"Noi, contadini metropolitani" Alessia, orecchie e collo nero su manto candido, strabuzza gli occhi accanto alla poppa della mamma, ancora esausta dal parto di ieri notte. «Cera qui Alessio, uno dei ragazzi dellistituto professionale di Quarto Oggiaro che al pomeriggio viene a lavorare qui come attività di recupero. Mio marito Carlo gli fa: mi hanno detto che te la cavi come ginecologo. Beh, ci ha dato una mano a far nascere la vitellina e labbiamo chiamata come lui». La vocazione di Natalina "Io, contadina di città" "Niente vacanze, qui non cè crisi di lavoro" È anima e amministratrice della Cascina Campi a Trenno. "Sveglia alle 5 e mezza, alle 6 siamo in stalla a pulire e dare da mangiare agli animali". Lazienda la manda avanti con il marito Carlo e i due figli maschi "Ci siamo presi solo una settimana per vedere Roma" Al Comune pagano un affitto di 23 euro alla pertica, 2mila euro al mese. "Lagricoltura è viva, speriamo che si costruisca lontano da qui" I bambini delle scuole riempiono i pochi momenti vuoti della settimana "Imparano a stare in sella e a pulire il pelo dei cavalli" MASSIMO PISA (segue dalla prima di Milano) Racconta senza prendere fiato, la signora Natalina Invernizzi, 58 anni, che della Cascina Campi è anima, amministratrice e braccio politico. Racconta e capisci che se ne avesse il tempo passerebbe tutta la giornata, qui tra i cortili e le stalle di via Fratelli Rizzardi a Trenno, a parlare di faraone, oche del Campidoglio, biada, anziani che si commuovono davanti al volo del falco, bimbi che tremano dallemozione mentre la panna diventa burro nel fiaschetto, architettura rurale e funzione sociale e ambientale degli agricoltori. La sua vita. Sua e della famiglia Campi, che dal 1928 manda avanti questa cascina comunale nata un secolo esatto prima come ostello di invalidi e mutilati. Sveglia alle 5 e mezza e parte la rumba: «Alle sei siamo in stalla - elenca Natalina - a pulire e dare da mangiare agli animali». Che sono 60 vacche da macello, e limmancabile Carolina fa il latte che finisce sulla tavola dei Campi, 30 cavalli, altrettanti galli e galline, una ventina tra capretti e agnelli, tacchini, oche e faraone, unasina e un maiale. «Alle 8 e mezza colazione. Qui si mangia tanto. Alle nove gli uomini partono ad arare e seminare: ora è la stagione del mais». Gli uomini sono il marito Carlo e i due figli maschi, perito agrario e agrotecnico. I campi sono a Muggiano e Baggio, i vicini di casa i rom di un campo e gli abusivi del Marchiondi, dispetti e furtarelli per ora sono storie poco tese. «Portano via un panino e tornano alle sei, a rimettere a posto stalle e scuderia. Alle nove e mezza siamo a tavola. Destate, con gli orari fissi per lirrigazione, gli uomini tornano e ci restano fino a mezzanotte». In mezzo cè la giornata qui in cascina. Cè il tendone e il piccolo maneggio per bimbi, sulla sinistra appena oltrepassato il cancellone. Qui Ilaria, lunica delle due figlie rimasta a lavorare con i Campi, ha fondato e gestisce lAssociazione Campacavallo: «Vengono i bimbi delle scuole - spiega Natalina - imparano a stare in piedi sulla sella e a giocare coi clown, a pulire il pelo di un cavallo e a rispettarlo. Facciamo anche le feste di compleanno e i centri estivi». Bimbi e scolaresche riempiono la settimana: «Bimbi abituati alla città, che noi riportiamo alla natura. E si affezionano le maestre, che ce li portano da ventanni. Spieghiamo che la targhetta col numero sulle orecchie dellasino non è il suo numero di cellulare. Insegniamo che il pulcino nasce solo se è la gallina a covare luovo, e non il termosifone. Facciamo gite organizzate, con le risaie del Bosco in città. Facciamo scegliere ai ragazzini un animale, e il giorno dopo un veterinario dellAsl va a spiegarglielo in classe». Nel weekend arrivano tutti, dal quartiere, da fuori (Como e Cento), a comprare formaggi e salame e ad ascoltare canti gregoriani, a sellare il cavallo e galoppare, o semplicemente a riscoprire lodore del letame e la forma degli attrezzi da maniscalco. «Ci prendono dassalto - sorride Natalina - noi qui siamo agli arresti domiciliari. Non cè festa, non ci sono vacanze, per noi è una vocazione. Lunica volta che io e mio marito ci siamo presi una settimana, a Roma per le nozze dargento, dopo due ore eravamo attaccati al telefono coi figli, per la stalla o le balle di fieno. Dopo quattro giorni siamo tornati. Ma non pesa, a noi e a chi fa la nostra vita». Le elenca quasi una per una, le tantissime aziende agricole presenti nella sola Milano città, «la seconda in Italia per superficie coltivata dopo Roma - prosegue Natalina - tremila ettari e quattro agriturismi. E poi cè tutto il Parco Sud. Agricoltura viva, consistente. Noi forniamo macellai e consorzi agrari ma, per dire, alla Cascina Battivacco, alla Barona, producono riso per 15mila pasti al giorno. Fra di noi proviamo a metterci in rete, a creare percorsi. Facciamo cultura e didattica, ci apriamo alla città, presidiamo e curiamo il territorio. Lo teniamo vivo a costo zero, anzi, con un affitto al Comune: 23 euro a pertica lanno (poco più di 2mila euro al mese, ndr). E devo dire che questa amministrazione, che ha aperto uno sportello Agricoltura allassessorato delle Attività produttive, mostra una certa sensibilità verso di noi. Anche quando parlano di edificare: basta che lo facciano lontano dalle cascine». Ci si campa, con lazienda, signora Natalina? «Senza arricchirsi. Qui non cè crisi di lavoro, semmai dei prezzi. Il manzo devo macellarlo quando è maturo, e devo prendere quanto mi offrono. I cereali li vendo a quanto cè scritto nel bollettino. Chi vende latte, tra un po chiuderà».