiuso, per il rilancio servono 8 milioni Un progetto di luci per la Sala delle Colonne, lunica che, dopo 4 anni, spalanca le porte da metà aprile Per avere fondi bisogna chiederli, darsi una mossa, e puntare su relazioni pubbliche e buona comunicazione La crisi ha chiuso le borse della pubblicità ma i beni vanno valorizzati di più se si vogliono avere soldi La Veneranda Fabbrica: enti locali latitanti e anche le donazioni sono in costante flessione Qui nella gente è radicata lidea sbagliata che alla cultura ci deve pensare il pubblico e non il privato Uno dei musei più significativi della città, che parla della storia e dellarte del suo simbolo per eccellenza, il Duomo, chiuso da quattro anni per mancanza di soldi, ora apre almeno la sua sala più bella. Lo fa un po timidamente e solo per merito di sponsor - la Philips Lighting Italia e lo studio di light designer Castagna Ravelli - che hanno donato alla Veneranda Fabbrica un progetto di illuminazione allavanguardia per la Sala delle Colonne del museo del Duomo. La tecnologia si unisce al risparmio energetico e i led piazzati strategicamente su volte, colonne, archi e statue, aiuteranno con luci calde e fredde a esaltare il disegno architettonico della sala voluta nel ?700 dal Piermarini per ospitare le scuderie del nuovo Palazzo Reale. Linaugurazione il 17 aprile vedrà lo spazio protagonista durante la settimana della Cultura per conferenze e incontri e poi ancora presente nella settimana del Salone del Mobile, dal 22 aprile, per qualche evento. Ma il museo, di cui la sala è una delle parti più scenografiche, resta chiuso. Servono otto milioni di euro per riallestire gli 800 reperti e la Veneranda Fabbrica i soldi non li ha. È già alle prese con la quadratura dei bilanci delle spese ordinarie della cattedrale - 16 milioni lanno - in un momento in cui «gli enti locali sono latitanti, il contributo statale è stato soppresso, i cittadini che una volta donavano ora non lo fanno quasi più - dice il presidente, Angelo Caloia - . Oggi non è facile far quadrare i conti. Solo per il consolidamento della guglia maggiore servono sei milioni, altri quattro per la valorizzazione della Milano antica del sottosagrato, per esempio». «Noi abbiamo risposto allappello lanciato dalla Veneranda Fabbrica, che lamentava la scomparsa della tradizionale generosità dei milanesi, regalando il progetto - dice il light designer Gianni Ravelli - . Se tutti i progettisti facessero così molti problemi verrebbero risolti». Ma di sponsor non se ne trovano, come mai? «La Veneranda Fabbrica ha una priorità, tenere in piedi il Duomo ma è fragile nelle relazioni pubbliche - dice il critico darte Philippe Daverio - . Una volta si portavano le donazioni al parroco, oggi per trovare i soldi bisogna chiederli, darsi una mossa. Il museo più visitato di Milano è il tetto del Duomo, con mezzo milione di persone allanno, curiosità panoramica e architettonica. Invece il museo della cattedrale, luogo potente di storia dellarte, la gente lo visitava poco anche quando era aperto. Forse bisognerebbe separare i destini della Fabbrica e del museo, due cose diversissime che hanno bisogno di una comunicazione diversa». Per Salvatore Carrubba, ex assessore alla Cultura, «non si trovano sponsor anche per altre cose, non solo per il museo del Duomo. Qui nella gente è fortemente radicata lidea, sbagliata, che alla cultura ci deve pensare il pubblico. Il privato se ne occupa solo quando ha un immediato ritorno di immagine». Mentre il critico darte Flavio Caroli pensa che oltre alla crisi «che ha chiuso le borse di tutti gli sponsor», un peso lo abbia anche «la poca visibilità del museo del Duomo. Accade anche alla pinacoteca Ambrosiana, uno dei musei più belli dItalia, poco visitato. È mancata storicamente una promozione adeguata per questi beni. Nella mia graduatoria dei luoghi meno valorizzati di Milano metto al primo posto il Castello con le sue raccolte, luogo misterioso e ricco, al secondo Brera, anche se cè qualche segno di risveglio con la nuova sovrintendente, al terzo lAmbrosiana e poi il museo del Duomo, luoghi fantastici. La mancata valorizzazione porta alla dimenticanza, e progressivamente alloblio e al decadimento. Anche perché il privato se ha due euro li dà a chi gli garantisce un ritorno dimmagine forte».
MILANO - Il museo del Duomo dimenticato non ci sono i soldi per il rilancio
Il museo del Duomo di Milano, chiuso da quattro anni per mancanza di fondi, ha riaperto solo la Sala delle Colonne grazie a due sponsor, la Philips Lighting Italia e lo studio di light designer Castagna Ravelli. Il progetto di illuminazione allavanguardia, che utilizza tecnologia e risparmio energetico, sarà presentato durante la settimana della Cultura e la settimana del Salone del Mobile. Tuttavia, il museo resta chiuso e serve altri 8 milioni di euro per riallestire gli 800 reperti. La Veneranda Fabbrica, che gestisce il museo, ha bisogno di fondi per il consolidamento della guglia maggiore e la valorizzazione della Milano antica.
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