Un patrimonio di inestimabile valore che rischia di sgretolarsi sotto i fendenti delle nuove norme che hanno strappato le frecce all'arco delle soprintendenze e alla loro opera di salvaguardia. Mentre mancano i soldi, manca una adeguata politica di conservazione, manca un'idea di tutela come continua cura dei monumenti, che in verità non è mai decollata. Una richiesta lasciata cadere del vuoto, vanificando anche i risultati dei grandi restauri, destinati a scomparire sotto lo smog e sotto il depositarsi di nuovi strati di polveri corrosive sui monumenti. Complesse imprese di recupero divorate dall'inquinamento, come i marmi della Roma antica. È nero il bilancio che ieri, nel corso del convegno su "Ecosistema Roma" all'Accademia dei Lincei, è stato tracciato dal Soprintendente Adriano La Regina, da quasi trent'anni protagonista di grandi battaglie per la tutela del patrimonio archeologico della Capitale. Battaglie sempre più difficili, sottolinea il professore La Regina, «per le nuove norme sulla tutela che hanno affievolito gli strumenti a disposizione delle soprintendenze». Se nel passato ricorda la guerra con il sindaco Carrara per evitare che il cemento invadesse l'area dell'ex aeroporto di Centocelle e cancellasse le vestigia di due ville imperiali, e poi quella ancora più aspra, con Rutelli sindaco, per la tenuta di Tor Marancia, poi inserita nel Parco dell'Appia Antica, oggi la situazione è molto più drammatica. Anche se la resa è tutt'altro che vicina. «L'ostilità che prima si doveva constatare a livello locale, perché nella sua storia l'amministrazione comunale di Roma è stata quasi sempre solidale e alleata con ambienti interessati all'edificazione, si è ora più diffusamente affermata. Occorre tristemente constatare - afferma Adriano La Regina - che la tutela dei monumenti antichi di questa città è vista come un ostacolo allo sviluppo. Ciò nonostante abbiamo il dovere di insistere. La sopravvivenza dei caratteri storici della Capitale può essere assicurata solo se riusciamo a far prevalere due principi: innanzitutto l'idea di Roma lanciata da Argan, quella di un centro storico con funzioni residenziali e culturali». Un centro che ora è soffocato da traffico ed emissioni di scarico, veleno per salute ma anche per i monumenti. Un problema che secondo il Soprintendente La Regina dovrebbe essere combattuto, più che vietando l'accesso ad auto e motorini, eliminando ciò che richiama il grande afflusso di mezzi. Ovvero ridistribuendo uffici e strutture amministrative, ora concentrate nel cuore di Roma, su tutto il territorio urbano. Secondo punto: salvare il paesaggio storico della campagna romana, quella fascia suburbana che ha conservato il suo carattere agricolo e che rischia di cedere il passo a mattoni e cemento, per restare solo un ricordo tremulo, tra vedutisti ottocenteschi e suggestioni da grand tour. E questo, a quanto pare, è quel che si può tentare di fare. Perché se qualcuno sogna il recupero di sculture e fregi, paramenti marmorei e colonne, sappia che i restauratori restano con le mani legate: è il risultato, racconta lo stesso Soprintendente, di una storia che inizia nel 78, con un grido d'allarme per la gravissima situazione dei monumenti romani che crea scalpore in tutto il mondo. Da lì si arriva, nell'80, alla legge speciale per la protezione del patrimonio archeologico di Roma. Ma le richieste degli specialisti sono in gran parte disattese. «Oltre alla manutenzione straordinaria - spiega Adriano La Regina - per evitare il deterioramento, la pietra e il marmo hanno bisogno di un'opera periodica di pulitura, consolidamento e protezione». Dunque, servivano finanziamenti non solo per i grandi restauri, ma anche per i successivi controlli. E occorrevano interventi di carattere urbanistico, insieme a un adeguamento dei mezzi pubblici e dei sistemi di riscaldamento per abbattere le emissioni inquinanti. Richieste avanzate come «l'unica soluzione possibile alla graduale, progressiva e certa distruzione dei monumenti», afferma lapidario il professore La Regina. E il prologo è fosco. «Quelli ottenuti sono stati risultati parziali. È stata chiusa la strada che attraversava il Foro, ai piedi del Campidoglio. Ma questo non basta. Negli anni '90 e anche negli anni più recenti c'è stata una assoluta insensibilità governativa. Adesso si sono esauriti i fondi e non ci sono le risorse per le ispezioni periodi-che». Rischiano così di polverizzarsi, mangiati dallo smog, quegli stessi monumenti che i romani, fino all'epoca tardo-antica, provvedevano invece a ripulire di tanto in tanto, per proteggerli dai veleni di allora, che si sprigionavano dall'ardere della legna, oppure dall'olio d'oliva, bruciato per far luce.