ROMA I Governatori arrivano divisi all'incontro di domani che deve servire a elaborare una proposta comune sul piano casa da presentare poi in giornata alla Conferenza unificata Stato-Città-Regioni. Da un lato quelli di centrodestra, che non sono contrari in modo pregiudiziale al decreto e che, anzi, pongono l'accento sulla necessità di fare presto per rilanciare l'edilizia; dall'altra quelli di centro-sinistra, pronti a fare le barricate e a ricorrere alla Corte costituzionale se il Governo andrà avanti con questo strumento che accusano di invadere le proprie competenze. In mezzo c'è il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, che tenta la strada dell'accordo. «Il ministro Fitto ci ha chiesto di portare idee e suggerimenti a Roma - conferma - e infatti sto lavorando a un documento che penso possa essere condiviso. Non intendo rinunciare al ruolo che la Costituzione assegna alle Regioni sull'edilizia - chiarisce Formigoni - ma penso anche all'urgenza del momento e a quanto potrebbe essere utile un provvedimento come questo in grado di rimettere in moto l'edilizia grazie al risparmio dei privati». Formigoni studia un accordo «sul modello di quello che abbiamo realizzato per gli ammortizzatori sociali». E annuncia: «Stiamo già lavorando a una nostra legge in cui applicheremo il modello del Governo in modo diversificato. In alcuni centri storici, ad esempio, la Lombardia non vorrebbe consentire ampliamenti». Il decreto invece permette a tutti un ampliamento del 20 della volumetria della casa o dello stabilimento e la demolizione e ricostruzione cori un premio di volumetria del 35 per cento. Non hanno alcuna pregiudiziale verso il decreto, naturalmente, anche i Governatori «apripista» del Veneto e della Sardegna. Per Giancarlo Galan «il decreto metterà in moto non solo l'edilizia ma anche uno straordinario indotto e c'è piena sintonia tra noi e il Governo». Il Veneto comunque è già al lavoro sulla propria legge regionale e Galan non vede problemi di coordinamento. Anche Ugo Cappellacci condivide lo strumento. «Stiamo verificando se si applica da subito anche alle Regioni a statuto autonomo come la Sardegna, ma questo è solo un fatto formale». La Regione sta lavorando a un disegno di legge di recepimento. Schierati sul fronte del «sì» anche il presidente del Molise, Michele Iorio e quello dell'Abruzzo, Gianni Chiodi. Chiedono il ritiro del decreto, invece, tutte le Regioni di centrosinistra. L'Umbria, tramite il suo presidente, Maria Rita Lorenzetti, minaccia di ricorrere alla Corte costituzionale. «Noi abbiamo già una legge sul governo del territorio quindi stiamo valutando di non doverlo neanche applicare». Per la Lorenzetti «le Regioni sono disposte a fare la propria parte e a individuare in tempi rapidissimi una serie di semplificazioni per far ripartire l'edilizia, ma è inaccettabile un intervento a gamba tesa del Governo in questo campo». Dubbi di costituzionalitàli ha espressi anche ilgovernatore del Lazio, Piero Marrazzo. Contrarie la Puglia, l'Emilia Romagna, la Toscana, la Liguria, la Valle d'Aosta e la Provincia autonoma di Bolzano. Intanto il piano casa incassa l'appoggio di Confindustria: secondo il presidente, Emma Marcegaglia, «può dare una spinta agli investimenti in edilizia» (si veda l'articolo a pagina 6). La Marcegaglia ha però avvertito: «Occorre stare attenti a evitare ogni abuso». Il leader del Pd, Dario Franceschini, invece, bolla il piano casa come «incostituzionale», chiudendo subito le aperture arrivate da Francesco Rutelli. L'altro arbitro della partita sarà il Quirinale che ha già chiesto le garanzie per il decreto: da una parte una durata limitata del provvedimento, dall'altra un'attenzione alla ripartizione delle competenze tra Governo e Regioni, così come delineate dalla Costituzione. In effetti, nella bozza di decreto le deroghe ai piani urbanistici valgono solo un anno. Sul resto si tratta.